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Una teoria sull`origine del ”condottiero” del popolo ebraico

Le corna di Mosè

di Enea Baldi, fonte: rinascita.eu

Il Mosè di Michelangelo

Mosè, al contrario di quanto riportato nella bibbia, quasi sicuramente, non era un israelita ma un egiziano. Secondo la bibbia, quando Mosè scese dal monte Sinai con le tavole della legge, due raggi luminosi gli partivano dalla fronte e si stagliavano verso il cielo.

Ma… siamo proprio sicuri che fossero raggi? Sempre nella bibbia, sono riportate le lettere “KRN”. Introducendo due “a” si ottiene la parola KaRaN, che significa appunto “raggi”. Ma se invece delle due “a” introduciamo due “e”, otteniamo la parola KeReN, che invece significa corna. Pare che nel ‘500, ai tempi di Michelangelo Buonarroti, una parte degli ebrei della cosiddetta diaspora, si tramandasse la tradizione della parola “Keren”, secondo il trigramma consonantico KRN, che significa appunto corna e non raggi.

Ovviamente, al contrario della magnifica opera scultoria realizzata dall’artista toscano ed ora conservata nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, in cui le corna si confondono tra i riccioli e sembrano spuntare dal cranio, quelle appartenute a Mosè erano probabilmente le corna posticce di un copricapo. Il motivo di quel copricapo è piuttosto semplice; semplice sì, ma forse sconveniente per gli ebrei dell’epoca che, presumibilmente, millantarono le origini israelitiche di Mosè sostituendo le corna con due raggi.

Gli ebrei nascosero al mondo che Mosè fosse un adepto del Dio Amon, la principale divinità del Pantheon egizio, raffigurato sia in sembianze antropomorfe, sia con il corpo da uomo e la testa di ariete.
Amon, nella versione antropomorfa indossava uno speciale copricapo, lo stesso indossato dai sacerdoti che veneravano il suo culto. Un simbolismo, un elemento decorativo e rappresentativo del Dio Amon, chiamato anche il “Dio cornuto”.

Ora, se Mosè era un seguace del culto di Amon, qual è stata la causa che lo spinse, insieme ai seguaci dello stesso culto – forse i leviti – e ad un numero consistente tra civili e soldati fedeli alla casta sacerdotale “amonita”, a fuggire dall’Egitto e dar vita a quello che gli ebrei chiamano “Esodo”, convinti che si trattò di una fuga di ebrei dall’Egitto?

Proseguendo su questo ragionamento, da un punto di vista storico non si può ignorare che proprio in quel periodo il faraone Akhenaton della XVIII dinastia, stava cercando di rientrare in possesso del suo titolo di sovrano dell’Impero d’Egitto, messo in pericolo, durante il regno di suo padre Amenofi III, proprio dalla potente casta del Dio Amon. La casta sembra che fosse stata accusata di aver accumulato spropositate ricchezze e di aver così dato vita ad un impero all’interno di un impero. Akhenaton decise così di istituire una sorta di monoteismo incentrato sul culto di Aton, il disco solare: essenzialmente una versione di Amon-Ra. Gli amoniti vennero perseguitati e messi al bando, chiusi i loro templi in tutto l’Egitto, una repressione che molto probabilmente colpì anche la casta del Dio Amon di cui Mosè era, forse, il capo carismatico.

Una volta fuori dall’Egitto, questi “fuggitivi” tentarono di insediarsi in vari territori a sud della Cananea, oltre il Giordano. I madianiti ed i moabiti che abitavano quei territori, resero loro la vita molto difficile, non permettendogli di stabilirsi nelle loro terre; così, gli amoniti furono costretti a vagabondare qua e là, fino ad insediarsi in quel territorio che venne successivamente indicato “tribù degli ammoniti”. Il territorio in cui gli amoniti si stabilirono era prevalentemente un deserto sassoso utilizzato da pastori semitici per le loro transumanze stagionali verso il Mare Mediterraneo. I Cananei (probabilmente originari dai fenici) chiamarono gli ammoniti “Everim” (eberim): da cui, quasi sicuramente, derivò il nome “ebrei”. Il termine “everim” in ebraico significa “quelli di là del fiume”. Per mistificare tale significato, coloro che manomisero la tradizione biblica, per renderla più confacente ai loro scopi, si inventarono anche un patriarca: Hever, un capo carismatico originario della Caldea alla quale, si dice, appartenesse lo stesso Abramo. E’ molto probabile che gli ammoniti, (egiziani), visto il legame di sangue, si siano alleati con il faraone Merenptah durante la campagna palestinese contro i canaaniti e le tribù israelitiche (le cui origini ancora rimangono a tutt’oggi ancora oscure) stanziate nel nord della Palestina. Non solo gli ammoniti, ma anche i moabiti si allearono con gli egiziani. Quello di Giosuè che attraversa il fiume Giordano spartendo le acque alla maniera di Mosè, non è altro che un racconto mitologico, per celebrare l’invasione degli Ammoniti delle terre di Canaan. Con il tempo, questi “figli di Amon” estesero il loro dominio sino all’alta Galilea, dominando completamente sulle aree circostanti il lago di Tiberiade (Mar di Galilea). Tutto questo giustifica i molti nomi di chiaro stile egiziano dato a quei luoghi, come ad esempio “Naftali”. Non solo, da quanto risulta dall’enciclopedia giudaica, ci sono specchi d’acqua sorgiva nel nord-ovest del lago di Tiberiade associati al nome del fiume Nilo: un’altra conferma che i luoghi, per un tempo imprecisato, vennero occupati da popolazioni di origine egiziana…

La statua di Mosè è parte della tomba ubicata in San Pietro in Vincoli, a Roma, costruita da Michelangelo Buonarroti nel 1545 su commissione di papa Giulio II, tomba completata nell’arco di trent’anni a causa delle continue modifiche apportate al progetto originario. Nel primo progetto la tomba doveva essere costituita come un mausoleo a tre piani, ornato da quaranta statue in marmo e rilievi in bronzo, con una pianta di 11 metri per 7 al cui interno stava la tomba del papa: il Mosè originariamente avrebbe dovuto essere accostato alla statua di San Paolo, in quanto entrambi, secondo la bibbia, avevano ricevuto la visione di dio.

La teoria ancora oggi più accreditata sul significato delle corna di Mosè è quella di una traduzione errata (Karan/Keren) della Bibbia. Ma i riferimenti storici – e non solo quindi quelli epici citati dalla bibbia – sembrano convergere verso un’altra tesi tutt’altro che improbabile.

e.baldi@rinascita.eu

Fonti:

  • http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=921
  • http://www.mednat.org/religione/mose_corna.htm
di Enea Baldi, fonte: rinascita.eu

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3 commenti


cristiano
martedì, 22 giugno 2010 - 10:04

ma non sarebbe il caso,visto che tutti siete religiosi e studiosi di teologia,accertarsi che le cose che si scrivono abbiano un senso e d una fonte attendibile?

rileggete il passo in cui si dice che mosè era sacerdote di amon e chiedetevi che logica ci sia in tutto ciò.

e poi leggete le fonti da cui questo articolo prende spunto e guardate a che livello si scende su mednat.org quando si parla di YHWH e mosè e amon.

chi ha scritto l’articolo”fonte”di quello da voi pubblicato non ha mai comprato una grammatica ebraica nè una bibbia.

sergio
martedì, 22 giugno 2010 - 15:44

Bibbiablog è un servizio informativo aperto a 360 gradi. Riportiamo gli articoli di materia biblica nel pieno rispetto di ogni opinione da qualsiasi fonte provenga. Lo scopo è proprio quello di suscitare il dibattito, critiche, opinioni alternative, che comunque sono sempre parziali. Tutto ci sembra materiale utile al lettore e visitatore di questo sito, appunto per facilitare il paziente lavoro della ricerca scientifica. Siamo grati a Cristiano se, rispetto all’articolo, propone ai lettori le contraddizioni e l’insostenibilità delle tesi di Enea Baldi. Grazie.

Antonio Crasto
venerdì, 1 aprile 2011 - 14:36

Io ritengo che Mosè = Ramose, visir di Amenhotep III e IV, e che le ragioni dell’”eresia” atoniana siano differenti da quanto generalmente si ritiene.

Io penso che Ramose discendesse da Senenmut attraverso personaggi che ebbero grande importanza nel clero di Amon.

Ritengo che la motivazione dell’”eresia” di Akhenaton sia molto più complicata.

A Waset / Tebe sarebbe esplosa un’emergenza sanitaria, quasi sicuramente un’epidemia di peste, e il re Amenhotep III avrebbe deciso la nomina di un coreggente, Amenhotep IV, nel tentativo di aumentare gli eredi maschi.

Dopo 4/5 anni la situazione non accennava a migliorare per cui si decise di spostare le due corti in pieno deserto: Amenhotep III costruì la sua nuova reggia a Malgatta nel deserto occidentale, nella zona disabitata destinata alle varie necropoli, mentre Amenhotep IV decise di costruire una nuova capitale nel Medio Egitto in un’area completamente desertica.

Sappiamo che Ramose non ultimò la sua bella tomba nella Valle dei Nobili e che non seguì Akhenaton nella nuova capitale.

Questo fatto può, a mio parere, giustificare la narrazione biblica. Ramose si sarebbe forse opposto ai lavori forzati ai quali furono sottoposti le popolazioni sottomesse, fra cui gli israeliti dai quali egli aveva avuto origine.

Un episodio potrebbe aver suggerito al visir Ramose di lasciare l’Egitto e rifugiarsi a sud-est della penisola del Sinai.

Questo tentativo di salvare la dinastia ebbe successo per vari anni, anche se non si ebbe un incremento del numero degli eredi maschi, risultando presente solamente Smenkhkara, figlio di Amenhotep III e forse Gilu Heba / Nefertiti.

Dopo circa 9 anni di coreggenza, successe a mio parere un episodio che cambiò drasticamente la situazione. Dopo la morte di Amenhotep III, i sacerdoti di Amon avrebbero negato il permesso di seppellire il sovrano nella Valle dei Re nella tomba che il re si era fatto scavare.

Akhenaton bisticciò violentemente col clero di Amon, ma fu costretto a seppellire momentaneamente il padre in un pozzo della Valle Occidentale, in attesa dello scavo di una nuova sepoltura in questa valle laterale.

Questo fatto portò poi a decretare la “guerra” ad Amon e al suo clero. I templi del dio di Tebe furono chiusi e ai sacerdoti furono tolti i benefici economici.

L’esercito ebbe l’incarico di cancellare il nome del dio da tutti gli scritti: cartigli, testi funebri e testi religiosi dei templi.

Akhenaton si ricordò che Ramose era in qualche modo imparentato con il Gran sacerdote di Amon e che la sua famiglia fu portata a corte dalla principessa Hatshepsut.

La damnatio memoriae colpì così anche i cartigli, le statue e i monumenti del faraone donna Hatshepsut.

Intorno al 12° anno di regno Akhenaton fece però un tragico sbaglio. Credendo che la peste fosse finita, aprì le porte di Akhetaton e proclamò la feste dei tributi. Nella capitale arrivarono così personaggi di tutti i popoli che avevano contatti con l’Egitto, ridando vigore all’epidemia.

Nel 17° anno di regno di Akhenaton si ebbe quasi sicuramente un colpo di Stato, sostenuto dal clero di Amon e dall’Esercito.

Akhenaton e Nefertiti furono eliminati e sul trono fu posto il più grande degli eredi maschi, Smenkhkara.
Mosè, che forse era stato raggiunto da personaggi leviti del clero di Amon durante il periodo di opposizione decretato da Akhenaton, fu informato della nuova situazione a corte e rientrò in Egitto cercando di riallacciare i rapporti col nuovo faraone che aveva conosciuto da bambino.

Le cose non andarono come egli pensava e allora decise di guidare il suo popolo e i sacerdoti di Amon della sua tribù, i Leviti, verso la Palestina.

Forse a conoscenza di un guado nel Mare di canne egli riuscì a ingannare il giovane sovrano e quindi a far fuggire una grande massa di gente.

Mosè e i sacerdoti Leviti capirono che per tenere insieme nel deserto una massa di sbandati con credenze religiose differenti occorreva dettare nuove regole religiose e, ispirato dal dio unico Aton-Ra, decise che era giunto il momento di abbandonare le vecchie credenze cananee (di Sin / Luna) o quelle apprese in Egitto (Ptah / Toro Api) e creare un nuovo dio creatore, protettore degli Ebrei e castigatore dei loro nemici.


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