Non ci sarà l’ampliamento dell’area Muro del Pianto
Il distretto per la pianificazione di Gerusalemme e la commissione per le costruzioni del Ministero degli Interni hanno approvato il piano originale del progetto di ricostruzione per la Porta dei Magrebini del Monte del Tempio a condizione che siano apportati dei cambiamenti.
Al termine di un incontro avvenuto circa due settimane fa, la commissione ha accolto le obiezioni presentate dall’organizzazione Ir Amim al piano di modifica dell’area sottostante il nuovo ponte (la rampa che conduce alla porta dei Magrebini ndr.) in un luogo dedicato alla preghiera degli ebrei.
In questo modo è stato respinto il tentativo del rabbino del Muro del Pianto, Shmuel Rabinowitz, che gode dell’appoggio del Primo Ministro Ehud Olmert, di sfruttare il crollo della precedente rampa per avere l’opportunità di allargare la sezione del Muro riservata alla preghiera delle donne.
La rampa che collegava l’area del Muro alla porta è crollata nel 2004, e i lavori condotti dall’Israel Antiquities Authority, prima della costruzione di un nuovo ponte, hanno provocato le reazioni del Waqf (l’autorità musulmana responsabile della Spianata), del mondo arabo e soprattutto della Giordania e della Turchia. L’esito dell’ultima decisione prevede la revisione del progetto secondo le direttive della commissione prima che sia emessa l’autorizzazione di costruzione.
La commissione ha anche stabilito che siano conservati i resti di tutte le epoche storiche, compresi quelli del periodo ottomano, come pure i resti del quartiere dei Magrebini, contrariamente alla decisione governativa del novembre 2007 nella quale si dichiarava che l’Antiquities Authority avrebbe dovuto ignorare ogni ritrovamento che non fosse stato considerato archeologico, mentre avrebbe tenuto conto dei fattori di conservazione, estetica, sicurezza e di possibili rischi sociali. Con ciò si decise l’eliminazione delle scoperte ‘non archeologiche’, cioè quelle datate dopo il 1700, il che significava trascurare ogni traccia archeologica del regno ottomano.
I governi di Giordania e Turchia, come pure l’UNESCO, prima di esprimere il proprio parere, sono in attesa della traduzione del testo della risoluzione del Ministero israeliano. Durante un incontro a Quebec City, terminato pochi giorni prima che il comitato si riunisse, l’UNESCO ha chiesto alle autorità israeliane di ridurre l’attività archeologica nell’area oggetto di dispute, proponendo di limitare i lavori esclusivamente alla ricostruzione e al consolidamento del sito e di non destinarlo a nuovi usi.
Il consulente legale dell’Ir Amim, l’avvocato Daniel Seidemann, ha accolto con favore la decisione della commissione. Ha dichiarato che con l’annullamento delle direttive per convertire gli spazi al di sotto della rampa della porta dei Magrebini in sinagoghe per le donne presso il Muro del Pianto, la commissione ha agito con ammirevole responsabilità, scongiurando quasi certamente un rischioso scontro tra religioni.
Nello stesso tempo Seidemann ha dichiarato che ci sono personalità di levatura internazionale che non hanno intenzione di discutere altri punti chiave del piano, il progetto stesso del nuovo ponte e la violazione dello status quo riguardante il sito che l’ingrandimento dell’area del Muro del Pianto comporterebbe. Per il legale solo ripetute modifiche del progetto, condivise da tutti i soggetti interessati, eviterebbero uno scontro tra le parti.
Lo scorso autunno il governo israeliano ha stanziato 14 milioni di NIS per la costruzione del nuovo ponte, fatta salva l’approvazione della commissione. Una prima parte del finanziamento di 3,5 milioni di NIS è stata assegnata all’Israel Antiquities Authority per i lavori di conservazione.

Ponte in ferro di accesso alla porta secondo il progetto israeliano







































