Anno paolino? Perché e per chi?
Pubblichiamo una lettera apparsa sul periodico “Settimana”(21/2008) , scritta da biblista don Giovanni Giavini.
Cara Settimana,
ti invio alcune mie riflessioni/provocazioni su questo evento che la chiesa è invitata a celebrare dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009.
Un’anno paolino voluto dal papa? Perché? È proprio sicuro che quell’apostolo sia nato l’8 d.C.? Vale la pena di leggere le sue lettere spesso difficili e così lontane da noi? E poi Paolo non fu la bandiera di Lutero contro la chiesa di Roma?
Ma è vero che adesso luterani e cattolici sono più d’accordo proprio grazie a una nuova interpretazione delle epistole paoline sulla questione della “giustificazione per fede e non per opere�
Ma di che cosa si tratta?… Tempo fa qualcuno mi diceva: «San Paolo? Lasciamolo a voi specialisti, tanto non si capisce niente!».
Come mai invece, quando leggo con la gente di parrocchie o di gruppi o meglio ancora con studenti, vedo in loro uno straordinario interesse? E non è che mi limiti a parlare di lui in qualche conferenza isolata dal momento che tengo corsi anche lunghi; leggo con la gente anche le lettere più difficili di Paolo, dopo le prime e più facili (Tessalonicesi e Filippesi). Perché dunque quell’interesse?
Ne cerco i motivi. Innanzitutto, leggiamo insieme le sue lettere con metodo scolastico (attenzione al testo nel suo contesto originale!), ma senza indulgere troppo a questioni da specialisti. Non si tratta, quindi, del pur valido e diffuso metodo della lectio divina, nel quale basta anche un breve testo per rispondere alle domande del cuore di ognuno e del contesto attuale. Collocata invece una lettera, o almeno diverse sue pagine, nel contesto di san Paolo e delle sue chiese, lo si approfondisce con qualche notizia interessante, se ne colgono le somiglianze e le differenze con il nostro qui e oggi, si parte all’ascolto del messaggio per là e allora e, infine, riesce ben orientata e abbastanza facile la rilettura per noi. Una breve cornice di preghiera la favorisce.
È forse proprio lo sforzo di far rivivere il contesto originale e, quindi, il messaggio per allora che rende, innanzitutto, più comprensibile il linguaggio paolino e interessante il suo messaggio per quel tempo, e poi per noi. Ne risulta, infatti, la forza e la luce dell’evangelo cristiano-paolino nel suo mondo, la sua originalità rispetto sia al giudaismo sia alle religioni pagane, peraltro in profonda crisi e alla ricerca di religioni nuove, specialmente orientali. Da qui il passaggio al nostro mondo viene quasi spontaneo: un mondo in crisi, assai “debole e liquidoâ€, come si dice (pensiamo a quanto siano deboli il “ci credo†o il “ti amoâ€!), ossia senza punti-forza e terra ferma per un approdo. È lo stesso impatto che colgo quando tratto della storicità dei Vangeli e della loro unicità nella storia delle religioni (anche questo è un argomento che continua ad attirare l’attenzione e l’interesse di tante persone, anche per le… bufale che girano tra libri e sui media!).
Il metodo esposto sopra non è l’unico possibile per accostarci a san Paolo. Oltre a quello della lectio divina e di saltuarie e parziali conferenze sulla vita di Paolo (magari leggendo gli Atti degli apostoli) o su qualche suo tema, possono valere (quanto però?) anche le occasioni celebrative e i pellegrinaggi ai santuari paolini o ai luoghi dei suoi viaggi apostolici (se non ci si limita a fare turismo!). Più valido sarebbe prendere qualche opera di studiosi che però sappiano parlare anche alla gente comune (e ce ne sono!) e, con la sua guida, leggere personalmente le lettere del grande apostolo delle genti e ascoltarle per sé e per altri.
Infine, rimane la liturgia specialmente festiva, la più popolare e preziosa delle occasioni: qui, quasi sempre, viene proposta anche una pagina paolina; ma, per ovvie ragioni, gli scritti sacri vengono presentati a brani spezzati e incompleti, un po’ quindi frantumati: è così nel Lezionario attuale e più ancora, purtroppo, in quello ambrosiano di prossima pubblicazione (poiché vi si volle privilegiare la pastorale attuale, a scapito dell’ascolto della Parola per quello che è!); si spera in una… “buona†omelia.
Comunque, le vie sono varie e le occasioni – speriamo – si moltiplicheranno. Vale senz’altro la pena di ascoltare di più questo “fortissimo†testimone del Crocifisso-risorto-Signore-speranza per “deboli, peccatori, empi, nemici†(cf. Rom 5,1-11), chiamati alla “pace†e all’“amore†del Padre suo e nostro.





































