La Santa Sede non fa marcia indietro nel dialogo con il popolo ebraico
CITTA’ DEL VATICANO – La Santa Sede ha spiegato con un comunicato che il testo della preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo, redatto per le comunità che celebrano la liturgia secondo il Messale precedente al Concilio Vaticano II, non costituisce un passo indietro nei rapporti con il popolo di Israele.
La Segreteria di Stato ha risposto con questa dichiarazione alle interpretazioni di alcuni rappresentanti ebraici che vedevano nel testo della preghiera una rinuncia al dialogo intrapreso con la dichiarazione Nostra Aetate, approvata dal Concilio ed emessa da Papa Paolo VI nel 1965.
La preghiera suggerita per le comunità legate alla liturgia tradizionale prega affinché gli ebrei “riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini†e perché “entrando la pienezza dei popoli nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvoâ€.
La preghiera ordinaria della Chiesa continua tuttavia a utilizzare la formula del Messale adottato nel 1969, ed entrato in vigore nel 1970, sotto il papato di Paolo VI. “Preghiamo per gli ebrei: il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell’amore del suo nome e nella fedeltà della sua alleanzaâ€.
Nella dichiarazione, la Santa Sede assicura che la nuova formulazione “non ha inteso, nel modo più assoluto, manifestare un cambio nell’atteggiamento che la Chiesa Cattolica ha sviluppato verso gli Ebrei, soprattutto a partire dalla dottrina del Concilio Vaticano IIâ€.
Per Benedetto XVI, aggiunge, la Dichiarazione Nostra Aetate ha segnato “una pietra miliare sulla via della riconciliazione dei cristiani verso il popolo ebraicoâ€.
“Il permanere dell’atteggiamento presente nella Dichiarazione Nostra Aetate è evidenziato, del resto, dal fatto che l’Oremus per gli Ebrei contenuto nel Messale Romano del 1970 resta in pieno vigore, ed è la forma ordinaria della Preghiera dei Cattoliciâ€, aggiunge.
“Il Documento conciliare, nel contesto di altre affermazioni – sulle Sacre Scritture (Dei Verbum 14) e sulla Chiesa (Lumen Gentium 16) -, espone i principi fondamentali che hanno sostenuto e sostengono anche oggi le relazioni fraterne di stima, di dialogo, di amore, di solidarietà e di collaborazione fra Cattolici ed Ebreiâ€.
“Proprio scrutando il mistero della Chiesa, la Nostra Aetate ricorda il vincolo del tutto particolare con cui il Popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato alla stirpe di Abramo e respinge ogni atteggiamento di disprezzo e di discriminazione verso gli Ebrei, ripudiando con fermezza qualunque forma di antisemitismoâ€.
“La Santa Sede auspica che le precisazioni contenute nel presente Comunicato contribuiscano a chiarire i malintesi, e ribadisce il fermo desiderio che i progressi verificatisi nella reciproca comprensione e stima tra Ebrei e Cristiani durante questi anni crescano ulteriormenteâ€, conclude.
Nel suo viaggio negli Stati Uniti, Benedetto XVI visiterà la Sinagoga di New York e incontrerà a Washington una delegazione della comunità locale, in occasione della Pasqua ebraica, ha reso noto venerdì il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, confermando la notizia già diffusa dalla Conferenza episcopale statunitense.
Al programma del viaggio sono stati aggiunti due brevi appuntamenti con rappresentanti della comunità ebraica: il primo a Washington, al termine dell’incontro interreligioso del 17 aprile; il secondo il giorno dopo a New York, alla Park east Synagogue, non lontana dalla sede della nunziatura apostolica.
ZENIT – La Santa Sede non fa marcia indietro nel dialogo con il popolo ebraico
2 comments
Sunday, 6 April 2008 - 07:38
concordo con il prof. Mauro Pesce. Mi pare che tutte queste ulteriori esplicitazioni e dichiarazioni sul dialogo con il popolo ebraico in realtà sono un mettere una pezza ad una scelta molto discutibile e, comunque la si voglia girare, non certo in sintonia con il Vaticano II.








































































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Saturday, 5 April 2008 - 22:52
E’ stato comunicato che la Santa Sede ha dichiarato di non volere fare passi indietro sulla strada del dialogo con Gli Ebrei iniziato con la dichiarazione conciliare Nostra Aetate. E’ fatto molto positivo che va salutato con soddisfazione.
La santa Sede riconosce – di fatto – che vi è contraddizione tra la nuova preghiera introdotta ne messale latino e quella post-conciliare e rassicura gli Ebrei che la preghiera letta dalla maggioranza dei fedeli è quella post-conciliare. Anche questo è sintomo di buone intenzioni. Tuttavia non c’è dubbio che tutto questo dimostri l’imbarazzo in cui la Santa Sede si trova. Un imbarazzo che sembra impedire di fare seguire alle buone intenzioni dei fatti.
Ora bisogna eliminare la preghiera.
Su questo, dopo le leggi razziali del 1938 e dopo la Shoah non si può tacere. Ogni passo indietro di una forza storica così influente come la Chiesa Cattolica va combattuto. La nuova preghiera va eliminata.E probabilmente non è neppure una cosa difficile. Infatti, c’è chi dice che essa è solo frutto di un contrasto interno alla Santa Sede. La Segreteria di Stato avrebbe voluto che nel messale latino fosse introdotta la preghiera post-conciliare (la soluzione più semplice e bella). Ma la congregazione responsabile della redazione dei testi liturgici, non volendosi far scavalcare dalla Segreteria di Stato, avrebbe deciso di provvedere in modo diverso operando una correzione del vecchio testo anti-ebraico preconciliare, con il triste risultato che ci è di fronte.
Mauro Pesce, 5 aprile 2008