Tra ebrei e cristiani dialogo nel rispetto e nella verità
Il dialogo tra ebrei e cristiani ha bisogno di rispetto, di accettazione reciproca e di verità “per superare differenze, prevenire incomprensioni ed evitare scontri inutili”. Lo ha detto il Papa durante l’udienza ai membri dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations, ricevuti nella mattina di giovedì 30 ottobre, nella Sala dei Papi.
Dear Friends,
I am pleased to welcome this delegation of the International Jewish Committee on Interreligious Consultations. For over thirty years your Committee and the Holy See have had regular and fruitful contacts, which have contributed to greater understanding and acceptance between Catholics and Jews. I gladly take this occasion to reaffirm the Church’s commitment to implementing the principles set forth in the historic Declaration Nostra Aetate of the Second Vatican Council. That Declaration, which firmly condemned all forms of anti-Semitism, represented both a significant milestone in the long history of Catholic-Jewish relations and a summons to a renewed theological understanding of the relations between the Church and the Jewish People.
Christians today are increasingly conscious of the spiritual patrimony they share with the people of the Torah, the people chosen by God in his inexpressible mercy, a patrimony that calls for greater mutual appreciation, respect and love (cf. Nostra Aetate, 4). Jews too are challenged to discover what they have in common with all who believe in the Lord, the God of Israel, who first revealed himself through his powerful and life-giving Word. As the Psalmist reminds us, God’s Word is a lamp and a light to our path; it keeps us alive and gives us new life (cf. Ps 119: 105). That word spurs us to bear common witness to God’s love, mercy and truth. This is a vital service in our own time, threatened by the loss of the spiritual and moral values which guarantee human dignity, solidarity, justice and peace.
In our troubled world, so frequently marked by poverty, violence and exploitation, dialogue between cultures and religions must more and more be seen as a sacred duty incumbent upon all those who are committed to building a world worthy of man. The ability to accept and respect one another, and to speak the truth in love, is essential for overcoming differences, preventing misunderstandings and avoiding needless confrontations. As you yourselves have experienced through the years in the meetings of the International Liaison Committee, dialogue is only serious and honest when it respects differences and recognizes others precisely in their otherness. A sincere dialogue needs both openness and a firm sense of identity on both sides, in order for each to be enriched by the gifts of the other.
In recent months, I have had the pleasure of meeting with Jewish communities in New York, Paris and here in the Vatican. I thank the Lord for these encounters, and for the progress in Catholic-Jewish relations which they reflect. In this spirit, then, I encourage you to persevere in your important work with patience and renewed commitment. I offer you my prayerful good wishes as your Committee prepares to meet next month in Budapest with a delegation of the Holy See’s Commission for Religious Relations with the Jews, in order to discuss the theme: “Religion and Civil Society Today”.
With these sentiments, dear friends, I ask the Almighty to continue to watch over you and your families, and to guide your steps in the way of peace.
La traduzione del discorso del Papa
Cari amici,
sono lieto di ricevere questa delegazione dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations. Da più di trent’anni il vostro Comitato e la Santa Sede hanno contatti regolari e fruttuosi, che hanno contribuito a una comprensione e a un’accettazione maggiori fra cattolici ed ebrei. Colgo volentieri quest’occasione per riaffermare l’impegno per la realizzazione dei principi esposti nella storica dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II. Quella dichiarazione, che ha condannato con fermezza tutte le forme di antisemitismo, è stata sia una pietra miliare significativa nella lunga storia dei rapporti fra cattolici ed ebrei sia un invito a una rinnovata comprensione teologica dei rapporti fra la Chiesa e il popolo ebraico.
Oggi i cristiani sono sempre più consapevoli del patrimonio spirituale che condividono con il popolo della Torah, il popolo eletto da Dio nella sua ineffabile misericordia, un patrimonio che esorta a un apprezzamento, a un rispetto e a un amore più grandi e reciproci (cfr. Nostra aetate, n. 4). Anche gli ebrei vengono esortati a scoprire che cosa hanno in comune con quanti credono nel Signore, il Dio di Israele, che per primo si è rivelato attraverso la sua Parola potente e che dà la vita. Come ci ricorda il salmista, la Parola di Dio è lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino; ci mantiene vivi e ci dona nuova vita (cfr. Sal 119, 105). Questa Parola ci sprona a recare una testimonianza comune dell’amore, della misericordia e della verità di Dio. Questo è un servizio vitale nel nostro tempo, minacciato dalla perdita dei valori spirituali e morali che garantiscono dignità umana, solidarietà, giustizia e pace.
Nel nostro mondo inquieto, così spesso segnato dalla povertà, dalla violenza e dallo sfruttamento, il dialogo fra culture e religioni deve essere sempre più considerato come un dovere sacro di quanti sono impegnati nell’edificazione di un mondo degno dell’uomo. La capacità di rispettarsi e accettarsi reciprocamente e di pronunciare la verità con amore, è essenziale per superare differenze, prevenire incomprensioni ed evitare scontri inutili. Come voi stessi avete sperimentato nel corso degli anni, durante gli incontri dell’International Liaison Committee, il dialogo è serio e onesto soltanto quando rispetta le differenze e riconosce gli altri proprio nella loro alterità. Un dialogo sincero ha bisogno di apertura e di un forte senso di identità da entrambe le parti, affinché ognuno venga arricchito dai doni dell’altro.
Negli scorsi mesi ho avuto il piacere di incontrare comunità ebraiche a New York, a Parigi e qui in Vaticano. Rendo grazie a Dio per questi incontri e per il progresso che rispecchiano nei rapporti fra cattolici ed ebrei. Con questo spirito, dunque, vi incoraggio a perseverare nella vostra importante opera con pazienza e rinnovato impegno. Vi offro i miei buoni auspici oranti mentre il vostro Comitato si prepara a incontrare il prossimo mese a Budapest una delegazione della Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, per affrontare il tema “Religione e società civile oggi”.
Con questi sentimenti, cari amici, chiedo all’Onnipotente di continuare a vegliare su di voi e sulle vostre famiglie e a guidare i vostri passi lungo il cammino della pace.
(©L’Osservatore Romano – 31 ottobre 2008)





































