Il ritorno del Signore secondo Paolo
Il tema del ritorno di Cristo è più comunemente conosciuto come parusia di Cristo e con questo si vuole cogliere l’insieme del pensiero escatologico di Paolo.

Traduzione dei testi
1Ts 4,13-5,12
4,13 – Non vogliamo che voi siate nell’ignoranza, fratelli, riguardo a quelli che stanno dormendo, affinché non soffriate come anche gli altri che non hanno speranza;
14 – Se infatti crediamo che Gesù è morto ed è risorto, così anche Dio coloro che si sono addormentati per mezzo di Gesù condurrà con lui.
15 – Questo infatti vi diciamo sulla parola del Signore, che noi i vivi, i superstiti alla venuta del Signore, certo non precederemo coloro che si sono addormentati;
16 – Poiché il Signore stesso al comando, alla voce dell’arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo e per prima cosa risorgeranno i morti in Cristo,
17 – poi noi, i viventi, i superstiti, insieme con loro saremo rapiti nelle nuvole per l’incontro del Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore.
18 – Così consolatevi gli uni gli altri in questi discorsi.
5,1 – Riguardo poi ai tempi e ai momenti opportuni, fratelli, non avete bisogno che vi sia scritto,
2 – voi stessi, infatti, sapete perfettamente che il giorno del Signore viene così come un ladro nella notte:
3 – quando dicono: Pace e sicurezza, allora (una) improvvisa rovina cade sopra loro come i dolori del parto sulla donna incinta, e certamente non sfuggono.
4 – Ma voi, fratelli, non siete nel buio, affinché il (quel) giorno vi sorprenda come un ladro;
5 – tutti voi, infatti, siete figli della luce e figli del giorno. Non siamo della notte né del buio;
6 – ora dunque non dormiamo come gli altri ma vegliamo e siamo sobri:
7 – coloro infatti che dormono, dormono di notte, e coloro che si ubriacano, si ubriacano di notte;
8 – ma noi, essendo del giorno, siamo sobri, avendo indossato la corazza della fede e dell’amore, e la speranza della salvezza che cinge la testa
9 – poiché Dio non ci ha sottoposto all’ira ma al possesso della salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo
10 – che è morto per noi, affinché sia che vegliamo sia che dormiamo viviamo insieme con lui.
11 – Perciò consolatevi a vicenda ed edificatevi l’un con l’altro, come anche fate.
Sintesi di 1Tes 4,13-5,12
Non intendiamo dare qui una sintesi teologica, che cercheremo di proporre al termine del nostro saggio, sulla visione escatologica dell’Apostolo. Ci limitiamo a ricapitolare quelle che sono le emergenze più significative del testo a proposito della parousia tali da costuituire un pensiero abbastanza organico su questa materia. La pericope che abbiamo analizzato non si occupa dei tempi e dei momenti in cui avverrà il ritorno glorioso di Cristo; questa ipotesi è solo frutto di un atteggiamento errato nei confronti del testo e della curiosità invincibile di noi moderni sulle realtà ultime.
Invece per l’Apostolo tutto ciò che avviene storicamente dopo la “pienezza dei tempiâ€, in cui il Cristo si immola nella croce per la salvezza degli uomini, è già qualitativamente “escatologicoâ€. Si illudono, dunque, coloro che ricercano in questo testo degli elementi relativi ai tempi storici di attuazione della parousia. Questa errata interpretazione e questa ricerca affannosa di elementi escatologici, che pure vi sono, deriva in gran parte dal problema letterario che sembra far intervenire Paolo e i superstiti Tessalonicesi nel giorno della parousia visto come imminente.
Molto probabilmente i Tessalonicesi veramente pensavano che così fosse: non si spiegherebbe altrimenti il senso dello scritto paolino e l’insistenza dell’Apostolo sugli elementi marcatamente apocalittici. Ma la risposta di Paolo a tali problemi è completamente scissa da preoccupazioni cronologiche. Nemmeno poi i problemi e le domande dei Tessalonicesi sulla parousia investivano l’aspetto strettamente cronologico di essa, quanto piuttosto le sue modalità di attuazione in riferimento a coloro che sarebbero stati trovati nel sonno della morte. Questo, ovviamente, non esclude il fatto che essi pensassero ad una parousia a breve scadenza, ma indica, tuttavia, che il problema dello scritto paolino non si occupa esplicitamente degli aspetti cronologici.
Se il lettore sgombra dalla mente queste curiosità , che viziano anche la lettura del testo al primo approccio, allora si renderà conto che il messaggio paolino è profondamente soteriologico e molto poco cronistorico. Inutile, dunque, cercare di carpire notizie che l’Apostolo non intende fornire. Il problema, poi, che più di ogni altro suscita le più inopportune “curiosità apocalittiche†è squisitamente letterario:

è testo di difficile interpretazione. Giustamente il RIGAUX dice che esso “ha fatto colare molto sudore†agli interpreti; purtuttavia, a meno che non si voglia tacciare Paolo di “aver preso un granchio†o di aver illuso gli ansiosi Terssalonicesi, le soluzioni letterarie non sono poi molte, anche se i problemi ad esse correlati sono i più diversi. Per quanto ci riguarda l’ipotesi di rinvenire in queste parole una figura retorica, quella della anakoinòsis, ci sembra la soluzione più appropriata: Paolo, insieme ai Tessalonicesi e ai credenti che vedranno da vivi la fine dei tempi, si pone sullo stesso piano, quello che costituisce la medesima ed unica comunità degli eletti.
Questa comunità è indifferenziata, non subisce dicotomizzazioni né diversità di status di fronte al ritorno di Cristo. La parola d’ordine è “insiemeâ€; “insiemeâ€, viventi e defunti vivranno da risorti l’evento del ritorno del Maestro tanto atteso, e con Lui resteranno per sempre. “Insieme†e “per sempre†sono le espressioni, ricchissime di significato, che fondano la speranza cristiana nell’ottica di San Paolo.
2Ts 2,1-12
1 – Vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo e alla nostra confluenza verso di lui
2 – perché non siate turbati facilmente dalla vostra mente, e di non essere spaventati né da spirito, né da parola, né da lettera come (spedita) da noi, come se il giorno del Signore fosse imminente;
3 – nessuno vi inganni in nessun modo. Poiché qualora non giunga prima l’apostasia e sia manifestato l’uomo dell’iniquità , il figlio della perdizione,
4 – colui che si contrappone e si esalta sopra ogni essere che è detto dio o è oggetto di culto, così da sedersi lui stesso nel tempio di Dio, proclamando che egli stesso è Dio…
5 – Non ricordate che quando ancora ero presso di voi vi dicevo queste cose?
6 – e ora sapete ciò che trattiene perché si riveli al momento opportuno
7 – Infatti il piano di Dio riguardante l’iniquità è già in atto: solo ora (c’è) colui che trattiene finché sia tolta (-o) di mezzo.
8 – E allora si rivelerà l’iniquo che il Signore Gesù annienterà col soffio della sua bocca e lo annullerà con la manifestazione della sua venuta,
9 – la venuta di questo (l’iniquo) avviene secondo la forza di Satana con ogni potenza e con segni e portenti d’inganno
10 – e in ogni inganno di ingiustizia per coloro che vanno in rovina, perché essi non mostrarono l’amore della verità per essere salvati
11 – e perciò Dio manda a quelli una forza di errore, affinché credano all’inganno,
12 – affinché siano giudicati tutti coloro che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti dell’ingiustizia.
Sintesi di 2Tes
“La seconda lettera ai Tessalonicesi pone di fronte a problemi di non facile soluzione. Come interpretare i dati apocalittici del brano 2,1-12, particolarmente ciò che vi è detto dell’Anticristo e di quella enigmatica realtà che impedisce per ora lo scatenarsi delle forze sataniche del male?â€. L’odierna critica, come quella antica, si trova di fronte a problemi che ora, come allora, appaiono insormontabili, sia per la pronfondità dello spirito paolino, sia per la non semplice struttura sintattica del suo periodare, sia per il genere letterario apocalittico che non pone certo lo studioso di fronte ad una narrazione piana ed ordinata.
Tutto questo potrebbe farci preferire la soluzione pur sconsolata di Agostino che, dicevamo, confessa di non capire ciò di cui l’Apostolo parla. Ma non possiamo nemmeno frenare l’indagine esegetico-teologica che in questo secolo, occorre riconoscerlo, ha fatto passi da gigante. Nonostante tutto, il nostro testo non ha raggiunto elementi di interpretazione estremamente certi. L’unico dato incontrovertibile, ed ormai universalmente compreso, è che le forze del male sempre ostacoleranno quelle del bene fin quando saranno annientate alla fine dei tempi dal ritorno glorioso di Cristo. Inoltre è evidente che l’Apostolo Paolo interviene ponendo un freno agli entusiasmi come alle fobie per la parousia del Signore ritenuta imminente. Qual’è allora il messaggio che se ne ricava? Il testo parla chiaro, almeno in questo: la fine dei tempi non deve essere considerata imminente senza che si verifichino due accadimenti premonitori: – l’apostasia – l’avvento dell’Anticristo. Riteniamo probabile che i due avvenimenti siano coestensivi.
A livello teologico il richiamo paolino è ancor più chiaro: tutta la storia umana è un campo di battaglia in cui si fronteggiano le forze del bene contro quelle del male, ma la certezza che si fonda nella speranza cristiana è la vittoria trionfale di Cristo alla fine dei tempi. E proprio nel momento di più alto scontro fra le opposte forze, Dio porrà termine alla storia umana con la parousia di Gesù Cristo. Ma soprattutto l’Apostolo invita i Tessalonicesi a comprendere come nel piano salvifico di Dio rientri anche ciò che appare come contraddittorio e devastante: il supermento del male è però possibile solo in forza di Cristo che, già presente e attivo nella storia umana, supererà definitivamente e irreversibilmente ogni negatività . Il messaggio paolino, come sempre, è estremamente concreto rispetto alle esigenze della comunità tessalonicese, ma anche altamente teologico nello sviluppo della dinamica storico-salvifica. L’Apostolo non si limita a dare o ricordare elementi catechetici che danno spiegazione ai dubbi della giovane chiesa, ma, di più, il suo messaggio si amplia a tal punto da investire l’intera storia della chiesa universale e del progetto escatologico di Dio.
Se ne ricava un messaggio di speranza sia per la comunità di Tessalonica, sia per la più grande comunità che è la Chiesa universale. Ovviamente le difficoltà ermeneutiche restano, anche se si vedono ampli spiragli per una più profonda comprensione del dato rivelato, ma sono elementi che non intaccano il messaggio sostanziale e che, una volta venuti pienamente alla luce, non oscureranno quanto è stato già detto, ma, sicuramente ne potenzieranno le prospettive gettando ancora luce su luce.
PROSPETTIVE DI UNA SINTESI TEOLOGICA
Le persecuzioni che la giovane chiesa tessalonicese stava subendo non derivano da motivazioni sociali o politiche: secondo Paolo hanno un’unica motivazione, quella teologica. Il male è parte integrante del disegno divino e il suo “esercito†capeggiato da Satana, tentatore e maligno (cfr. 1Ts 2,18; 2,9; 3,5; 2Ts 3,3), opera incessantemente nel corso dell’intera storia umana contro i credenti, gli adoratori del Dio vero che vivono in Gesù. Tanto è forte e potente il male, con ogni prodigio di menzogna e di falsità , che lo scoraggiamento e il turbamento possono talora sopravanzare rispetto alla speranza cristiana: ed è esattamente su questo punto che Paolo interviene in favore di una visione apocalittica capace di rendere la speranza e la fede in Gesù Cristo in grado di dare motivazioni sostanziali, hinc et nunc, a ciò che accade nella contingenza ed in base a ciò che accadrà nel futuro escatologico.
L’Apostolo non si limita a “richiamare alla memoria†gli articoli di fede che già esplicitavano sommariamente le dinamiche della soteriologia cristiana, ma, di più, risponde in concreto alle esigenze della giovane chiesa richiamando l’impegno a combattere il male nel presente nella certezza che alla parousia esso verrà completamente annientato in loro favore. Fornisce così, come in tutto il suo epistolario, sia elementi concreti per un rinnovato impegno nel presente, sia elementi teologici per una più consapevole comprensione delle dinamiche salvifiche messe in atto dal Padre tramite il Signore Gesù. Il mondo è visto, in queste lettere, come un campo di battaglia in cui si fronteggiano le forze del bene e quelle del male: da una parte “coloro che si perdono†a causa dell’energia di Satana: sono i “figli delle tenebreâ€; dall’altra vi sono coloro che si salvano, i credenti, adoratori del Dio vivo e vero.
Ma Paolo non è mai pessimista: pur riconoscendo e mettendo in guardia dalla potenza dell’Avversario, sa bene, e ribadisce energicamente che la vittoria cristiana non è minimamente messa in discussione; essa è certezza di fede. Il Signore Gesù in persona, già attivo e operante nella storia umana, interverrà con la sua parousia e, con estrema facilità , annullerà il Nemico e il male che esso trascina con sé; allora i credenti “confluiranno†nella dimensione metafisica verso il Signore e “staranno sempre con Luiâ€. La soteriologia paolina è, fondamentalmente, cristologia. Il problema escatologico si inserisce appieno in quello soteriologico tanto da divenirne parte sostanziale, e tanto da esserne strettamente dipendente; non è però la soteriologia a dipendere dall’escatologia, ma al contrario è la soteriologia che pone il fondamento dell’apocalittica.
In altre parole, Paolo non pone a motivazione della speranza cristiana gli avvenimenti ultimi, anzi, personalmente riteniamo che l’Apostolo ribadisca l’indeterminatezza della parousia, ma piuttosto è l’opera di Gesù Cristo nel presente, il suo piano di salvezza, la fede e la speranza in Lui che determinano gli avvenimenti ultimi, e che sono la base di una visione apocalittica che diviene estranea al senso del tempo fisico ma che segue una scansione temporale qualitativamente diversa, quella di un tempo “teologico†che si proietta in un futuro che, parzialmente già presente, non segna una data precisa, ma un evento preciso: l’annullamento del male e delle sue conseguenze.
Per quanto riguarda poi le difficoltà ermeneutiche del testo dobbiamo precisare che, anche se sorprende in 1Ts l’imminenza in cui l’Apostolo vede la parousia tanto da ritenersi presente insieme ai Tessalonicesi nel giorno del Signore, non vanno scartate quelle soluzioni che vedono nel genere letterario specifico dell’apocalittica una possibile via d’uscita. In effetti la caratteristica più affascinante del dato apocalittico è proprio il linguaggio; più che una descrizione puntuale o cronistorica degli avvenimenti ultimi l’Apostolo si rifà ad immagini e modi di dire che l’apocalittica giudaica ha ormai stereotipato: enfasi, iperbole, paradosso sono elementi comuni ad ogni tipo di apocalissi e costituiscono, di contro, notevoli problemi ermeneutici per noi moderni. Inoltre, occorre sottolineare che il linguaggio apocalittico è permeato di una “temporalità †estremamente particolare: molto spesso gli avvenimenti ultimi sono visti come imminenti; la nozione di tempo subisce un capovolgimento completo, si può parlare di futuro nel presente come di presente nel futuro; il significato teologico va colto al di là della rappresentazione scenografica: a questo proposito ricordiamo che lo scopo di Paolo, nella prima epistola, è quello di delucidare il rapporto viventi-morti al momento della parousia, e non quello di indicare una data precisa di riferimento. “Per comprendere il linguaggio profetico- apocalittico non bisogna fermarsi al tono materiale delle parole (guardare, venire, vedere) ma al loro sottostante significato. Bisogna tradurre le immagini in concettiâ€.
Vi sono, è vero, altre soluzioni “intermedie†che non vanno escluse, purché non si arrivi a pensare che la seconda epistola sia una rettifica all’errore di prospettiva della prima. Questa soluzione non ci sembra degna dello spirito paolino né dell’interpretazione esegetica, anche per il fatto che da questa posizione “debole†si arriva molto facilmente a quella di alcuni teologi che pensano addirittura ad un errore manifesto o, peggio, ad un inganno subdolo nel messaggio paolino che avrebbe insegnato come prossima la parousia mentre di fatto essa non si sarebbe presentata. Gli esegeti ortodossi, invece, spostano l’attenzione sul fatto che l’imminenza della parousia sarebbe più elemento psicologico e teologico che non cronologico. Il desiderio dei Tessalonicesi, condiviso da quello di Paolo, avrebbero influenzato il dettato apostolico tanto da far accorciare le tappe della storia della salvezza. La soluzione, che deve essere comunque presa in considerazione, ci appare, però, come una scappatoia malcelata: ricordiamo, infatti, che le rivelazioni dell’Apostolo sono fatte
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e che, di conseguenza, provengono direttamente da Dio. Anche se non si volesse raggiungere questo estremo, bisognerebbe sottolineare comunque che Paolo giuoca, qui, la sua autorità apostolica. Altre interpretazioni moderne, che potrebbero aprire la strada a nuove ipotesi, sono quelle che notano la convergenza dei dati apocalittici delle due epistole con quelli neotestamentari; in effetti sono numerose e notevoli le coincidenze letterarie tra i nostri tesi e, per es., Mc 13,3-23; Mt 24,3-38; Lc 21,5-24.
Queste profezie apocalittiche annunziano la prossima distruzione di Gerusalemme, che diventerà tipo e modello della fine dei tempi, anzi, di più, la distruzione di Gerusalemme è vista come vera e propria fine del mondo giudaico e spesso viene a confondersi con la fine dei tempi vera e propria. Paolo avrebbe potuto riprendere queste profezie sinottiche applicandole al contesto escatologico definitivo. Stando a queste ipotesi, la frase
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potrebbe indicare semplicemente queste narrazioni evangeliche. Occorre comunque ribadire che ogni ipotesi può avvicinarsi più o meno alla verità , ma fino ad oggi la piena certezza su questo dato non ci è permessa di ottenere. Tuttavia non bisogna cadere in conclusioni facili e affrettate al fine di dare una spiegazione in qualsiasi modo: è questo l’atteggiamento che non conduce ad altro se non ad oscurare ancor di più il dato apocalittico paolino; ci sembra preferibile ammettere una ancora non cristallina comprensione dei nostri passi che, piuttosto, dire insieme a O. DA SPINETOLI: “Il tema della parusia sembra compromettere la predicazione di Paolo, ma prima di affermare che egli si sia in ciò ingannato bisogna distinguere l’errore dalla falsa formulazione della verità .
Quando l’Apostolo parla della parusia e del giudizio riferisce un insegnamento di Gesù; quando scende a precisare la data e le modalità dà un’interpretazione personale che può essere soggettiva e fallibileâ€; che cosa si è detto in questo caso, se non che l’Apostolo si è ingannato? E in cosa si è proceduto nella comprensione del dato biblico? Senza poter dare soluzioni definitive pensiamo che la verità sia immersa in qualche modo nelle interpretazioni esegetiche che abbiamo ricordato, certi che l’esegesi non deve mai essere apodittica ma sempre frutto di continui adeguamenti.
Il ritorno del Signore secondo Paolo (B. Rossi)
dagli atti del 35° Corso di Aggiornamento Biblico-Teologico “S. Paolo e l’identità cristianaâ€












































martedì, 8 novembre 2011 - 09:47
quali sono i punti bibblici che ci fanno capoire che Gesù ritornerà con la sua chiesa precedentemente rapita e regnerà mille anni sulla terra?
sui mille anni abbiamo punti bibblici che ritorna anche ma che ritorna con la sua chiesa??????????????????
grazie