Esdra e Neemia
Esdra Neemia
Introduzione, traduzione e commento a cura di Francesco Bianchi
Nuova Versione della Bibbia dai Testi Antichi, Antico Testamento 29
Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI)
ISBN-13: 978-8821571930
€ 27,00
DESCRIZIONE
Introduzione, traduzione e commento al libro di Esdra-Neemia di cui si presenta il testo antico e una possibile versione italiana attenta a quest’ultimo. Annotazioni e commento sono scanditi secondo due livelli:
Il primo, filologico-testuale-lessicografico, offre puntualizzazioni legate alla critica testuale (riprendendo le varianti testuali più significative), approfondisce il significato di alcuni termini, tenendo conto dell’influsso del contesto su di essi.
Il secondo, esegetico-teologico, tiene presenti le unità letterarie del testo biblici. Fornisce la struttura delle parti, per poi procedere al commento delle sezioni che le compongono e dei brani in cui queste ultime sono articolate. Il testo viene commentato evidenziandone gli aspetti teologici e mettendo in evidenza, la dove lo si ritiene opportuno, il nesso tra Antico e Nuovo Testamento, rispettandone però la reciprocità.
L’introduzione segue una precisa articolazione: a) il titolo, l’importanza e il posto del libro nel canone; b) la struttura e gli aspetti letterari del libro (stile, generi…); c) le linee teologiche fondamentali; d) gli aspetti maggiormente legati alla diacronia (data, autore, storia della composizione, versioni testuali, trasmissione).
Quelli che solitamente noi consideriamo come due libri distinti, sono qui presentati come una storia unica, sgorgata da una medesima scuola autoriale.
Francesco Bianchi, dottore in ebraistica, ha insegnato Lingua e letteratura ebraica antica alla Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza” di Roma e poi Lingua e letteratura ebraica moderna alla facoltà di Studi Orientali dello stesso Ateneo. È autore di diverse monografie e di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate italiane e straniere che hanno trattato la storia di Israele durante il periodo persiano, con particolare attenzione alla fine della dinastia davidica e al problema dei matrimoni misti (La donna del tuo popolo. La proibizione dei matrimoni misti nella Bibbia e nel medio giudaismo, Roma 2005); la letteratura sapienziale, con particolare interesse per il libro del Qohelet; gli Apocrifi dell’AT e i manoscritti di Qumran; la polemica ebraico-cristiana medioevale. Sposato e padre di quattro figli, insegna religione cattolica nella scuola secondaria inferiore.
Dall’Introduzione dell’autore:
Titolo e posizione nel canone
Esdra e Neemia sono stati a lungo giudicati un’unica opera sia nel mondo ebraico, come dimostra il trattato Baba Batra 15a del Talmud Babilonese che considera Esdra l’autore di entrambi, sia in quello cristiano, come testimonia un’affermazione di Melitone di Sardi (seconda metà del II sec.) ripresa da Eusebio di Cesarea (Storia della Chiesa 4, 26, 14). La divisione in due libri distinti appare per la prima volta, sempre secondo Eusebio di Cesarea (Storia della Chiesa 6, 25, 2), in Origene (185-254). Girolamo la conferma nel Prologus Galeatus dove afferma che «Esdra… è ugualmente diviso fra i Greci e i Latini in due libri» e nella Vulgata dove i due libri sono tradotti separatamente. Soltanto nel 1488, quando a Soncino, in provincia di Mantova, venne stampata la prima Bibbia ebraica in caratteri mobili, le Bibbie ebraiche cominciarono a distinguere i due libri.
La collocazione di Esdra-Neemia nell’insieme dei libri biblici rivela una certa fluidità. Nei codici cristiani risalenti al IV secolo che veicolano la versione greca della Bibbia realizzata ad Alessandria d’Egitto e chiamata Settanta, Esdra-Neemia segue i libri delle Cronache, formando, insieme a quelli di Samuele e dei Re, l’insieme dei libri cosiddetti “storici”, a cui fanno seguito quelli poetici e quelli profetici. Nel testo ebraico, invece, la tripartizione in Legge, Profeti e Scritti fa ritrovare i libri di Giosuè, Samuele e Re fra i cosiddetti Profeti Anteriori e Esdra-Neemia fra gli Scritti. La scelta potrebbe essere nata dal fatto che, quando fu composto il libro, le altre due parti del canone ebraico erano già state chiuse. Bisogna osservare che, anche all’interno degli scritti, la posizione di Esdra-Neemia varia a seconda dei manoscritti: nella tradizione palestinese e in quella sefardita spagnola, che da essa dipende, chiude gli scritti, mentre in quella babilonese, seguita dai manoscritti tedeschi, francesi e dalle Bibbie a stampa, sta al penultimo posto prima delle Cronache.
Questa situazione, piuttosto complessa, tradisce la difficoltà di trovare a Esdra-Neemia un posto stabile all’interno del canone. Ciononostante la fortuna del personaggio Esdra andò crescendo all’interno del giudaismo, come dimostrano due citazioni desunte dal trattato Sanhedrin del Talmud Babilonese: la prima afferma che durante l’esilio Esdra avrebbe insegnato di nuovo la Legge a Israele (Sanhedrin 20a), mentre la seconda dichiara che il popolo lo avrebbe considerato alla pari di Mosè (Sanhedrin 21a). Considerato il fondatore della «Grande assemblea», Esdra avrebbe fissato la lettura settimanale della Legge e avrebbe introdotto l’alfabeto quadrato. Per quanto riguarda la tradizione cristiana, si deve rilevare la scarsa attenzione per le narrazioni riguardanti Esdra e Neemia fra i Padri della Chiesa greci e latini. In Occidente gli unici a cimentarsi in questa impresa furono Isidoro di Siviglia (VII secolo) con una serie di brevi note, e Beda il Venerabile (673ca.-735), che dedicò ai due libri un commento allegorico. La via dell’allegoria fu seguita dalle postille di Niccolò di Lira (1270-1349) e di Dionigi il Certosino (1403-1471).



















