Il fondamento teologico del diritto
2012-06-15 Segnalazione di Michele Turrisi
JACQUES ELLUL, Il fondamento teologico del diritto
[traduzione di Antonio Fontana; edizione a cura di Italo Pons e Eugenio Stretti, Gabrielli editori 2012]
Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo qui un ampio stralcio della Postfazione dei curatori
L’opera del giurista, storico delle istituzioni, teologo e sociologo Jacques Ellul (1) è segnata profondamente dalla fede evangelica riformata (2). Convertito all’Evangelo da Gesù Cristo (Giovanni 6,36) all’età di 17 anni, professore di Diritto romano a 29 anni, in tutte le sue opere (58) per circa 13.500 pagine ha avuto come unico criterio ermeneutico le Sacre Scritture: “Il criterio del mio pensiero è la rivelazione biblica; il contenuto del mio pensiero è la rivelazione biblica; il punto di partenza delle mie opere mi è fornito dalla rivelazione biblica” (3). Alla luce di questa impostazione rigorosamente biblica, rispondente al “Sola Scriptura” della Riforma protestante, possiamo individuare tre momenti intimamente collegati nel pensiero elluliano: 1°) il rapporto tra le Scritture e il dubbio della fede evangelica; 2°) la relazione tra l’etica pubblica e il tradimento del Cristianesimo; 3°) l’azione critica nella società e la libertà della agape di Cristo.
1. Le Scritture e il dubbio della fede evangelica
“La fede può essere debole, esitante, continuamente combattuta: la fede è forse mai risparmiata dalla prova? Ma dev’essere la fede: una conoscenza personale della grazia e del peccato, del pentimento e della nuova nascita, un atteggiamento di preghiera e di supplica personale a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (4).
Queste parole del pastore evangelico svizzero Eduard Thurneysen (5), amico e discepolo del giovane Karl Barth, descrivono bene l’atteggiamento cristologico del nostro autore. Sulle orme di Sören Kierkegaard, Jacques Ellul ha ben chiara la differenza tra “rivelazione biblica” e “religione umana” (6). La religione umana sorge dal nostro io, dal suo bisogno di essere continuamente rassicurato; la rivelazione biblica ci pone in cammino come Abramo (Genesi 12), con una unica assicurazione, le nostre vite corte, lunghe, felici o travagliate hanno il loro unico significato nella persona e nell’opera di Gesù Cristo: “Io sono l’alfa e l’omega, dice il Signore Dio, colui che è,
che era e che viene, l’onnipotente” (Apocalisse 1,8). La Bibbia non è dunque un comodo viatico per credenti letteralisti e un po’ ingenui (7).
L’insegnamento del Nuovo e dell’Antico Testamento si può riassumere nella domanda di Gesù ai discepoli: “E voi chi dite che io sia?” (Mc. 8,29; Mt. 16,15; Lc. 9,20) e nella conseguente affermazione: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. (Mc. 12, 31-33; Mt. 22, 34-40; Lc. 10, 25-37). L’esegesi di Jacques Ellul che ha scritto commentari sui libri della Genesi, dell’Eccelesiaste, di Giona, i Vangeli della passione e l’Apocalisse (8), si caratterizza dunque per una interazione con il testo biblico. Ognuna e ognuno di noi rispondendo con convinzione di fede alla chiamata del Signore, rivive, in contesti diversi, la prospettiva biblica unitaria della salvezza. La fede evangelica autentica non è mai calco dell’esperienza biblica, piuttosto è un atto inedito di Dio creato dalla sua Parola vivente.
2. Etica pubblica e tradimento del cristianesimo
Jacques Ellul ha applicato il disegno originale divino traducendolo in una etica valida per l’uomo d’oggi. Come è possibile affermare la libertà in Cristo di ogni donna e di ogni uomo di fronte alla prepotenza dell’innovazione tecnologica e delle sue conseguenze sul piano ecologico? Per vivere la libertà in Cristo è necessario anche nel nostro tempo, restare lucidi, coscienti che il progresso tecnologico non va idolatrato. Se pensiamo a quale prezzo in termini di salute e vite umane, molti paesi oggi del Sud del mondo conseguono di anno in anno strabilianti records di ricchezza prodotta (P.I.L.), l’analisi elluliana appare di straordinaria attualità.
Per parte nostra, ci ricorda l’autore, dobbiamo denunciare la venerazione di un profitto ingannevole agli occhi del Signore. Ma come possiamo fare questo se le Chiese hanno tradito il Cristianesimo? Come un camaleonte la Chiesa, sottolinea Ellul nella sua opera più polemica e senza dubbio più originale: La subversion du Christianisme (9), è stata costantiniana sotto Costantino, monarchica sotto la monarchia, repubblicana sotto la repubblica, ha abbracciato le diverse dittature del ‘900 e si è trasformata addirittura in uno stato (Vaticano). È una tesi radicale ma vera, che ricorda l’esperienza degli Ebrei nel deserto narrata dal libro dell’Esodo e ripresa nell’Epistola agli Ebrei.
Una etica pubblica delle Chiese, credibile agli occhi delle donne e degli uomini del nostro tempo, richiede scelte radicali di fede e di contestazione pubblica. Non ce ne vogliano le nostre sorelle e i nostri fratelli evangelici e cattolici se osiamo paragonare questo libro “scandaloso” di Jacques Ellul al “ministero petrino” breve, ma significativo di Albino Luciani (Giovanni Paolo I). In un contesto teologico differente entrambi hanno avvertito l’ammonimento biblico: se le Chiese non scelgono di essere povere e di vivere con i poveri, difficilmente entreranno nel Regno dei cieli (Marco 10,17-31).
3. Azione critica nella società e libertà nell’agape di Cristo
Il pensiero politico di Jacques Ellul, come è già stato sottolineato, si muove nell’ambito di una concezione radicale dell’azione umana; questa lo porta progressivamente dall’analisi marxiana della società capitalistica ad una visione egualitaria anarchica dell’azione politica. La sua indipendenza politica, al pari di quella teologica ed ecclesiastica, ne costituiscono un “unicum” nel protestantesimo francese. Infatti, non bisogna dimenticare che l’impostazione teoretica elluliana va compresa nell’articolazione dialettica proposta da Karl Barth tra libertà divina e libertà umana. È la prima che fonda la determinazione di ogni agire umano.
La libertà in Cristo è il punto di riferimento di ogni azione politica. A differenza di Barth maturo, Jacques Ellul sarà critico nei confronti della Chiesa, della sua Chiesa Riformata di Francia (10); non condividerà l’impegno politico di teologi europei e nordamericani a sostegno di regimi marxisti o altri falsamente socialisti. In questo quadro non seguirà il maestro Karl Barth (11) nell’analisi dei regimi comunisti della Germania Est, Romania e Ungheria. Avrà presente le sofferenze dei luterani nella Repubblica Democratica Tedesca e la persecuzione strisciante dei riformati in Ungheria e soprattutto Romania durante il regime dispotico di Ceausescu. Dal fallimento della struttura statale liberal-capitalistica e dei regimi comunisti, nasce l’interesse in Ellul per il movimento anarchico. L’anarchia è ovviamente respinta nei suoi aspetti violenti, ma accolta in una prospettiva escatologica di governo universale dei popoli da parte del Signore della storia. [...]
Italo Pons e Eugenio Stretti (pastori valdesi a Genova)
NOTE
(1) Jacques Ellul (da ora in poi E.) nacque a Bordeaux nel 1912. Nel 1936 ottenne il dottorato di diritto. Dal 1937-38 ebbe un incarico universitario a Montpellier, poi a Strasburgo e Clermont-Ferrand (1938-49). Dal 1940 fu aggregato alla Facoltà di Bordeaux dove insegnò Diritto romano e Storia del diritto fino al suo pensionamento nel 1980. Fu eletto consigliere municipale a Bordeaux, (1944-46), esperienza dalla quale si allontanò molto presto; divenne membro del Sinodo nazionale della Chiesa riformata di Francia (1947) e successivamente del Consiglio nazionale dove rimase fino al 1970. Fu fondatore e presidente del Club di prevenzione al disadattamento dei giovani di Pessac in Gironda (1958-77). Direttore della rivista “Foi e Vie” (1969-86). Dottore h.c. delle Università di Amsterdam (1970) e Aberdeen (1980). Morì a Pessac il 19 maggio 1994. Questo contributo non prende in esame, se non per un breve cenno, gli aspetti sociologici della sua vasta produzione che lo hanno reso famoso e studiato, in modo particolare negli Stati uniti, per i suoi lavori sulla tecnica.
(2) E. ha sempre mantenuto un certo pudore sul modo con il quale, in maniera abbastanza brutale, avvertì la presenza di Dio nella sua vita. L’episodio è raccolto nella lunga intervista concessa a Patrick Chastenet, Entretiens avec Jacques Ellul, La Table ronde, Paris 1994, (vedi cap. IV pp. 86 s.). Per un ulteriore approfondimento sui diversi aspetti della testimonianza di E. come credente (non ultimo quello ecumenico, in particolare gli incontri organizzati dal gesuita Enrico Castelli a Roma). [Le relazioni sono pubblicate nell'Archivio di Filosofia]. Per tutta la vita si dedicò con grande costanza a mantenere contatti epistolari, alcuni di questi con ecclesiastici e vescovi. Non trascurò mai di essere parte attiva della sua parrocchia riformata di Pessac, dove dopo il culto domenicale cercò di sollecitare delle reazioni alla predicazione, sempre attento nel coinvolgere la comunità, alla quale apparteneva, in decisioni che, in qualche modo, lo concernevano nei suoi interventi pubblici.
Sull’impegno di E. nella chiesa riformata di Francia, soprattutto a livello nazionale, rimandiamo a A. Maillot, “L’homme et l’Eglise”, Le Siécle de Jacques Ellul, in “Foi et vie”, n. 5-6, 1994. Alphonse Maillot, teologo e biblista riformato, è stato una figura di riferimento, in campo esegetico negli studi di E. Sul tema vedi Etienne Dravasa, Jacques Ellul, Témoin de Dieu, Historien de l’Homme in P. Chastenet, Jacques Ellul, Penseur sans frontiéres, Esprit de Temps, 2005, pp. 49-58.
Un aspetto non secondario di E. credente concerne il rapporto con Israele, sia come popolo che come Stato, del quale si trova traccia nel fecondo dialogo che ebbe, tra gli altri, con Andrè Choraqui. Cfr. J. Ellul, Un chrétien pour Israel, in Le dèfit et le nouveau. Oeuvre thèologique, 1948-1991, Table ronde, Paris 2007. Vedi anche A. Chouraqui, Le destin d’Israel, Edition Parole et Silence, Paris, 2007 [tr.it. Il destino d'Israele, Ed. Paoline, Milano 2009].
Sullo stesso tema rimandiamo al bilancio tracciato da Michel Leplay, in Ellul et Israel, in “Foi et Vie”, n. 5, 1995.
(3) J. Ellul Le vouloir et le faire, Labor et Fides, 1964, p. 7.
(4) E. Thurneysen. Doctrine de la cure d’ame, Delachaux et Niestlé, Neuchatel, 1958, p. 247.
(5) Eduard Thurneysen (1888-1974) pastore della cattedrale di Basilea dal 1927-1950, dal 1940 insegnerà la Teologia pratica in quell’Università. Oltre al classico manuale di teologia pratica: Die Lehre von der Seelsorge, che ha segnato un’intera generazione pastorale, ricordiamo Dostoevskij, Doxa, Roma 1929.
(6) Le fonti alle quali si ispira Ellul (Kierkegaard, Marx, Barth) sono ampiamente analizzate nel volume curato da Fredèric Rognon, ad oggi, tra le più complete del suo pensiero in lingua francese. Rognon coglie le numerose incidenze che il danese ebbe sull’opera di Ellul. Se il parallelo esistenziale potrebbe apparire diametralmente opposto, le affinità intellettuali di entrambi si incontrano e, pur in una libera interpretazione, segnano, senza ombra di dubbio, tutta l’opera di Ellul. Cfr. F. Rognon, Jacques Ellul, Une pensèe en dialogue, Labor e Fides, Genève, 2007, in part. pp. 169- 208. Cfr. G. Manzone, La libertà cristiana e le sue meditazioni sociali nel pensiero di Jacques Ellul, Glosse, Milano 1993. Si tratta di una dissertazione discussa alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano. La prova, se ve ne fosse bisogno, dell’interesse in ambito cattolico per il pensiero di E., interesse maggiore di quello mostrato fino ad oggi per il Protestantesimo in Italia.
(7) J. Ellul, La foi au prix du doute, La Table Ronde, 19802, Paris 2006.
(8) Raccolte nel volume: J. Ellul, Le défi et le nouveau. Oeuvres théologiques, op.cit.
(9) J. Ellul La subversion du Christianisme, Ed. du Seuil, Paris 1984. Ristampato: La Table Ronde/la petite vermillon, 2001.
(10) Per una panoramica di questo dibattito rinviamo a due testi che, a nostro giudizio, sono indicatori del livello dello scontro. Si veda la parte che riguarda la lettura materialista del Vangelo di Fernando Belo (tr. it. Una lettura politica del Vangelo, introd. di Federico Torriani, edizione italiana a cura di Idoc-Internazionale, Roma, Claudiana, Torino 1975).
Altrettanto acceso fu il suo intervento nei confronti del teologo riformato Georges Casalis con Les idées justes ne tombent pas du ciel, Cerf 1977 (tr. it. Le idee giuste non cadono dal cielo, saggio di teologia induttiva, Claudiana, Torino 1975). Cfr. J. Ellul, Fausse prèsence au monde moderne, Librairie Protestante, Paris, 1963; L’idéologie marxiste chrétienne, Que fait-on de l’Evangile?, Le Centurion, Paris 1979.
(11) Sull’influenza di Barth in E. Cfr. Aimez-vous Barth?, in “Réforme” del 10 maggio 1968 (Ripubblicato nel numero speciale interamente dedicato ad E., Actualité d’un briseur d’idoles, dicembre 2004).






















