La Bibbia nei rotoli (di celluloide)
(di Andrea Monda) La Bibbia non è solo il Grande Codice della letteratura, come ricordava il critico canadese Northrop Frye, ma anche del cinema. È il testo biblico ad aver nutrito con le sue storie la poesia, la pittura, la scultura, il teatro, la musica e anche il cinema occidentale condizionando l’immaginario collettivo degli ultimi due millenni.
Il cinema è l’arte più tardi arrivata ma, anche nei suoi aspetti apparentemente più superficiali – le locandine, i trucchi e i vestiti di scena – ha sempre evidenziato il suo debito dei confronti dell’immenso bagaglio d’immagini proveniente dalla Sacra Scrittura.
È questo lo spunto e il tema sottostante la mostra in corso al MoBia (Museum of Biblical Art), un piccolo museo nel cuore di Manhattan. L’esposizione, che durerà fino al prossimo 17 maggio, ha un titolo, “Reel Religion”, difficilmente traducibile, perché se diciamo “religione a rullini” non suona bene… e “religione a rotoli” è anche peggio; si potrebbe in effetti giocare sul termine “rotolo” sottolineando come si sia passati dai rotoli dei papiri ai rotoli delle bobine di celluloide che dipanandosi, “sviluppandosi” spalancano allo spettatore il mondo della parola di Dio.Â
Le metafore e le analogie sono molteplici e si muovono a vari livelli, ma a chiarire il tutto ci pensa il sottotitolo: “A Century of the Bible and Film”, se la Bibbia è “vecchia” di millenni di storia, il cinema è un giovanetto di poco più di un secolo, ma un secolo già intriso di forti suggestioni e venature evidentemente bibliche.
Sono tanti i film che denunciano questa profonda influenza e che, sin dal suo inizio, hanno accompagnato la storia della settima arte e sono tanti i libri che hanno provato a raccontare questo connubio; uno dei più recenti è quello del 2005 realizzato da Dario Edoardo Viganò, della Pontificia Università Lateranense, che, concentrando l’indagine solo sui film su Gesù ha catalogato ben 168 titoli tra il 1895 e il 2004, sottolineando come soprattutto nei primi decenni si è subito sviluppata una intensa produzione di “cristologia cinematografica”.
Ad esempio in Francia e negli Usa già nel 1897 i primi film sulla vita di Cristo vengono proiettati e le “sale” solo le stesse chiese. Nel 1898 George Méliès, uno dei “padri” del cinema, realizza Le Christ marchant sur le eaux, con tanto di effetti speciali e trucchi cinematografici per “permettere il miracolo” di Cristo che cammina sulle acque. Di quello stesso anno è la famosa Passione di Ober-Ammergau diretta dall’americano Henry C. Vincent basata sulle antiche rappresentazioni sacre della cittadina bavarese e nella mostra al MoBia si può trovare il bel poster originale, il primo di una serie di oltre 80 manifesti e locandine originali.
Tra i poster spicca un piccolo capolavoro dell’Art Deco rappresentato dal manifesto del film Salomè del regista Charles Bryant, disegnato da Natacha Rambova, moglie del divo per eccellenza Rodolfo Valentino insieme a una rara litografia di grande pregio usata come poster dell’edizione spagnola del film italiano Fabiola di Alessandro Blasetti del 1949.
Girando per i locali del museo newyorkese si può anche ammirare la diversa e variopinta oggettistica proveniente dal “cinema biblico”: lettere tra registi e produttori, album delle fotografie di scena, cartoline. E poi i costumi originali indossati dalle star di Hollywood, dalla placca dorata che faceva da pettorale a Yul Brinner indimenticabile faraone Ramses ne I dieci comandamenti del 1956 di Cecil Blount De Mille, alla veste che nello stesso film ha Nina Foch nei panni di Bithiah, la figlia del faraone – l’abito fu disegnato da Edith Head, leggendaria costumista hollywoodiana – fino alla mantellina color malva con la rifinitura dorata di Charlton Heston nel pluripremiato kolossal Ben-Hur di William Wyler del 1959.
Per Paul Tabor, direttore delle mostre del MoBia, è facile il parallelo tra i registi e pittori, “entrambi sono stati influenzati da quella potente fonte di materiali rappresentata dalla Sacra Scrittura”, così come “pittori” sono stati i disegnatori delle locandine che, “nate per promuovere i film, si sono spesso rivelate esse stesse vere e proprie opere d’arte”.
Per finire un posto d’onore alla “potente fonte di materiali”, tra i diversi oggetti campeggia una Bibbia nell’edizione realizzata dall’artista francese James Tissot, prestata al MoBia dall‘American Bible Society’s Rare Scripture Collection, un’edizione illustrata molto popolare che ha influenzato tutto questo secolo di cinema e direttamente alcune celebri pellicole come il citato Ben-Hur e il Gesù di Nazaret di Franco Zeffirelli.






































martedì, 17 febbraio 2009 - 08:50
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