Un anno con s. Paolo
di Paolo Bizzeti sj
La storia di s. Paolo
Il germe della sua vocazione
I grandi viaggi missionari
Il mistero pasquale di Paolo
La sua esperienza religiosa
Paolo e la Chiesa del terzo millennio
Anno paolino e vita consacrata
[1] Dovendo per forza sintetizzare alcuni tratti del profilo di Paolo, mi sono attenuto in modo particolare al racconto lucano degli Atti, che aiuta ad avvicinarne la figura in modo più narrativo.
[2] Le considerazioni su Paolo qui esposte prendono le mosse da una comprensione canonica dell’Apostolo e non da quel minimo (del resto ipotetico) che la ricerca storica può mettere insieme. Quindi accogliamo tutte le testimonianze su di lui che ci offrono gli scritti del NT, senza ingenuità e facili concordismi, ma anche senza amputazioni non di rado arbitrarie e riconducibili a precomprensioni di questo o quell’autore o metodo.
[3] Paolo nel biglietto a Filemone si definisce presbytês, cioè anziano, che per Ippocrate equivale a una età tra i 49 e i 56 anni; quindi calcolando che Fm fu scritto tra il 54 e il 61, ecco che risulta una data entro la prima decade dell’era cristiana. Una conferma sarebbe rintracciabile nel testo di Atti dove Luca qualifica Paolo neanìas (cioè giovane, che equivale ai 21–28 anni) al tempo del martirio di Stefano avvenuto tra il 31 e il 36 d.C. Vedi A.M. Buscemi, San Paolo. Vita opera e messaggio, Franciscan Printing Press, Jerusalem, 1996, 19–20.
[4] M. Hengel, Il Paolo precristiano, Paideia, Brescia, 1992, 46–47. 51.
[5] P. Bizzeti, Fino ai confini estremi. Meditazioni sugli Atti degli apostoli, EDB, Bologna 2008,
[6] C.M. Martini, Le confessioni di Paolo, Ancora, MI 1984, 18. Diverse riflessioni proposte sono attinte da questo testo.
[7] P. Bizzeti, op. cit., 151.
[8] C.M. Martini, op. cit., 128–130.
[9] J.-N. Aletti, Il racconto come teologia. Studio narrativo del terzo vangelo e del libro degli Atti degli apostoli, EDB, Roma 1996, 24.
[10] Afferma BENEDETTO XVI (Ud. Gen. 8-11-2006): «“Essere giustificati” significa essere resi giusti, cioè essere accolti dalla giustizia misericordiosa di Dio, ed entrare in comunione con lui, e di conseguenza poter stabilire un rapporto molto più autentico con tutti i nostri fratelli: e questo sulla base di un totale perdono dei nostri peccati. Ebbene, Paolo dice con tutta chiarezza che questa condizione di vita non dipende dalle nostre eventuali opere buone, ma da una pura grazia di Dio».
[11] F. Rossi de Gasperis, Paolo di Tarso evangelo di Gesù, Lipa, Roma 1998, 61.
[12] P. Bizzeti, op. cit., 411.
[13] Si veda il libro tuttora validissimo di J. Dupont, Il testamento pastorale di san Paolo, Paoline, Roma, 1980.
3 commenti
Sarebbero infinite le parole (chiarezza del linguaggio, analisi filosofica-religiosa, dovizia dei dettagli, ecc.) da scrivere ma mai renderebbero appieno il dono fattomi da questa lettura, con gioia: GRAZIE
venerdì, 9 luglio 2010 - 21:20
grazie a te!
shalom Ersilia
Bibbiablog Team

























venerdì, 2 gennaio 2009 - 19:26
L’articolo è pregevole per la sinteticità, per la chiarezza e per una adeguata contestualizzazione storico-sociale e in qualche modo politica della personalità di Paolo, maturata in ambiente culturale ellenistico.
La lettura di informazioni di tal genere fanno assumere una valenza più pregnante all’esperienza religiosa dell’Apostolo, presentata a me nel passato in maniera piuttosto miracolistica, quindi non molto vicina all’esperienza personale.
Non mi dispiacerebbe conoscere qualche approfondimento sulle scelte di carattere filosofico e teologico compiute da Paolo.