Martini, migliaia per l’addio a Milano
Folla in Duomo a Milano per l’ultimo saluto al cardinale Carlo Maria Martini, morto l’altro ieri a Gallarate a 85 anni.
Sono oltre trentamila le persone entrate oggi nel Duomoper rendere un omaggio all’ex arcivescovo. A fine mattinata arrivava sotto i portici di piazza Duomo la fila dei fedeli che vogliono rendere omaggio al cardinale. La coda è stata rallentata in parte per le celebrazioni domenicali che si svolgono in Duomo. La camera ardente rimarrà aperta oggi tutto il giorno, mentre domani la cattedrale verrà chiusa alle 11,30 in preparazione dei funerali fissati per le 16 8diretta tv suRai1). Sarà l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, a presiedere la cerimonia e a pronunciare l’omelia, mentre il cardinale Angelo Comastri, rappresentante del Papa, leggerà un messaggio di Benedetto XVI.
Monsignor Gianfranco Meana – nell’omelia della messa delle 9,30 celebrata dal vescovo di Alghero Mauro Maria Morfino – ha ricordato «i 22 anni che lo abbiamo avuto con gioia come vescovo» e i suoi richiami: «l’importanza della Parola, l’invito a farci prossimo a chi ha bisogno». «Dio ti ama sempre: grazie – ha aggiunto – Carlo Maria per avercelo ricordato». Alla fine di ogni messa il celebrante scende dall’altare per dare la benedizione a Martini, il cui corpo è stato riposto nella bara questa mattina intorno alle 6.
Avvenire e le polemiche sul rifiuto dell’accanimento terapeutico. Il caso «In questi momenti di preghiera cristiana e di rispettoso raccoglimento faccio davvero fatica a concepire le polemiche suscitate da certi opinionisti e da taluni politicanti e non riesco a capire come si possano compiere, senza vergogna, simili deformazioni di fatti e verità». È quanto scrive oggi sul quotidiano cattolico Avvenire il direttore Marco Tarquinio, che rispondendo ai lettori afferma che «i tentativi di stravolgere e strumentalizzare in chiave antiecclesiale il senso delle ultime ore terrene del cardinale Carlo Maria Martini mi ricordano amaramente quelli operati addirittura contro il beato Papa Giovanni Paolo II». «Che squallore, e che ingiusti e tristi (questi sì) accanimenti…», commenta ancora Tarquinio.
«L’arcivescovo emerito di Milano ha testimoniato sino all’estremo, nella fragilità della sua stessa condizione la Parola di Vita integralmente offerta», sottolinea il direttore del giornale dei vescovi. Sull’argomento, Avvenire pubblica anche un editoriale di don Roberto Colombo, bioeticista dell’Università Cattolica, che parla di «squallide operazioni sulla morte del cardinal Martini».
«Con la morte del cardinale Carlo Maria Martini la filosofia del dialogo tra cristianesimo ed ebraismo perde uno dei suoi più sinceri e brillanti fautori e sostenitori». Così il rabbino capo emerito di Roma Elio Toaff sulla morte del cardinal Martini. «La sua via alla conoscenza di Dio – dice Toaff – non prevedeva infatti nè interdetti nè estromissioni, non evocava anacronistiche crociate nè aveva di mira l’allontanamento dei dubbiosi. Lo studio della Bibbia, profondo, meditato e continuo era ai suoi occhi fondamentale e propedeutico al dialogo con chi cristiano non era ma aveva deciso di conformare la propria vita all’insegnamento degli stessi testi sacri. Ai suoi occhi di credente e di studioso, che aveva da sempre scelto una vita semplice e senza ostentazione, lo spirito di vera e autentica fratellanza doveva essere alla base del rapporto tra cristianesimo ed ebraismo». «Martini – continua Toaff – era più che mai convinto che il dialogo richiedesse un coraggioso e continuo rinnovamento, ma senza pericolosi e indesiderati passi indietro. La sua luminosa figura rimarrà sempre presente tra i giusti che hanno lasciato impronta indelebile e alta testimonianza di fede nella nostra società».

























