E in Asia Paolo scoprì di saper parlare ai pagani
L’Osservatore romano pubblica un inedito di Marta Sordi, deceduta domenica scorsa 5 aprile. Il testo, concesso al Centro cultura di Milano è uno stralcio della conferenza tenuta dalla storica il 27 maggio 2008 sul tema “San Paolo: Apostolo delle genti”.
(di Marta Sordi) Una cosa che colpisce in san Paolo è la capacità di stabilire i rapporti con pagani eminenti, per esempio Sergio Paolo, il proconsole di Cipro, o gli asiarchi a Efeso, che quando scoppia il tumulto degli argentieri, si offrono di placare la folla. Anche durante il viaggio per Roma Paolo stringe amicizia con un centurione che doveva portare vari prigionieri nella capitale dell’impero. Così quando la nave è in pericolo, per salvare Paolo, il centurione decide di non affondarla.
C’è dunque in Paolo una capacità notevole di impostare il dialogo con i pagani, anche della classe dirigente sia greca che romana. Questa è una premessa molto importante per comprendere per esempio l’epistolario ritenuto per lo più apocrifo fra san Paolo e Seneca, che rivelerebbe un’amicizia duratura fra il santo e uno dei consiglieri di Nerone.
Paolo prende coscienza a pieno di queste sue capacità diplomatiche durante la missione in Asia. A Cipro, la prima tappa, Paolo e Barnaba sembrano non avere intenzione di contattare pagani, preferiscono parlare in una sinagoga ebraica. Il proconsole di Cipro, Sergio Paolo, saputo del suo arrivo lo chiama a sé. Paolo compie un miracolo davanti a lui, e gli Atti riportano “il proconsole credette”. Da questo momento si stabilisce un rapporto importantissimo fra Paolo e la famiglia di Sergio Paolo, il cui figlio fonda un collegium codeste in domo per la sepoltura degli schiavi liberti. Proprio da questo rapporto sembra discendere anche la decisione di Paolo di recarsi nell’Asia interna, colonizzata da poco dai romani, che faceva parte della provincia della Grazia (l’attuale Turchia), dove i Sergi Pauli avevano delle proprietà.
Interessante è la composizione etnica di questa regione, già civilizzata dai Macedoni e dai Seleucidi e poi dai romani al tempo augusteo. Persisteva inoltre il fondamento indigeno, licaonico: gli Istri parlavano ancora la loro lingua. Inoltre la popolazione contava moltissimi ebrei. Paolo sceglie di parlare subito alla sinagoga di sabato. Il primo discorso mette in evidenza tutti i profeti, insiste sulla storia ebraica fino ad arrivare a Cristo come adempimento delle profezie. La settimana dopo arrivano ad ascoltarlo numerosissime persone dalla città di Antiochia di Pisidia. A questo punto Paolo decide di parlare anche ai pagani. Lo stesso metodo viene seguito nelle città di Iconio prima e di Derbe poi.
Di lì a poco Paolo passa in Europa. Il cammino parte dalla colonia romana dei Filippi, dove il giudaismo era penetrato pochissimo tanto che Paolo non trova una sinagoga in cui parlare e si rivolge ad alcune donne pie che si riunivano per la preghiera intorno a un fiume. Poi c’è la sosta a Tessalonica, quindi a Berea fino ad arrivare al famoso discorso all’Areopago ad Atene tenuto prima di recarsi a Corinto.
La seconda visita in Asia porta Paolo a rivedere le chiese della Galatia, che subivano le pressioni dei giudeizzanti decisi a imporre la circoncisione. Ma la visita più importante è a Efeso, la capitale della provincia d’Asia, dove soggiornerà due anni. Anche questa aveva una componente indigena molto antica, che si manifestava nel culto dell’Artemide Fevia, all’origine dell’insurrezione degli argentieri contro Paolo. Questi infatti vivevano nel santuario e costruivano le statuette della dea vendendole e facendo cospicui profitti. La conversione al cristianesimo degli abitanti vicini al santuario per opera di Paolo minacciava, in qualche modo, il loro commercio. Per questo gli argentieri accusarono Paolo di bestemmiare contro la dea degli efesini. Le autorità locali, da parte loro, si affrettarono a negare le accuse e placarono le acque.
Poco dopo Paolo decise di lasciare Efeso con l’intenzione di recarsi a Gerusalemme, dopo essere passato dalla Grecia. Di questo periodo il discorso a Mileto ai presbiteri della Chiesa di Efeso: un addio appassionato, nel quale Paolo ricorda soprattutto la pressione del giudaismo. È proprio durante questo viaggio in Asia, nel rapporto con ebrei e pagani, Paolo fa del parlare alle genti la propria missione.
Tuttavia il santo non può essere considerato il fondatore della Chiesa cristiana. La vera svolta è rappresentata infatti dalla concessione del battesimo anche a chi non era circonciso. Questo gesto è compiuto da Pietro e sana una frattura con i pagani. Il giudaismo, infatti, era conosciutissimo anche a ragione della diaspora, ma i pagani non accettavano la circoncisione per tradizione e il riposo assoluto del sabato perché erano infastiditi dal fatto che non si potesse fare nulla per un intero giorno. Un altro ostacolo era il divieto di mangiare il maiale. C’è un passo di Seneca che critica proprio questo genere di cose.
La decisione di superare questi impedimenti apre una nuova era.





































