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	<description>Biblical Information, Holy Land news</description>
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		<title>Il gemello di Gesù. Commento al Vangelo di Tommaso</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Gesù storico]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo primitivo]]></category>

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		<description><![CDATA[
James W. Heisig
Il gemello di Gesù. Commento al Vangelo di Tommaso
Il Pozzo di Giacobbe, Trapani
€ 15,00
Pagine 196
ISBN: 978-88-6124-048-3
«Sono convinto, come queste pagine dimostreranno, che i motivi che hanno fatto escludere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a rel="attachment wp-att-8472" href="http://www.bibbiablog.com/2010/03/12/james-w-heisig/tommasogemello-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8472" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/tommasogemello.jpg" alt="" width="205" height="255" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium"><strong>James W. Heisig</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em><strong>Il gemello di Gesù. Commento al Vangelo di Tommaso</strong></em></span></p>
<p><strong>Il Pozzo di Giacobbe, Trapani</strong></p>
<p>€ 15,00</p>
<p>Pagine 196</p>
<p>ISBN: 978-88-6124-048-3</p>
<p>«Sono convinto, come queste pagine dimostreranno, che i motivi che hanno fatto escludere il Vangelo di Tommaso dalla tradizione cristiana sono oggi del tutto privi di senso. Dopo oltre mezzo secolo di dialogo con altre tradizioni, siamo oggi meglio in grado di riconoscere che non ogni alter Gesù è un Gesù alius» (dalla Prefazione dell´Autore). Il Vangelo di Tommaso, il cui testo è rimasto nascosto per sedici secoli, offre una visione degli insegnamenti di Gesù diversa da qualsiasi altra. I suoi &#8220;detti&#8221; provengono da una tradizione che precede i Vangeli canonici. Ciò che per molto tempo si considerò una raccolta casuale di frammenti gnostici, nella interpretazione di Heisig mostra non solo una linea di continuità, ma una posizione opposta ai princìpi fondamentali delle dottrine gnostiche. Una panoramica sulla storia degli studi fin qui dedicati al testo prepara il terreno ad un esteso commento, nel quale si dispiega la tesi centrale di Heisig: essere discepoli di Gesù significa risvegliare in se stessi il regno del «non nato» e scoprirsi come suoi gemelli. In una riflessione conclusiva, Heisig suggerisce che, letto come testo sacro, il Vangelo di Tommaso è in grado non solo di indicare ai cristiani un cammino verso il buddhismo e viceversa, ma anche di incoraggiare il recupero della tradizione mistica cristiana come ponte tra diversi cammini religiosi.</p>
<p>James W. Heisig, (Boston 1944), ottenuto il dottorato in Filosofia a Cambridge, ha insegnato diversi anni in università statunitensi e latino-americane. Dal 1979 è membro permanente del Nanzan Institute for Religion and Culture (Nagoya, Giappone), del quale è stato direttore dal 1991 al 2001. Opera attivamente a livello internazionale per il dialogo tra religioni e filosofie orientali ed occidentali. Le sue pubblicazioni, come autore, traduttore e curatore, contano oltre 45 titoli in 8 lingue, tra i quali Imago Dei: A Study of C. G. Jung&#8217;s Psycology of Religion (1977), Philosophers of Nothingness. An Essay on the Kyoto School (2001; tr. it., Filosofi del nulla, 2007), Dialogues at One Inch above the Ground. Reclamations of Belief in an Interreligious Age (2003) e La mondializzazione della filosofia giapponese (2006, in giapponese). Attualmente dirige un&#8217;équipe internazionale di ricercatori nella preparazione di una storia completa della filosofia giapponese.</p>
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		<title>SINODO DEI VESCOVI &#8211; ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 09:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medio Oriente News]]></category>
		<category><![CDATA[SINODO DEI VESCOVI - ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli Atti degli Apostoli mettendo in risalto la comunione e la testimonianza dei cristiani, discepoli di Gesù Cristo, sottolineano, in due sommari, la loro comunanza dei beni. Nel primo si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6157" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6157 " src="http://www.testimoni.org/wp-content/uploads/4117497296_9318ef8758.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Lago di Tiberiade - Galilea</p></div>
<p>Gli Atti degli Apostoli mettendo in risalto la comunione e la testimonianza dei cristiani, discepoli di Gesù Cristo, sottolineano, in due sommari, la loro comunanza dei beni. Nel primo si constata: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2, 42). Da tale profonda unità proveniva il loro modo di vivere: “Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune” (At 2, 44). Dal secondo brano è stato scelto il motto dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi che avrà luogo dal 10 al 24 ottobre 2010: La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola (At 4, 32). Per quanto riguarda l’applicazione di tale affermazione, San Luca presenta due esempi. Il primo, edificante, di Giuseppe, soprannominato Barnaba, che vendette il campo che possedeva “e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli” (At 4, 37). L’altro esempio, negativo, racconta la vicenda dei coniugi Anania e di sua moglie Saffìra che si misero d’accordo di consegnare solo una parte del ricavato della vendita di un terreno, e di ritenerne l’altra per loro. Il loro inganno fu scoperto e la punizione drammatica suscitò “grande timore” nella comunità ecclesiale (cf. At 5, 1-11). Tali esempi insegnano che i cristiani sono chiamati a vivere concretamente l’ideale di comunione e di testimonianza, sforzandosi di realizzarlo non in modo parziale bensì pieno, raggiungendo, appunto un cuore solo e un’anima sola (At 4, 32).</p>
<p>La stupenda trama di evangelizzazione raccontata dagli Atti degli Apostoli, prende l’avvio dalla comunità cristiana in Terra Santa. A tale Terra, benedetta dalla presenza del Signore Gesù, rivolgono lo sguardo tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà, in modo particolare in occasione della preparazione dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi che il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto il 19 settembre 2009, nel corso della riunione con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche. Il Sommo Pontefice ha anche annunciato il tema dell’Assise sinodale: La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4, 32).</p>
<p>Il Santo Padre, che ha visitato la Terra Santa dall’8 al 15 maggio 2009, ha prontamente accolto la richiesta di numerosi confratelli nell’episcopato di convocare un’Assemblea sinodale per il Medio Oriente. Essa dovrebbe approfondire l’insegnamento degli Atti degli Apostoli, per rivivere l’esperienza della comunità primitiva ad un livello ancora più maturo, e per rendere testimonianza con le parole e, soprattutto, con le opere di un’autentica vita cristiana a gloria di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, nella complessa situazione odierna dei Paesi del Medio Oriente. Di tale fede deve nutrirsi la speranza cristiana, salda “contro ogni speranza” (Rm 4, 18), perché fondata non su progetti umani bensì sul potere di Dio. La fede e la speranza devono sbocciare, poi, nella carità verso il prossimo. Nella Chiesa Cattolica in Medio Oriente essa ha una particolare espressione nella presenza ininterrotta dai tempi di Gesù dei cristiani in tale terra, che è la loro patria. Ovviamente, essa si manifesta anche in numerose e preziose opere con le quali i membri della Chiesa Cattolica rendono testimonianza della loro fede e al contempo offrono un notevole contributo allo sviluppo integrale dell’intera società.</p>
<p>Per svolgere in modo compiuto tale vocazione, il Santo Padre Benedetto XVI ha disposto che sia seguito un iter regolare nella preparazione dell’Assemblea sinodale. Pertanto, per incarico del Sommo Pontefice, è stato formato un Consiglio Presinodale per il Medio Oriente composto da 7 Patriarchi, in rappresentanza di 6 Chiese Patriarcali e del Patriarcato Latino di Gerusalemme, da 2 Presidenti delle Conferenze Episcopali, come pure da 4 Capi dei Dicasteri della Curia Romana, che ha redatto il testo dei Lineamenta che ora viene pubblicato in 4 lingue: arabo, francese, inglese ed italiano. Ogni capitolo del Documento è accompagnato da alcune domande che hanno lo scopo di suscitare la discussione in tutte le Chiese del Medio Oriente. Le rispettive risposte dovrebbero pervenire alla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi dopo la solennità di Pasqua, che quest’anno tutti i cristiani celebrano nella stessa data il 4 aprile 2010. Come è noto, riprendendo il contenuto di tali risposte sarà redatto l’Instrumentum laboris, Documento di lavoro dell’Assise sinodale che il Santo Padre Benedetto XVI consegnerà ai rappresentanti qualificati dell’episcopato cattolico del Medio Oriente nel corso della Sua Visita Apostolica a Cipro nel mese di giugno 2010.</p>
<p>Affidiamo la preparazione all’Assemblea Speciale per il Medio Oriente all’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, fiore purissimo della Terra Santa. Ha portato Gesù al mondo a Betlemme, lo ha educato a Nazareth, accompagnandolo per le strade della Galilea e della Giudea fino a Gerusalemme, città santa per Cristiani, Ebrei e Musulmani. In forza della testimonianza dei cristiani, la celebrazione dell’Assise sinodale diventi un’occasione propizia anche per incrementare il dialogo con il mondo ebraico e quello musulmano, fino ad allargare i confini della comunione a tutti gli uomini di buona volontà nel Medio Oriente.</p>
<p><em>Mons. Nikola Eterović<br />
Arcivescovo titolare di Cibale<br />
Segretario Generale</em></p>
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		<title>Samuel à Siloé</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 20:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[cartoni animati bibbia]]></category>

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L&#8217;Ancien Testament en dessin animé, Samuel à Siloé. (Livre de Samuel).
Partie 1/3
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<p>L&#8217;Ancien Testament en dessin animé, Samuel à Siloé. (Livre de Samuel).<br />
Partie 1/3</p>
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		<title>Ebrei, cristiani e musulmani: La fede, l&#8217;alleanza e il dialogo possibile</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia e Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Abramo]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo cristiani-musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo ebraico-cristiano]]></category>

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		<description><![CDATA[«Non è forse la natura bilaterale della fede» nella sua «reciprocità divino-umana» che può aiutare a «vedere la vicinanza assolutamente unica di ebrei, cristiani e musulmani» nel concetto di alleanza? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_8452" class="wp-caption aligncenter" style="width: 397px"><img src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/caravaggio-abramo.jpg" alt="" title="" width="387" height="300" class="size-full wp-image-8452" /><p class="wp-caption-text">Abramo sacrifica Isacco - Caravaggio</p></div>«Non è forse la natura bilaterale della fede» nella sua «reciprocità divino-umana» che può aiutare a «vedere la vicinanza assolutamente unica di ebrei, cristiani e musulmani» nel concetto di alleanza? È questa la domanda della lezione inaugurale della cattedra McGinley di Religione e società alla Fordham University del gesuita Patrick Ryan, successore del card. Dulles. </p>
<p>Certamente occorre puntualizzare – afferma Piero Stefani – come nell’ebraismo l’obbligazione alla quale il credente si sottomette per «aver accettato la regalità del Signore» si traduce in una vera e propria «professione di fede» vincolante, così come si trova nello Shema‘. </p>
<p>Il dialogo è possibile anche a partire dall’analisi compiuta da Ida Zilio-Grandi sulla presenza di Abramo nel Corano. Essa mette in luce il suo «carattere per così dire pre-confessionale o sovra-confessionale» in quanto «monoteista» puro; cosicché nessuna delle tre grandi religioni può rivendicarne la figura in esclusiva, ma deve nuovamente attingere a questa radice unica.</p>
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		<title>La Parola e il parlare umano</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Rotasperti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità biblica]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;influenza della Parola di Dio nel Vaticano II non si limita certo alla stesura della Dei Verbum, anche se questo documento ha costituito un catalizzatore delle istanze di rinnovamento gradualmente emerse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8442" class="wp-caption alignleft" style="width: 225px"><img class="size-medium wp-image-8442" title="Codex Amiatinus_(Biblioteca Laurenziana di Firenze)" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/Codex-Amiatinus_Biblioteca-Laurenziana-di-Firenze-215x300.jpg" alt="Codex Amiatinus (Biblioteca Laurenziana di Firenze)" width="215" height="300" /><p class="wp-caption-text">Codex Amiatinu (Biblioteca Laurenziana di Firenze)</p></div>
<p>L&#8217;influenza della Parola di Dio nel Vaticano II non si limita certo alla stesura della <em>Dei Verbum</em>, anche se questo documento ha costituito un catalizzatore delle istanze di rinnovamento gradualmente emerse dall&#8217;assemblea conciliare. La Costituzione &#8220;sulla divina Rivelazione&#8221; è significativa, certo, per il fatto di introdurre nella Chiesa alcune precisazioni di ordine dottrinale &#8211; come una più adeguata formulazione del rapporto tra Scrittura e Tradizione &#8211; oltre che per l&#8217;impatto concreto sul versante della prassi liturgica e pastorale. Più radicalmente tuttavia, la <em>Dei Verbum</em>, portando a compimento la traccia della <em>Divino afflante Spiritu</em> di Pio xii, rappresenta una sintesi magistrale della riflessione ecclesiale sulla &#8220;parola&#8221;, quella parola umana che è resa sacra dalla presenza dello Spirito.<br />
Ora, la parola è una componente essenziale della struttura antropologica, ed è quindi di rilevanza fondamentale per qualsiasi considerazione sull&#8217;uomo; la parola, anzi, definisce l&#8217;essere spirituale in quanto tale, perché è capace di creare la comunione, rispettando le singole individualità ed esaltando la libertà di ciascuno. È perché Dio ha scelto di parlare agli uomini, è perché questi sono in grado di intendere il Suo sublime linguaggio, che la parola umana è resa vera, sovrana e creatrice; senza l&#8217;ascolto di Dio, il parlare umano è balbettio vacuo o menzognero. Il concilio Vaticano II attesta questo ascolto della voce del Signore, e promuove dunque l&#8217;intera espressività della Chiesa, in tutti i suoi documenti e in tutta la sua attività comunicativa. In breve, è l&#8217;accoglienza della parola di Dio, accoglienza esplicita e programmatica, a costituire l&#8217;&#8221;evento linguistico&#8221; nel quale ravvisare il contributo innovativo del Vaticano II. La lingua della Chiesa non è il latino, ma la parola promossa dal Verbo di Dio.<br />
Per questa ragione la <em>Dei Verbum </em>è una &#8220;Costituzione dogmatica&#8221;:  essa detta cioè alcuni principi fondamentali su cui poggia la comunità dei credenti in Cristo. È, in primo luogo e essenzialmente, un&#8217;<em>attestazione di fede</em>:  vi si esplicita ciò che la Chiesa crede, ciò di cui il popolo di Dio vive. La Chiesa infatti vive della Parola di Dio, non di dottrine universali, di riti o leggi rispettabili, tradizioni o costumi devoti; il suo &#8220;codice&#8221; fondamentale non è il Diritto Canonico, ma la Sacra Scrittura. Anche nella consapevolezza di essere spesso infedele a ciò a cui essa crede, la Chiesa dice di essere fondata e radicata, guidata e promossa da un dono di luminosità che nessuna miseria sociologica potrà offuscare:  questo dono è la divina Rivelazione.<br />
Il popolo di Dio non ha parole di potere, che pretendano assoggettare gli uomini con vincoli coercitivi, ma si affida invece al potere mite della Parola, alla sua spoglia bellezza, alla sua semplice profondità, alla sua penetrante energia di verità. Il popolo di Dio non si basa su strutture istituzionali che gli garantirebbero la stabilità, ma confida radicalmente nella Parola di Dio, più sicura di qualsiasi protezione mondana. È proprio questo esplicito riferimento al patrimonio comune dei credenti che conferisce alla <em>Dei Verbum</em>, ma anche all&#8217;insieme dei testi conciliari, un carattere innovativo, inconfondibile, esemplare.</p>
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		<title>Le Crif souhaite exporter en Israël le dialogue judéo-chrétien</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Rotasperti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebrei-Cristiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Les 16 et 17 mars, le Crif  (Le Conseil Représentatif des Institutions Juives de France ) organise à Jérusalem et Tibériade une rencontre entre juifs et chrétiens français mais aussi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-8433" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/olasky27.jpg" alt="" width="300" height="459" />Les 16 et 17 mars, le Crif  (<em>Le Conseil Représentatif des Institutions Juives de France</em><strong> </strong>) organise à Jérusalem et Tibériade une rencontre entre juifs et chrétiens français mais aussi israéliens, pour présenter les acquis du dialogue en France et ainsi encourager le même mouvement en Terre sainte</p>
<p>Presque dix ans jour pour jour après la visite de Jean-Paul II à Jérusalem, et un peu moins d’un an après <a href="http://www.la-croix.com/dossiers2/sommaire.jsp?docId=2372938&amp;cat=7773" target="_blank">celle de Benoît XVI</a>, le Conseil représentatif des institutions juives de France (Crif) organise une rencontre entre juifs et chrétiens en Israël.</p>
<p>Le projet est original à double titre : parce qu’il vise, à partir des acquis du dialogue judéo-chrétien en France, à « tenter d’initier un mouvement semblable entre les différentes communautés en Israël », et parce qu’il est conduit par la communauté juive, en l’occurrence sa représentation politique.</p>
<p>Plusieurs phénomènes concordants ont poussé la commission chargée, au sein du Crif, des relations avec l’Église catholique et le monde chrétien à monter ce colloque : les contacts enrichissants noués par certains de ses membres avec des communautés chrétiennes locales, notamment le monastère bénédictin d’Abou Gosh. Mais aussi les « questions posées par les déclarations plutôt hostiles à l’égard d’Israël de Mgr Michel Sabbah » (l’ancien patriarche latin de Jérusalem), reconnaît le président du Crif, Richard Prasquier. « Il y a, au fond, cette impression de deux mondes séparés, qui ne se connaissent pas».</p>
<h3>«Nous juifs, sommes responsables de nos frères chrétiens»</h3>
<p>Pendant <a href="http://www.crif.org/index.php?page=articles_display/detail&amp;aid=18973&amp;returnto=search/search&amp;artyd=2" target="_blank">ces deux jours</a>, juifs et chrétiens seront donc invités chacun à « découvrir la réalité de l’autre », qu’il s’agisse de ses pratiques cultuelles ou de sa vie quotidienne. La rencontre parviendra-t-elle à éviter l’écueil politique ? « En Terre sainte, la politique est souvent très très proche : le passé et le présent interfèrent sans cesse, reconnaît Richard Prasquier. On ne va pas se raconter d’histoires : la question du conflit israélo-palestinien domine. »</p>
<p>Le problème, particulièrement sensible, des Lieux saints – de leur statut et de l’accès très restreint laissé aux chrétiens des territoires palestiniens – sera abordée par le franciscain Pierbattista Pizaballa, custode de Terre sainte, lors de son intervention sur « la vie des communautés chrétiennes en Israël, leurs pratiques et leurs attentes ».</p>
<p>Philosophe et écrivain juif, impliqué de longue date dans les Amitiés judéo-chrétiennes de France, Armand Abécassis déclare même souhaiter que les discussions ne se cantonnent pas à la sphère religieuse : « Si l’on en reste au plan théologique, nous pourrons affirmer des principes très généreux mais qui ne descendront pas dans les relations entre Français et Israéliens, entre les chrétiens israéliens et le gouvernement israélien. Les chrétiens au Moyen-Orient sont en très mauvaise posture : nous devons entendre ce qui manque à leur plein épanouissement sans aucune exclusive, en Israël comme dans les pays arabes. S’ils disent qu’il leur manque certains droits, nous les réclamerons pour eux. Nous juifs, sommes responsables de nos frères chrétiens, comme eux sont responsables de leurs frères juifs. »</p>
<h3>«Que cette rencontre soit d’initiative juive est notable»</h3>
<p>La présence dominante de chrétiens parmi les intervenants laisse deviner une plus grande difficulté à impliquer des juifs israéliens dans ce dialogue. « Il y a des juifs qui y sont partie prenante, et pas seulement dans les milieux laïques, affirme le président du Crif. Mais il est vrai qu’Israël est le seul endroit au monde où les juifs sont en majorité : ce dialogue n’est donc pas une priorité pour eux. Il nécessite une quête spirituelle, ou au minimum de ne pas avoir cette inquiétude très existentielle, et très ancrée dans les milieux juifs orthodoxes, de la conversion. »</p>
<p>Actuellement, une soixantaine de participants sont déjà inscrits, parmi lesquels « plus d’Israéliens que de Français », précise Stéphanie Dassa, en charge de l’organisation du voyage pour le Crif, qui a multiplié les annonces dans la presse francophone israélienne. Si elle « sent que ce sujet n’est pas évident pour les Israéliens », elle n’en note pas moins « un véritable intérêt ».</p>
<p>Le pasteur Claude Baty, président de la Fédération protestante de France, ainsi que Mgr Jérôme Beau, évêque auxiliaire de Paris, seront également du voyage.</p>
<p>« Le fait que cette rencontre soit d’initiative juive est lui-même notable », souligne de son côté le P. Patrick Desbois, directeur du service national pour les relations avec le judaïsme (SNRJ) de l’Église de France: « On a longtemps dit que, dans le dialogue judéo-chrétien, le premier pas était toujours le fait des chrétiens. Aujourd’hui la plupart des demandes de rencontres ou d’interventions que nous enregistrons au SNRJ émane de communautés juives. »</p>
<p><a href="http://www.crif.org/"><img class="size-full wp-image-8434 alignright" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/bandeau_home.jpg" alt="" width="611" height="51" /></a></p>
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		<title>Easter: Exploring the Resurrection of Jesus</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 19:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Gesù storico]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua cristiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Not even the intense drama and tragedy of Jesus’ trial, passion, death and burial can prepare one for the utter shock at what comes next in the well-known story: Jesus’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bib-arch.org/e-books/barcompanion-easter.asp"><img class="alignright size-full wp-image-8446" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/easter-cover.jpg" alt="" width="200" height="258" /></a>Not even the intense drama and tragedy of Jesus’ trial, passion, death and burial can prepare one for the utter shock at what comes next in the well-known story: Jesus’ resurrection. In this e-book, expert Bible scholars and archaeologists offer in-depth research and reflections on the resurrection story.</p>
<p>Discover what expert Bible scholars say about:</p>
<ul>
<li>THE STORY OF THE RESURRECTION</li>
<li>THE LOCATION OF BIBLICAL EMMAUS</li>
<li>MARY MAGDALENE AT THE EMPTY TOMB</li>
<li>THE ANCIENT JEWISH ROOTS OF BODILY RESURRECTION</li>
<li>OUR MODERN UNDERSTANDING OF RESURRECTION</li>
<li>THE GOSPEL STORIES OF JESUS’ RESURRECTION</li>
<li>THE POSSIBLE ENDINGS OF THE GOSPEL OF MARK</li>
</ul>
<h3 style="text-align: right;"><a href="http://www.bib-arch.org/e-books/barcompanion-easter.asp" target="_blank">download e-book</a></h3>
]]></content:encoded>
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		<title>La Biblia, también en 3D</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Rotasperti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia Oggi]]></category>

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		<description><![CDATA[La próxima superproducción bíblica también se filmará en 3D. In the Beginning, una cinta que se centrará en el libro del Génesis, más concretamente en la creación del mundo.
Desde que en [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8428" title="The Bible in the Beginning" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/The-Bible-in-the-Beginning-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" />La próxima superproducción bíblica también se filmará en 3D. In the Beginning, una cinta que se centrará en el libro del Génesis, más concretamente en la creación del mundo.</p>
<p>Desde que en 2004 Mel Gibson estrenará su polémica y cruda La pasión de Cristo, no se había rodado ninguna superproducción basada en la Bíblica. Ahora, el camino en tres dimensiones abierto por Avatary que siguen otras como Furia de Titanes o la Alicia de Tim Burton, parece haber despertado a los productores de Hollywood y que mejor que el libro más vendido de todos los tiempos para conseguir otro taquillazo.</p>
<p>Se trata de usar la última tecnología en 3D para convertir el relato bíblico de la creación en una espectacular superproducción que lleve a los cines a toda la familia. Con un presupuesto de 30 millones de dólares la cinta relatará desde el inicio del mundo con Dios separando las aguas de la tierra hasta la creación del hombre, con la consabida historia de Adán y Eva.</p>
<p>Un pasaje bíblico que ya recogió en gran John Huston en 1966 en su The Bible: In the Beginning&#8230;   SegúnDeadline, David Cunningham (Los seis signos de la luz) será el encargado de dirigir la película que contará con un guión obra de John Fusco (El reino prohibido, Hidalgo).</p>
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		<title>« Q » ou la source des paroles de Jésus</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questione sinottica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Denis Fricker &#8211; Nathalie Siffer
« Q » ou la source des paroles de Jésus
Collection « Lire la Bible » N° 162
Les Éditions du Cerf, Paris
20,00 €
ISBN: 978-2-204-08388-1 - SODIS : [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a rel="attachment wp-att-8437" href="http://www.bibbiablog.com/2010/03/10/%c2%ab-q-%c2%bb-ou-la-source-des-paroles-de-jesus/fonte-q/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8437" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/Fonte-Q.jpg" alt="" width="265" height="419" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium"><strong>Denis Fricker &#8211; Nathalie Siffer</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em><strong>« Q » ou la source des paroles de Jésus</strong></em></span></p>
<p>Collection « Lire la Bible » N° 162</p>
<p><strong>Les </strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><strong>É</strong></span><strong>ditions du Cerf, Paris</strong></p>
<p>20,00 €</p>
<p><strong>ISBN:</strong> 978-2-204-08388-1 <strong>- SODIS :</strong> 8280194 <strong>- EAN :</strong> 9782204083881</p>
<p>L&#8217;existence de quatre évangiles donnant des versions plus ou moins convergentes de la vie de Jésus a toujours été objet de questionnement. Dans les temps modernes, le problème historique a été posé et des solutions proposées pour le résoudre. La théorie dite des «deux sources» est, depuis plusieurs décennies, la plus suivie par les spécialistes de l&#8217;exégèse biblique: les rédacteurs des évangiles de Matthieu et de Luc auraient puisé à deux sources, l&#8217;évangile de Marc et une source appelée «Q». L&#8217;hypothèse de l&#8217;existence de ce document a été formulée au XIXe siècle et s&#8217;est avérée féconde. Mais comment a-t-elle été restituée et quel est son contenu théologique?</p>
<p>Après avoir initié leur lecteur à l&#8217;histoire de la formation des évangiles, les auteurs l&#8217;invitent à visiter le chantier de la restitution de Q, ce qui lui permettra de mesurer le sérieux du travail réalisé par plusieurs générations d&#8217;exégètes. Essentiellement une collection de paroles et de discours de Jésus, le document trace un portrait original de ce dernier sans utiliser le titre de Christ et sans raconter la crucifixion ni la résurrection. Qu&#8217;a-t-il à nous apprendre sur les croyants qui sont à son origine, sur leur théologie et leur ecclésiologie ? Fenêtre ouverte sur les traditions chrétiennes les plus anciennes, la source Q contribue à notre connaissance des origines du christianisme.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gematria &#8220;By the cross&#8221;</title>
		<link>http://www.bibbiablog.com/2010/03/09/gematria-by-the-cross/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 21:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodi ed approcci]]></category>
		<category><![CDATA[gematria]]></category>

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		<description><![CDATA[The events that occurred before and after the crucifixion have special significances. We will speak about the most important events.
Firstly some important information, for a better understanding of these significations:
The [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>The events that occurred before and after the crucifixion have special significances. We will speak about the most important events.</p>
<p>Firstly some important information, for a better understanding of these significations:<br />
The following dates regarding the birth and death and resurrection of the Savior are considered exact by the authors, and they may be accepted initially only as assumptions. They prove themselves.</p>
<p>Christ lived on the earth 33.186 years, this means 30 + 3.186 years of public work; 3,186 years = 1162 days, this number appears in The Great Pyramid, and also gematria (gm) for the phrase “The day of the Lord”.</p>
<p>The birth of the Savior took place on the 16th of February 5 BC, and started His work in 26 AD, around 16/02/26 AD, to be compared with 1162 days.</p>
<p>The crucifixion took place in 24 of April 29 AD, 2404 is gm for “the wages of sin”, from Romans.</p>
<p>The beginning of Christ’s era splits the interval from birth to the cross in two parts: 5 and 28 years, more accurate 4.875 and 28.3111 years.</p>
<p>Immediately after the crucifixion there is a very important interval that starts then, at the time of crucifixion and ends at the time of Jerusalem’s fall, in the 222nd day of the year 70 AD (69.607 AD).</p>
<p>Christ suffered on the cross 3 + 3.186 = 6.186 hours = 371.16 minutes = 22269.6 seconds (to be compared with the fall of Jerusalem), 3.186 hours represent the period of darkness on the cross and corresponds to the 3.186 years of Christ’s public ministry.</p>
<p>Knowing all these we can analyze the intervals in the proximity of the cross. Let’s look at the interval bellow, first on the left of the cross, the other on the right.</p>
<p>The first interval:<br />
283 is gm for revenge. This revenge means the Law which asked an eye for an eye, and this lasted until the cross.</p>
<p>283 + 717 = 1000, 717 gm for grace, these two numbers are complementary because both law and grace are components of the salvation plan. The law is necessary: “Wherefore by works of law no flesh shall be justified before him; for by law is knowledge of sin.”, (Romans 3:20), but “So that the law has been our tutor up to Christ, that we might be justified on the principle of faith.”, (Galatians 3:24) so it was necessary a new covenant that could solve our salvation problem and this is the covenant of grace. That’s why these two numbers are complementary. And the final effect is 1000, gm for overcomer.</p>
<p>Genesis 4:15 is a passage that refers to this way of salvation. Cain pleads to God that his unbearable situation might be improved, but God, in His mercy, answers not only to Cain but to the entire human race, which has the same problem as Cain: “for all have sinned and fall short of the glory of God” (Romans 3:23), “So I find this law at work: When I want to do good, evil is right there with me” (Romans 7:21), “What a wretched man I am! Who will rescue me from this body of death?” (Romans 7:24). God answers that Cain will be revenged sevenfold, but this revenge is more than a moral satisfaction but the very solution of salvation, which is Christ. Christ is the revenge against Satan and his ally, the body of sin.</p>
<p>To be revenged sevenfold (from Genesis 4:15) is:<br />
283 (gm for revenge) * 7 (sevenfold) = 1981</p>
<p>1981 is composed of: 81, gm for Cain, and 19, which is 31 seen in base 6, i.e. God (gm 31) who came in a human body (6).</p>
<p>1981 is the period from the crucifixion to the year 2010, the 24th of April! , and 1981 = 1, God + 1980, gm for Jesus Christ.</p>
<p>The second interval:<br />
413 is gm for “flesh and blood”, and 41.3 read from right to left is the number pi and also the imperative form of the verb to love: “LOVE”. This word is used in Deuteronomy 6:5 and was qualified by Jesus as the greatest command of the law.</p>
<p>3.14, the number pi, symbolizes the Son of God, who took a human body, flesh and blood, and who is represented in Exodus 3:14: “God said to Moses, “I AM WHO I AM.” And he said, “Say this to the people of Israel, “I AM has sent me to you.” Pi also appears in Revelation 3:14: “And to the angel of the church in Laodicea write: “The words of the Amen, the faithful and true witness, the beginning of God’s creation.”</p>
<p>These two intervals have a common interpretation: the law lasts until the cross, and from that moment after the command of love annihilates the law.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-8424" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/Immagine15.jpg" alt="" width="650" height="274" /></p>
<p>If we consider these two intervals without decimals, the number 2841 is formed and this is gm for “the wages of sin = death” and also for “The Christ risen from the dead ”, 1 Corinthians 15:20.</p>
<p>By reading 2841 from right to left we have 1482, which is equal to 1480 (gm for Christ) + 2 (symbol for the Son).</p>
<p>The fact that the crucifixion took place in this date is also proved by the gm of ekklesia, church in Greek, 294 (April 29 AD), and by the gm for God (in Greek with final sigma), 284, in the 28th of April the resurrected Jesus was seen for the first time by all the disciples.</p>
<p>The salvation is assured by the resurrection of the Lord: 1419 is the gm for “Christ is risen” and also for salvation.</p>
<p>The two intervals, 28.3 and 41.3, signify that which is referred to in Romans 6 as “the body of sin” (the flesh and the blood) which has been “brought to nothing” at crucifixion.<br />
The distance between the equinoxes (the vernal and the autumnal) is 186.4 days: 186 is gm for Golgotha, 864 is gm for Jerusalem and 1864 is gm for “He is not here”, Matthew 28:6.</p>
<p>1864 * 1162 (gm for the Day of the Lord, and also the number of days of Christ’s earthly ministry) = 2165968.</p>
<p>2165969 days / 360 = 6016.5777 prophetical years (of 360 days).</p>
<p>60 is gm for covenant or testament</p>
<p>1657 is the first year after the flood and equal to 26, I am (Hebrew) + 777, gm for “the resurrection” + 31, gm for “and” + 823, gm for “the life”.</p>
<p>Finally we propose solving the following problem:<br />
Is the following equality true?<br />
31 + 186 = 496</p>
<p>496 is gm for Jesus, 694 is gm for perfect.<br />
186 is gm for Golgotha, 981 is gm for “peace unto you”.<br />
31 is gm for God (Hebrew), 13 is the day of crucifixion and also gm for rebellion and for “to be hostile” (both in Hebrew).</p>
<p>A general meaning of the problem is:<br />
The One that gave His Life for the sinners at Golgotha, Jesus Christ, the Perfect One, is God.</p>
<p>Ovidiu G., Gabriel Gavrilut, Ionut Nan</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Bibbia Rivelata &#8211; Il Libro</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 20:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[serie la bibbia rivelata]]></category>

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		<description><![CDATA[
Parte finale del Documentario la Bibbia Rivelata incentrata sulla redazione del Pentateuco.
Final part of the documentary The Bible Unearthed, focused on the question regarding the redaction of the Pentateuch.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wc1iMeXuPIM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/wc1iMeXuPIM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Parte finale del Documentario la Bibbia Rivelata incentrata sulla redazione del Pentateuco.</p>
<p>Final part of the documentary The Bible Unearthed, focused on the question regarding the redaction of the Pentateuch.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Dio mi ha liberata da una vita deprimente</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 20:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebrei-Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Edith Stein]]></category>
		<category><![CDATA[olocausto]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio per le figure più &#8220;praticate&#8221; o le opere più lette, per i personaggi più studiati o i più analizzati si verificano ogni tanto operazioni critiche, saggi o monografie, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8414" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788881554614/edith-stein-la-grande-figlia-di-israele-della-chiesa-del-carmelo.html" target="_blank"><img class="size-full wp-image-8414 " src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/8881554615g.jpg" alt="" width="200" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Stein. La grande figlia di Israele, della Chiesa, del Carmelo. Salvarani Francesco, Ares Edizioni.</p></div>
<p>Proprio per le figure più &#8220;praticate&#8221; o le opere più lette, per i personaggi più studiati o i più analizzati si verificano ogni tanto operazioni critiche, saggi o monografie, che stabiliscono un imperioso punto e a capo.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;immensa bibliografia sulla vita e sugli scritti di Edith Stein (1891-1942), protagonista della filosofia tedesca nella stagione della fenomenologia husserliana, il volume di Francesco Salvarani a lei dedicato (<em>E.S. La grande figlia d&#8217;Israele, della Chiesa e del Carmelo, </em>Milano, Edizioni Ares, 2009, pagine 568, euro 25, postfazione di Angela Ales Bello), realizza, sia un&#8217;aggiornata indagine esistenziale, sia il vaglio &#8220;verticale&#8221; di una rara vocazione alla santità. Non per nulla questo libro ha richiesto al suo autore, sacerdote emiliano ex docente di lettere e di filosofia, vent&#8217;anni di lavoro.</p>
<p>Undicesima figlia di una coppia di ebrei molto religiosa, Edith Stein, di vivace e brillante intelligenza fin dall&#8217;infanzia, inclina ben presto a una visione razionalistica della vita, alla quale consegue un netto distacco dalla religione (&#8220;in piena coscienza e per libera scelta smisi di pregare&#8221;). Dopo la maturità, nel 1911, si iscrive alla facoltà di Germanistica, storia e psicologia, all&#8217;università di Breslavia, e scoprendo la corrente fenomenologica di Edmund Husserl (1859-1938) si trasferisce all&#8217;università di Gottinga per  seguirne  le lezioni (ne diverrà poi assistente e discepola, curandone infine alcuni scritti lasciati dopo la morte).</p>
<p>Husserl veniva affermando un nuovo concetto di verità, come ritorno alle cose in se stesse, i &#8220;fenomeni&#8221;, non mere apparenze contrapposte a ipotetiche realtà oggettive. &#8220;Fenomeni&#8221; come manifestazioni originarie della coscienza, che si verificano attraverso eventi o elementi nella loro pura forma, essenza, idea. Il procedimento fenomenologico, allora, esige la preliminare sospensione di ogni giudizio o pregiudizio, di ogni senso comune o sapere scientifico<em> </em>, per cui ogni teoria viene posta tra parentesi e il fenomeno emerge nella sua genuinità, in &#8220;carne ed ossa&#8221; può dirsi.</p>
<p>Vero è che Husserl, verso la fine, riterrà di sviluppare la sua filosofia in senso trascendentale, terreno dal quale la Stein si distanziò da lui, ma resta anche vero che la sua &#8220;dottrina&#8221;, globalmente intesa, condusse non pochi dei suoi studenti verso la fede cristiana, dimensione alla quale la Stein, per prima, e più intensamente di altri, affidò la sua esistenza.</p>
<p>A Gottinga Edith incontra anche il filosofo Max Scheler &#8211; che, da convertito, richiamerà l&#8217;attenzione della giovane amica e collega verso il cattolicesimo &#8211; e il filosofo del diritto Adolph Reinach.</p>
<p>Quando scoppia la bomba del regicidio serbo, la conseguente prima Grande Guerra la vedrà crocerossina, in deroga ai voleri della madre, pur continuando, tra malati, medici, trasferte e reparti, la preparazione della tesi, conseguita a Friburgo, <em>summa cum laude</em> nel 1917 con Husserl, <em>Sul problema dell&#8217;empatia.</em></p>
<p>Prima di Friburgo, sosta a Francoforte presso un&#8217;amica.</p>
<p>&#8220;Entrammo per qualche minuto nel Duomo e mentre eravamo lì in rispettoso silenzio entrò una donna con il suo cesto della spesa e si inginocchiò in un banco per una breve preghiera. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti ci si recava solo per la funzione religiosa. Qui invece qualcuno era entrato nella chiesa vuota, nel mezzo delle sue occupazioni quotidiane, come per andare a un intimo colloquio&#8221;.</p>
<p>Ricordo che, rimasto vivo nell&#8217;animo, darà i suoi frutti. Tutto si accelera alla morte dell&#8217;amico Reinach.<br />
Visitandone la moglie e credendo di trovarla affranta o disperata, è invece colpita dalla sua serenità. Ciò che non è nei piani della Stein è nei piani di Dio, e lei se ne accorge tornando sui cardini speculativi della sua fenomenologia, di una filosofia della storia di cui sente i limiti, d&#8217;una storia stessa che avverte essere solo minimamente nelle mani dell&#8217;uomo (&#8220;&#8230; mi sto avvicinando sempre più a un cristianesimo assolutamente positivo. Mi ha liberata da una vita deprimente, dandomi la forza di accettare di nuovo e con riconoscenza la vita&#8221;).</p>
<p><em> </em>Nel cammino verso la conversione, Edith <em> </em>Stein si imbatte in molte letture:  fra altre, il Kierkegaard di <em>Esercizio del cristianesimo</em> (che non condivide) e Teresa d&#8217;Avila (proprio come reazione alle pagine del filosofo danese). Una notte d&#8217;estate del 1921, tenendo fra le mani una biografia della santa, esclama:  &#8220;Ecco la verità&#8221;.</p>
<p>Qualcosa di nuovo e definitivo è accaduto in lei, nella più intima chiarezza del suo spirito, a conclusione di una assidua e faticosa ricerca. In quello di Teresa, Edith legge il suo destino. Il suo futuro è scritto:  farsi cristiana, cattolica, carmelitana. Anche se la fiera, a volte straziata, opposizione della madre, che giungerà a respingerla da casa, la angoscia a morte.</p>
<p>A capodanno del 1922 è il battesimo, il 2 febbraio dell&#8217;anno dopo la cresima, ma solo la sera del 14 ottobre 1933 si apre per lei la ormai sempre più desiderata clausura.</p>
<p>Intanto &#8211; apprendendo da san Tommaso &#8220;che era possibile mettere la conoscenza al servizio di Dio&#8221; &#8211; accetta di insegnare a Spira, interessandosi delle fasce sociali più svantaggiate; tiene conferenze, tra Germania, Austria e Svizzera, coniugando fenomenologia e spirito della filosofia scolastica, divulgazione e ricerca della volontà divina; accetta anche una docenza a Münster quando a Spira le vengono vietate le lezioni. Hitler si è ormai insediato al potere e la sua lotta contro gli ebrei, non potendo essere se non anche odio verso la cristianità, si riassume nella Stein in una doppia persecuzione.</p>
<p>Neanche oltre la soglia del Carmelo sarà al sicuro, perché il 2 agosto del 1942, sarà prelevata dalle SS, assieme alla sorella Rose, lei pure convertitasi, e costretta verso il lager di Auschwitz-Birkenau.</p>
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		<title>Khirbet Qeiyafa Identified As Biblical &#8216;Neta’im&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA['Neta’im']]></category>
		<category><![CDATA[Khirbet Qeiyafa]]></category>

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		<description><![CDATA[Has another mystery in the history of Israel been solved? Prof. Gershon Galil of the Department of Bible Studies at the University of Haifa has identified Khirbet Qeiyafa as “Neta’im”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8408" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><a rel="attachment wp-att-8408" href="http://www.bibbiablog.com/2010/03/09/khirbet-qeiyafa-identified-as-biblical-neta%e2%80%99im/khirbet-qeiyafa-ny-times/"><img class="size-medium wp-image-8408" title="Khirbet Qeiyafa (NY Times)" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/Khirbet-Qeiyafa-NY-Times-400x213.jpg" alt="Khirbet Qeiyafa (NY Times)" width="400" height="213" /></a><p class="wp-caption-text">Khirbet Qeiyafa (NY Times)</p></div>
<p>Has another mystery in the history of Israel been solved? Prof. Gershon Galil of the Department of Bible Studies at the University of Haifa has identified Khirbet Qeiyafa as “Neta’im”, which is mentioned in the book of Chronicles. “The inhabitants of Neta’im were potters who worked in the king’s service and inhabited an important administrative center near the border with the Philistines,” explains Prof. Galil.</p>
<p>Khirbet Qeiyafa is a provincial town in the Elah Valley region. Archaeological excavations carried out at <a href="http://www.nytimes.com/2008/10/30/world/middleeast/30david.html" target="_blank">Khirbet Qeiyafa</a> by a team headed by Prof. Yosef Garfinkel and Mr. Saar Ganor have dated the site to the beginning of the 10th century BCE, namely the time of King David’s rule. A Hebrew inscription on a pottery shard found at the site, also dating back to the 10th century, has recently been deciphered by Prof. Galil and indicates the presence of scribes and a high level of culture in the town.</p>
<p>The genealogy of the Tribe of Judah dated to the same period is recorded in 1 Chronicles. The last verse of this genealogy, 1 Chronicles 4:23, mentions two important cites: Gederah and Neta’im, both of which were administrative centers, since they were inhabited by people who work “in the king’s service”: “These were the potters, the inhabitants of Neta’im and Gederah, they dwelt there in the King’s service.” Gederah has been identified by A. Alt with Khirbet Ğudraya, near the Elah Valley, but Neta’im, which is mentioned only once in the Bible, remained unidentified.</p>
<p>American scholar Prof. William Albright, a leading archaeologist, proposed associating Neta’im with Khirbet En-Nuweiti’, which is also located near the Elah Valley, based on the phonological similarity between the two names. Archaeological surveys at Khirbet En-Nuweiti’, however, revealed that it was only inhabited during Hellenistic and Roman-Byzantine times, and not during the Iron Age.</p>
<p>Prof. Galil’s identification of Khirbet Qeiyafa with Neta’im is based on the proximity of Khirbet Qeiyafa to biblical Gederah/Khirbet Ğudraya; on the archaeological findings &#8211; including impressive fortifications &#8211; dating from the time of King David’s rule and indicating that this was an administrative center; and on the preserved name of nearby Khirbet En-Nuweiti’.</p>
<p>“The archeological findings at this site, the discovery of the earliest and most important Hebrew inscription to be found to date, and the understanding, based on the biblical text, that members of the Tribe of Judah inhabited the town and worked in the king’s service, testify to Khirbet Qeiyafa &#8211; Neta’im &#8211; being an important administrative center in the border region of the Kingdom of Israel during the time of King David’s reign. The existence of this fortified administrative center relatively far from the center of the kingdom testifies to a conflict that broke out between the Israelites the Philistines after David was victorious over the House of Saul and all of the Tribes of Israel were unified under his leadership. It is further proof of a large and powerful kingdom during the days of King David,” Prof. Galil concludes.</p>
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		<title>“How, When, and Why Did Jerusalem Emerge as the Sacred City of the Jews?”</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi e convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano
Professor Lee I. Levine, The Hebrew University, Jerusalem, Israel
Pontifical Gregorian University &#8211; Aula Tesi C012
Wednesday, March 17th, 2010 &#8211; 6 PM
For information:
Cardinal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unigre.it/JudaicStudies/eventiView_en.asp?id=40"><img class="size-full wp-image-8403 alignleft" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/Immagine14.jpg" alt="" width="211" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano</p>
<p style="text-align: left;"><em>Professor Lee I. Levine, The Hebrew University, Jerusalem, Israel</em></p>
<p style="text-align: left;">Pontifical Gregorian University &#8211; Aula Tesi C012<br />
Wednesday, March 17th, 2010 &#8211; 6 PM</p>
<h3>For information:</h3>
<p>Cardinal Bea Centre for Judaic Studies<br />
Tel. +39 06 6701 5522<br />
E-mail: &nbsp;<a href="mailto:judaicstudies@unigre.it" title="mailto:judaicstudies@unigre.it">judaicstudies at unigre.it</a><br />
Web: www.unigre.it/judaicstudies</p>
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		<title>Temi teologici della Bibbia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Temi AT/NT]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia AT]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia NT]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia paolina]]></category>

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		<description><![CDATA[
Temi teologici della Bibbia
a cura di Romano Penna, Giacomo Perego, Gianfranco Ravasi
Serie: Dizionari San Paolo
Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI)
Codice ISBN-10: 8821564800
Codice ISBN-13: 978-8821564802
Prezzo di copertina: € 112,00
Un’edizione completamente nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a rel="attachment wp-att-8398" href="http://www.bibbiablog.com/2010/03/08/temi-teologici-della-bibbia/temi-teologici/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8398" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/temi-teologici.jpg" alt="" width="142" height="200" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium"><strong>Temi teologici della Bibbia</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><strong>a cura di Romano Penna, Giacomo Perego, Gianfranco Ravasi</strong></span></p>
<p>Serie: <em>Dizionari San Paolo</em></p>
<p><strong>Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI)</strong></p>
<p>Codice ISBN-10: 8821564800</p>
<p>Codice ISBN-13: 978-8821564802</p>
<p>Prezzo di copertina: € 112,00</p>
<p>Un’edizione completamente nuova – con 224 voci e 160 Autori – che tiene conto dei più recenti studi e dà spazio ai temi e alle grandi sezioni della Scrittura, accostata in chiave teologica.</p>
<p>L&#8217;opera si segnala per il taglio internazionale dei suoi collaboratori. Sono infatti coinvolti, oltre ai numerosi italiani, anche Autori tedeschi, inglesi, francesi, portoghesi e spagnoli.</p>
<p>In più, per la composizione del presente Dizionario sono stati valorizzati i suggerimenti emersi dalle diverse recensioni e lettere giunte in redazione in seguito alla pubblicazione del precedente Dizionario di teologia biblica; oltre a ciò si è tenuto conto dell’impostazione adottata in altri Dizionari biblico-teologici pubblicati negli ultimi anni.</p>
<p><em>Romano Penna</em>, nato a Castiglione Tinella (Cuneo) nel 1937, è sacerdote della diocesi di Alba. Docente emerito di Nuovo Testamento presso la Pontificia Università Lateranense e professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana, Romano Penna è autore di numerose pubblicazioni a carattere esegetico. Per le Edizioni San Paolo ha scritto: L’Apostolo Paolo. Studi di esegesi e teologia (1991); Paolo di Tarso. Un cristianesimo possibile (20003); I ritratti originali di Gesù il Cristo, 2 voll. (20013-2003 2); Vangelo e inculturazione (2001); Il Dna del cristianesimo. L&#8217;identità cristiana allo stato nascente (2007), Gesù di Nazaret: La sua storia, la nostra fede (2008).</p>
<p><em>Giacomo Perego</em>, sacerdote della Società San Paolo, è docente di Nuovo Testamento presso l’Istituto di Vita Consacrata (Claretianum) della Pontificia Università Lateranense di Roma e presso il CICS della Pontificia Università Gregoriana. È membro del Settore di Apostolato Biblico nazionale della CEI e autore, tra altre opere, di Password – Bibbia Giovani (San Paolo 2002, 2003, 2008), dell’Atlante biblico interdisciplinare (San Paolo 20074), di Nuovo Testamento e Vita Consacrata (San Paolo 2008).</p>
<p><em>Gianfranco Ravasi</em>, nato nel 1942 a Merate (Lecco) e ordinato sacerdote nel 1966, è stato per molti anni Prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Nel settembre 2007, dopo essere stato nominato da Benedetto XVI, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, è stato ordinato Arcivescovo Titolare di Villamagna di Proconsolare. A lungo docente di esegesi dell’Antico Testamento nella Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e di ebraico nel Seminario arcivescovile milanese, è membro di numerose accademie e istituzioni culturali italiane e straniere, oltre che autore di diversi volumi.</p>
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		<title>Imparare a parlare il greco antico (koiné)</title>
		<link>http://www.bibbiablog.com/2010/03/08/corso-intensivo-di-greco-antico-con-il-metodo-polis/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 13:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi e convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Greco biblico]]></category>

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		<description><![CDATA[Corso intensivo di greco antico con il metodo Polis
Imparare a parlare il greco antico (koiné) come una lingua viva!
Prof. Christophe Rico
Hebrew University of Jerusalem, Ecole Biblique et Archéologique Française de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Corso intensivo di greco antico con il metodo Polis<img class="alignright size-medium wp-image-8389" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/Immagine13-339x300.jpg" alt="" width="339" height="300" /></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Imparare a parlare il greco antico (koiné) come una lingua viva!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>Prof. Christophe Rico</em><br />
Hebrew University of Jerusalem, Ecole Biblique et Archéologique Française de Jérusalem</p>
<p>Vorresti leggere direttamente il testo originale del Nuovo Testamento, oppure le Vite parallele di Plutarco, o le Storie di Polibio con la stessa scioltezza con cui leggi il testo in italiano? Chi parla e sente parlare il greco antico può imparare la lingua che ha forgiato la nostra cultura nello stesso modo come impara una lingua moderna. Con l’aiuto del metodo Polis puoi riuscirci.</p>
<p>Il metodo Polis applica le tecniche usate oggi giorno nell’insegnamento delle lingue moderne. Esso presenta la ricchezza del greco koiné attraverso testi didattici che si susseguono scandendo la progressione naturale di apprendimento delle lingue vive. Sin dal primo momento, le lezioni si svolgono in greco, e gli studenti interagiscono attivamente con il docente in modo dialogico. Il vocabolario utilizzato durante le lezioni si basa sulle concordanze di Apollonio Discolo (termini grammaticali), di Plutarco (per alcune parole di uso nella vita ordinaria) e del Nuovo Testamento (vocabolario comune). In alcuni casi, per completezza, si è tenuto conto anche del vocabolario della versione greca dei Settanta dell’Antico Testamento.</p>
<p>Per ulteriori informazioni sul metodo Polis, puoi visitare il loro sito web:&nbsp;<a href="http://poliskoine.com/" title="http://poliskoine.com/" target="_blank">http://poliskoine.com/</a>. Il manuale Polis verrà pubblicato a settembre dall’editrice San Paolo.</p>
<p>Vuoi vedere come si sono svolte le lezioni l’anno scorso? Clicca qui</p>
<p>Informazioni generali:</p>
<p>Livello I (esigenze iniziali: basta conoscere l&#8217;alfabeto greco): 80 ore di lezione (con la collaborazione del prof. Thomas Rego)</p>
<p>Livello II (esigenze iniziali: grammatica elementare del greco): 40 ore di lezione</p>
<p>Il primo giorno di lezioni ci sarà un esame per stabilire il livello rispettivo</p>
<p>Luogo: Pontificia Università della Santa Croce (Roma, Italia) URL:&nbsp;<a href="http://www.pusc.it" title="http://www.pusc.it" target="_blank">http://www.pusc.it</a></p>
<p>Date: Dal 2 al 29 settembre 2010, da lunedì a venerdì.</p>
<p>Orari: Livello I: 4 ore al giorno (9.00 a 13.00). Livello II: 2 ore al giorno (11.00 a 13.00)</p>
<p>Costo:</p>
<p>Livello I: 550 Euro</p>
<p>Livello II: 300 Euro</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Imparare a parlare l&#8217;ebraico antico</title>
		<link>http://www.bibbiablog.com/2010/03/08/corso-intensivo-di-ebraico-antico-con-il-metodo-polis/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 13:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi e convegni]]></category>
		<category><![CDATA[ebraico biblico]]></category>
		<category><![CDATA[Hebrew Bible]]></category>
		<category><![CDATA[Modern Hebrew]]></category>

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		<description><![CDATA[
Corso intensivo di ebraico antico con il metodo Polis
Imparare a parlare l&#8217;ebraico antico come una lingua viva!
Prof. Ofer Cohn (Israel)
Durante il mese di settembre 2010, l&#8217;Università Pontificia della Santa Croce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright size-medium wp-image-8385" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/Immagine12-342x300.jpg" alt="" width="342" height="300" /></strong></p>
<p>Corso intensivo di ebraico antico con il metodo Polis</p>
<p><strong>Imparare a parlare l&#8217;ebraico antico come una lingua viva!</strong></p>
<p style="text-align: center;">Prof. Ofer Cohn (Israel)</p>
<p>Durante il mese di settembre 2010, l&#8217;Università Pontificia della Santa Croce organizzerà un corso specializzato di ebraico biblico. Il corso è previsto per chi desidera acquistare una competenza basica nella lettura dei testi dell’Antico Testamento nella lingua originale. Il corso è destinato a principianti e non richiede nessuna conoscenza previa della lingua.</p>
<p>Secondo le tecniche oggi ampiamente diffuse nell&#8217;insegnamento delle lingue vive, gli studenti verrano immersi subito dalla prima sessione nella lingua ebraica orale e scritta. Il modo più sicuro ed efficace di imparare una lingua antica, come succede per quelle moderne, consiste nell&#8217;ascoltare e conversare nella stessa lingua che si vuole imparare sia con il professore che tra gli studenti. Per far rinascere l&#8217;ebraico biblico si sono impiegati, con alcuni adattamenti, i metodi di insegnamento attuale dell&#8217;ebraico moderno. Basandosi su testi dell&#8217;antichità, questa tecnica permette offrire allo stesso tempo una panoramica generale della lingua ebraica e il suo sviluppo fino al ebraico moderno.</p>
<p>Dal 2 al 29 settembre 2010, si terranno 80 ore di lezioni, quattro ore al giorno -dalle 9 alle 13- da lunedì a venerdì. La prima mattinata si dedicherà alla presentazione della grammatica ebraica. Durante le due ultime ore gli studenti svolgeranno diverse attività ludiche che gli permetterà di assimilare i contenuti ricevuti precedentemente e rinforzare il dominio della lingua: poemi, canzoni, testi in prosa e persino un diario del sec. VIII a.C.!</p>
<p>Lungo il mese, si studierà la totalità del testo del profeta Giona. Questo libro della Bibbia, che fu redatto alla fine del sec. V o inizi del IV a.C., costituisce un testo ideale per cui fa i primi passi nell&#8217;ebraico biblico. Alla fine del corso, si sarà arrivati alla lettura dell&#8217;intero testo di Giona e gli studenti avranno raggiunto il livello indispensabile per poter leggere la Bibbia con l&#8217;aiuto di un dizionario.</p>
<p>Il corso sarà impartito dal prof. Ofer COHN, psicologo e professore in Israele con diversi anni di esperienza nell&#8217;insegnamento dell’ebraico come lingua straniera. Il prof. Cohn è specialista nell&#8217;iniziazione all&#8217;ebraico tramite l&#8217;impiego delle tecniche di immersione totale nella lingua.</p>
<p>Informazioni generali:</p>
<p>Livello I (nessuna esigenza iniziale) : 80 ore di lezione</p>
<p>Luogo: Pontificia Università della Santa Croce. URL:&nbsp;<a href="http://www.pusc.it" title="http://www.pusc.it" target="_blank">http://www.pusc.it</a></p>
<p>Date: Dal 2 al 29 settembre 2010, 4 ore al giorno (9.00 a 13.00), da lunedì a venerdì.</p>
<p>Costo: 550 Euro</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ellenismo, Settanta e Cristianesimo</title>
		<link>http://www.bibbiablog.com/2010/03/07/ellenismo-settanta-e-cristianesimo/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 15:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[periodo ellenistico]]></category>
		<category><![CDATA[ellenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Septuaginta]]></category>
		<category><![CDATA[settanta]]></category>

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		<description><![CDATA[Col termine ellenismo si intende il periodo di espansione della cultura greca in Oriente, caratterizzato dalla fusione di elementi greci con elementi orientali.
Esso ebbe luogo a seguito della travolgente spedizione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8375" class="wp-caption alignright" style="width: 311px"><img class="size-full wp-image-8375  " src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/417px-Aristotle_tutoring_Alexander_by_J_L_G_Ferris_1895.jpg" alt="" width="301" height="431" /><p class="wp-caption-text">Aristotle tutoring Alexander, by J. L. G. Ferris, 1895</p></div>
<p>Col termine <em>ellenismo</em> si intende il periodo di espansione della cultura greca in Oriente, caratterizzato dalla fusione di elementi greci con elementi orientali.</p>
<p>Esso ebbe luogo a seguito della travolgente spedizione di Alessandro Magno (356-323 a.C.) che, succeduto al padre Filippo il Macedone nel 336, negli anni fra il 334 e il 326, dopo aver conquistato l’impero persiano, si spinse nel cuore dell’Asia, fino all’India e oltre, sottomettendo i paesi corrispondenti agli attuali Egitto, Turchia, Siria, Iraq, Iran e Afghanistan.</p>
<p>Alla morte prematura di Alessandro il suo impero si frantumò, e dopo un periodo di lotte intricate e accanite fra i suoi successori e poi fra i loro discendenti, intorno al 250 a.C. esso si presentava diviso in quattro grandi stati: l’Egitto (e parte della Siria) dei Tolomei; la Grecia continentale formante il regno di Macedonia; il regno dei Seleucidi, comprendente press’a poco la parte asiatica; il regno di Pergamo.</p>
<p>In tali paesi di antichissima civiltà, la cultura greca – la lingua in primo luogo – divenne patrimonio comune di popoli assolutamente estranei al mondo greco, i quali poterono conoscerla e assimilarla grazie alle istituzioni culturali, come teatri, biblioteche, ginnasi, etc. che da Atene si diffusero nei centri culturali e nelle capitali dei grandi stati ellenistici: Alessandria, soprattutto, Pergamo, Antiochia. Nella nuova capitale egiziana, ad esempio, sorsero, fra le altre cose, il <em>Museion</em> con gli annessi istituti scientifici (l’osservatorio astronomico, un giardino botanico e zoologico, un istituto anatomico) e la Biblioteca che, in successive acquisizioni, sarebbe giunta a contenere tutto ciò che la letteratura – non soltanto greca – aveva prodotto fino allora (700.000 mila volumi, secondo alcune fonti).</p>
<p>L’esportazione della cultura greca in terre lontane dalla madrepatria generò un’osmosi feconda fra grecità e culture orientali e dette origine a un mondo nuovo, un mondo senza confini, cosmopolita, popolato da genti di tutte le razze e le culture e unito dalla lingua greca, non più, però, quella classica, letteraria, ma una lingua che potesse essere intesa da tutti, una lingua semplificata nelle strutture sintattiche e nel lessico, una lingua « comune», la cosiddetta <em>koinè</em> (dal greco koinè diàlektos, “parlata comune”).</p>
<p>Dell’universo sociopolitico e culturale dell’ellenismo entrò naturalmente a far parte anche il mondo ebraico, che vi si integrò pienamente, tanto da assumere il greco come lingua propria e da educare i giovani alla cultura ellenica.</p>
<p>Questo processo di ellenizzazione riguardò sia gli Ebrei della diaspora, sia quelli della Palestina, dove la classe dominante ebraica, soprattutto, non tardò a grecizzarsi in modo profondo, come dimostra, ad esempio, il nome di un sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme, del II secolo a.C., che si chiamava Menelao, come il re della città greca di Micene. Tanti ebrei portavano nomi greci, e spesso due nomi, uno ebraico per la comunità religiosa e uno greco per la vita quotidiana. Sono greci, ad esempio, i nomi propri di alcuni discepoli di Gesù come Simone, più tardi detto Pietro, suo fratello Andrea e Filippo, che erano cresciuti nella città di Betsaida, a est del Giordano, città che apparteneva ai territori ellenizzati dal tetrarca Filippo. Il nome Simone, in particolare, ricorre per la prima volta nella letteratura fra le righe di una commedia greca, le <em>Nuvole</em>, di Aristofane (vv. 351, 399, etc.), che data al 423 a.C..</p>
<p>La più numerosa e influente colonia di Ebrei della diaspora era insediata ad Alessandria d’Egitto, la più grande e la più ricca delle metropoli ellenistiche. Qui, grazie al mecenatismo della dinastia dei Tolomei, giunsero da ogni parte poeti, letterati, filologi, filosofi, scienziati che fecero della città il maggiore centro di diffusione della nuova cultura. E proprio ad Alessandria, nel III sec. a. C., avvenne l’incontro fra il mondo giudaico e la cultura greca.</p>
<p>E’ qui che, secondo la leggenda – contenuta nella cosiddetta <em>L</em><em>ettera a </em><em>Filocrate</em>, dell’ebreo Aristeas &#8212; Tolomeo II Filadelfo, re d’Egitto, desiderando arricchire la Biblioteca, si fece inviare da Gerusalemme una copia dei libri sacri ebraici e chiamò settantadue dotti ebrei (sei per ciascuna delle dodici tribù d’Israele), i quali, nel completo isolamento dell’isola di Faro, ne eseguirono la traduzione in greco, detta perciò dei <em>Settanta </em>(ovvero LXX). La traduzione, che secondo la leggenda fu portata a termine in 72 giorni, fu cominciata intorno al 250 a.C. col <em>Pentateuco</em> e continuata con i <em>Profeti </em>e gli <em>Agiografi</em> (i 13 libri sapienziali), e durò almeno un secolo; qualche parte, come l’ <em>Ecclesiaste</em>, fu tradotta ancora sulla fine del sec. I d.C., mentre alcuni libri (<em>Sapienza</em>, I-II <em>Maccabei</em>) furono composti direttamente in greco. Tale traduzione, che venne rifiutata dagli Ebrei della Palestina, fu naturalmente opera di molti traduttori, che lavorarono indipendentemente e in tempi diversi e venne fatta nell’ambiente giudaico, a uso della numerosissima comunità ebraica alessandrina (circa un milione di persone secondo Filone d’Alessandria); ma l’impulso a questa notevole impresa giunse dall’ambiente degli intellettuali greci vicini alla corte tolemaica, desiderosi di confrontarsi con il millenario monoteismo degli Ebrei. La <em>Settanta</em> potrebbe, però, anche avere avuto un fine di propaganda e al tempo stesso di difesa dell’identità culturale di tale comunità, la quale, dopo un periodo di convivenza pacifica, durante la dinastia tolemaica, con la comunità greco-macedone, a partire dal II secolo a.C. in poi, divenne oggetto di accuse e attacchi continui che portarono a un deterioramento tale dei rapporti fra Ebrei e Greci, da degenerare in episodi di estrema violenza, come nel 38 d.C., quando, proprio ad Alessandria, si scatenò una spietata caccia ai Giudei ( la prima rivolta antisemita della storia), conclusasi coll’atroce massacro di centinaia di essi e con il confinamento dei sopravvissuti in un vero e proprio ghetto.</p>
<p>Rispetto alla Bibbia giudaica la traduzione greca dei <em>Settanta</em> presenta delle divergenze, che potrebbero spiegarsi sia con la libertà di interpretazione da parte dei traduttori (considerando anche che i testi ebraici a disposizione erano consonantici), sia col fatto che quasi certamente essa venne in buona parte condotta su testi originali più antichi di quelli dell’attuale Bibbia giudaica, come dimostrano le notevoli affinità che la traduzione stessa presenta coi brani biblici contenuti nei rotoli di papiro rinvenuti dentro le grotte di Qumràn, sulle rive del Mar Morto, ritenuti anteriori alla definitiva redazione dei libri sacri ebraici nella loro forma ‘canonica’.</p>
<p>La Bibbia dei <em>Settanta </em>costituisce il più ampio documento della <em>koinè</em> dell’uso quotidiano: una <em>koinè </em>ovviamente influenzata dall’ebraico, di cui conserva qualche termine intraducibile in greco, o costrutti e locuzioni idiomatiche resi molto approssimativamente e poco grecamente talora.</p>
<p>L’importanza della <em>Settanta</em> è stata semplicemente enorme per quanto riguarda la fusione delle culture giudaica e greca, sia per le conseguenze che questa fusione ha avuto sulla predicazione e sulla espressione letteraria del cristianesimo, sia per la vasta produzione letteraria greco-giudaica che ha originato, in gran parte oggi perduta.</p>
<p>Per effetto della traduzione dei libri sacri, la cultura ebraica assunse, dunque, come propria lingua il greco, nella forma della <em>koinè</em><em>,</em> e in tale lingua creò una letteratura profana di cui ci sono pervenute diverse opere, come la tragedia di impianto classico ma di argomento giudaico intitolata <em>Exagoghé</em> , cioè «<em>Esodo</em>», del poeta Ezechiele (da non confondere con l’omonimo profeta) vissuto tra il III e il II secolo a.C., che narra dell’esodo degli Ebrei dall’Egitto sotto la guida di Mosè, la ricca produzione dello scrittore e filosofo ebreo alessandrino Filone, (massimo esempio di sintesi fra tradizione religiosa giudaica e filosofia greca), le opere dello storico Giuseppe Flavio (anch’esse esempio di sintesi fra le due culture). Da ricordare anche il lungo poema in 14 canti intitolato <em>Storia</em><em> di </em><em>Gerusal</em><em>e</em><em>mme</em>, di Filone il Vecchio (II sec.), i 14 libri di <em>Oracoli sibillini</em>, che cantano profezie sulla venuta del Messia, il III libro dei <em>Maccabei</em> (non compreso nella Bibbia), che tratta della miracolosa salvezza dei Giudei d’Alessandria condannati da Tolomeo IV, il <em>Libro di Giuseppe e</em> <em>Aseneth</em>, che narra della storia d’amore tra Giuseppe e Aseneth, la figlia del potente sacerdote egizio Putifar. Ma ciò che più di tutto attesta dell’avvenuta simbiosi tra la dominante civiltà greca e la cultura giudaica è il nome dell’istituzione ebraica per eccellenza, la sinagoga, derivante dal termine greco synagoghé, “adunanza“.</p>
<p>Nel processo iniziato dai <em>Settanta</em>, che è stato definito «ellenizzazione del monoteismo semitico», si inseriscono naturalmente gli scritti del Nuovo Testamento, anch’essi redatti nella <em>koinè</em>, l’unica lingua che si presentava agli apostoli in grado di comunicare il nuovo messaggio agli uomini, in quanto lingua comune di tutto l’Oriente ellenizzato. In particolare, il greco utilizzato nel Nuovo Testamento è un greco dimesso, molto vicino alla lingua parlata dagli strati popolari delle comunità ellenizzate del Mediterraneo orientale, una lingua, però, come dimostrano specialmente i vangeli, viva, sciolta, duttile, efficace, la cui vitalità è dimostrata, fra l’altro, dal fatto di essere così vicina al greco ancora oggi parlato. Certo, è una <em>koinè</em> che presenta parole e locuzioni, costrutti e schemi che non sono greci, e non mancano gli ebraismi, ma l’impianto linguistico rimane greco, come pure l’ineguagliabile potenza espressiva delle parole, pur se affidate a uno stile semplice e disadorno. Un esempio su tutti di tale espressività il famoso, anche se unico, gioco di parole (che non era possibile in aramaico) : « E io ti dico che tu sei <em>Pietro</em> [Petros] e su questa <em>Pietra</em> [Petra] edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt. 16, 18).</p>
<p>In quanto alla lingua adoperata dai singoli evangelisti, si va dal greco poco scorrevole e ricco di semitismi di Matteo, a quello molto scorrevole per la sua semplicità lessicale ed espressivo di Marco, dallo stile solenne di Giovanni, ricco di termini astratti e simbolici, a quello più ellenistico, raffinato e ricercato sotto il profilo lessicale di Luca, che era, forse, originario di Antiochia di Siria. Già il proemio del suo vangelo, con una dedica, risente della tradizione greca, evidente anche negli Atti degli Apostoli, a lui attribuiti, dove si trova, ad esempio, citata una frase: «Di lui infatti anche noi siamo stirpe» (17,28), presente sia nell’opera <em>Fenomeni</em> del poeta greco Arato, sia nel celebre <em>Inno a Zeus</em> di Cleante, pensatore stoico del III secolo a.C.. Luca dimostra, quindi, anche di conoscere «filosofi Stoici ed Epicurei» (At. 17,18) e cita (At. 20,35) un proverbio greco anche piuttosto letterario, un detto di Gesù, “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”, non riportato dai vangeli, che si potrebbe accostare a un detto attribuito a Tolomeo Sotèr, sovrano ellenistico d’Egitto:« E’ preferibile arricchire gli altri che arricchire sé», o a una frase di Aristotele che affermava:« E’ proprio dell’uomo generoso dare a chi è il caso di dare, anziché ricevere da chi è il caso di ricevere» ( Aristotele, <em>Etica a </em><em>Nicomaco</em>, IV, 1,7). Un’altra, significativa, testimonianza di quanto fosse ormai completa l’assimilazione della cultura greca da parte degli ebrei, è rappresentata dalla frase pronunciata da Paolo in Atti 26, 14:« Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te recalcitrare contro il pungolo». Essa rappresenta, infatti, un’allusione chiara a una delle più popolari tragedie greche, l’<em>Agam</em><em>ennone</em> di Eschilo (525-456 a.C.), dove Egisto rivolgendosi al coro dice:« Questa vista non vi spinge a riflettere? Allora non recalcitrate contro il pungolo, se non volete cadere e farvi male». (vv. 1623-1624) Gesù, come Paolo sottolinea, avrebbe detto questo in aramaico, mentre Paolo la riferisce in greco a Festo e ad Agrippa che non conoscevano l’aramaico. L’espressione “recalcitrare contro il pungolo” ricorre ancora in Eschilo, nella tragedia <em>Prometeo</em> (v. 325), nelle <em>Baccanti</em> del tragediografo greco Euripide (v.795) e anche nella commedia <em>Phormio</em> del commediografo latino Terenzio (vv. 77-78): « Mi venne in mente questo proverbio: perché sei tanto stupido da recalcitrare contro il pungolo?». Queste parole sulla bocca di Gesù intendevano, forse, attirare l’attenzione di Festo e Agrippa (ai quali dovevano risultare alquanto familiari), quasi a voler dimostrare che Gesù, Paolo e i primi cristiani non erano affatto incolti. E la cosa, in realtà, non è di secondaria importanza, visto che nessuna discussione sarebbe stata possibile col mondo intellettuale greco senza una base comune, quella, cioè, della cultura greca e in particolare, se pensiamo al discorso di Paolo all’Areòpago di Atene, della sua parte più rappresentativa, la tradizione filosofica. E dalla filosofia dell’età ellenistica la predicazione cristiana prese a prestito non soltanto gli argomenti, ma anche il suo tipico carattere esortativo: basti pensare solo al fatto che la stessa parola «conversione», in greco <em>metànoia</em>, cioè “ripensamento,” deriva da Platone (<em>Euthydemus</em>, 279).</p>
<p>Questa esigenza di incontro con la cultura greca appare con maggiore evidenza nella cristologia, a partire dalla scelta dei titoli cristologici con cui essa si espresse: ai titoli di <em>Figlio dell’Uomo</em> e <em>S</em><em>ervo</em> fu preferito, infatti, il titolo di <em>Signore</em><em>,</em> molto più presente nelle lettere di Paolo che nei vangeli, poiché pienamente comprensibile in ambiente greco (pur avendo radici bibliche), a differenza dei titoli di <em>Figlio dell’</em><em>Uomo</em> e <em>Servo</em>, che si ritrovano significativamente solo nei vangeli (essendo fortemente legati e fondati sulla cultura giudaica).</p>
<p>Lo sviluppo postclassico, <em>ellenistico</em>, della cultura greca, si rivelò, quindi, decisivo per lo svolgimento e l’espansione della missione cristiana nel mondo antico.</p>
<p>Ma se la civiltà ellenistica e il sincretismo fra mondo ellenico e mondo giudaico, avviato dalla traduzione dei <em>Settanta</em>, resero possibile al messaggio di Cristo di oltrepassare i confini della Palestina e divenire messaggio universale, l’eccessiva elaborazione teologica, frutto della mentalità speculativa di stampo greco, e le costruzioni teoretiche che ne derivarono finirono per prevalere su di esso.</p>
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		<title>La Bibbia Rivelata &#8211; I Re</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 17:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[serie la bibbia rivelata]]></category>

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		<title>I Ministri di Cristo nelle lettere Paoline. Fedeli alla verità nella Carità.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi paolini]]></category>

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		<description><![CDATA[
Carmelo Pellegrino
I Ministri di Cristo nelle lettere Paoline.
Fedeli alla verità nella Carità.
Prefazione del Card. Albert Vanhoje
Serie: Spiritualità e Teologia
Gregorian &#38; Biblical Press, Roma
pp. 224
978-7839-148-2
€ 18,00
Chi è il ministro di Cristo? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a rel="attachment wp-att-8369" href="http://www.bibbiablog.com/2010/03/06/i-ministri-di-cristo-nelle-lettere-paoline-fedeli-alla-verita-nella-carita/iministridicristox50/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8369" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/iministridicristox50.jpg" alt="" width="236" height="330" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium"><strong>Carmelo Pellegrino</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em><strong>I Ministri di Cristo nelle lettere Paoline.</strong></em></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em><strong>Fedeli alla verità nella Carità.</strong></em></span></p>
<p><span style="font-size: small">Prefazione del Card. Albert Vanhoje</span></p>
<p>Serie: Spiritualità e Teologia</p>
<p><strong>Gregorian &amp; Biblical Press, Roma</strong></p>
<p>pp. 224</p>
<p>978-7839-148-2</p>
<p>€ 18,00</p>
<p>Chi è il ministro di Cristo? Quale è il suo compito? In che modo è chiamato a svolgerlo? Ed in quali tempi? A queste semplici ma fondamentali domande questo libro offre risposte, attingendole dall’analisi delle Lettere Paoline e dai loro contatti con altri testi biblici. Emerge anzitutto la profonda identificazione tra il ministro ed il suo ministero, visibile in modo peculiare nell’esercizio delle funzioni di insegnamento, governo e santificazione. Affiora però anche il sorprendente e continuo ancoraggio del ministero al sacerdozio di Cristo, nelle due coordinate della sua obbedienza filiale al Padre Celeste e del suo amore per l’umanità. La sua morte è il solo vero sacrificio. Sul Golgota non è stata ritualmente santificata una vittima animale né proferito un brillante sermone. Piuttosto, la stessa umanità è stata trasformata, finalmente elevata ad una nuova relazione con Dio e finalmente resa capace di comunione fraterna. Si tratta dell’Alleanza Nuova sancita dal sangue di Gesù, che comunica ad ogni battezzato la capacità di partecipare alla sua offerta sacerdotale. La dimensione di “mediazione” del sacerdozio di Cristo, però, spetta solo ai “dirigenti” della comunità cristiana, ministri di questa Nuova Alleanza (2Cor 3,6; Eb 13,7.17). Essi non esercitano la mediazione al posto di Gesù ma hanno il potere di manifestare tale mediazione, persino nella sua dimensione vittimale. Come Cristo, anche gli amministratori dei misteri di Dio vivono costantemente esposti alla crocifissione e all’offerta estrema di sé a favore della Chiesa.</p>
<p>CARMELO PELLEGRINO (1971) è sacerdote dell’Arcidiocesi di Taranto e membro dell’Istituto Secolare Servi della Sofferenza ispirato alla spiritualità di S. Pio da Pietrelcina. È docente presso la Pontificia Università Gregoriana e la Libera Università Maria Santissima Assunta. Dal 2001 è Officiale della Congregazione delle Cause dei Santi. Ha pubblicato Paolo, servo di Cristo e padre dei Corinzi. Analisi retorico-letteraria di 1Cor 4, Collana Tesi Gregoriana 139, Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2006; Oltre la sapienza di parola. Paolo di Tarso e Pio da Pietrelcina: linee didattiche cristiane tra antichità e novità, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, S. Giovanni Rotondo 2007; San Paolo e le radici cristiane d’Europa. Il “nuovo inizio” degli Atti degli Apostoli tra narrazione e teologia, Edizioni Servi della Sofferenza, San Giorgio Jonico 2008.</p>
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		<title>Un milione di bibbie per il Brasile</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 09:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia Oggi]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia brasile]]></category>

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		<description><![CDATA[Brasilia, 5. Portare la Parola di Dio a tutti coloro che, in Brasile, non possono permettersi di comprare la Bibbia e altri sussidi didattici per intraprendere il cammino dell&#8217;evangelizzazione. Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8366" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/brazil_Rio-de+-janeiro_travel_.jpg" alt="" width="614" height="461" />Brasilia, 5. Portare la Parola di Dio a tutti coloro che, in Brasile, non possono permettersi di comprare la Bibbia e altri sussidi didattici per intraprendere il cammino dell&#8217;evangelizzazione. Si tratta dell&#8217;avvio di una formazione permanente personale e comunitaria per riuscire a divenire &#8220;discepoli e servitori della Parola di Dio&#8221;. È questo l&#8217;obiettivo del progetto &#8220;Un milione di bibbie&#8221;, che ha per tema il passo del Vangelo di Matteo, &#8220;Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo&#8221;.</p>
<p>La campagna nazionale, elaborata dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), in collaborazione con la Commissione per la Missione continentale nel Paese, sarà lanciata, la prossima settimana, dall&#8217;arcivescovo di Teresina e presidente della Regione nord-est 4 della Cnbb (Piaui), monsignor Sérgio da Rocha.</p>
<p>Il progetto sarà avviato anche nelle diocesi di Picos, dal vescovo Plínio José Luz da Silva, di Campo Maior, dal vescovo Eduardo Zielski e di Oeiras dal vescovo Juarez Sousa da Silva.</p>
<p>&#8220;Sono grandi le aspettative pastorali della Regione 4 nord-est della Cnbb. Tutte le diocesi &#8211; sottolinea il vescovo di Picos &#8211; hanno già ricevuto il materiale della campagna regionale e i presuli si sono confrontati sui criteri da adottare per la distribuzione e sulle modalità della pastorale territoriale. Ci auguriamo che la nostra esperienza possa essere condivisa con le altre Chiese locali del Brasile&#8221;.</p>
<p>Secondo il vescovo Dimas Lara Barbosa, segretario della Cnbb, &#8220;i presuli brasiliani intendono offrire a tutte le diocesi, agli enti e agli operatori pastorali del popolo di Dio, ai movimenti, associazioni e gruppi di ispirazione cattolica, un mezzo indispensabile, il libro della Bibbia, per la crescita spirituale e culturale dei singoli e della comunità. Un servizio per formare futuri missionari e discepoli chiamati ad annunciare la Buona Novella di Gesù Cristo al mondo e alla città&#8221;.</p>
<p>A illustrare il progetto è uno degli organizzatori, Padre Altevir Silva, consulente della Commissione episcopale per la pastorale e l&#8217;azione missionaria della Cnbb e segretario esecutivo del Consiglio missionario nazionale:  &#8220;Il cammino aperto da parte della Conferenza di Aparecida &#8211; spiega il religioso &#8211; mostra che la Parola di Dio è una lettera d&#8217;amore al suo popolo. Il contesto brasiliano certo è segnato da molte povertà, dalla miseria dalla impossibilità per molti addirittura di nutrirsi. Verso gli ultimi e gli emarginati la Chiesa, concretamente, protende il suo cuore. Anche il &#8220;Progetto un milione di bibbie&#8221; è un gesto di carità ecclesiale, in quanto tende a saturare il desiderio della Parola di coloro che non possono permettersi di avere tra le mani una Bibbia&#8221;.</p>
<p>&#8220;La lettura orante della Bibbia &#8211; conclude il religioso &#8211; è l&#8217;anima della Missione continentale&#8221;.</p>
<p>Padre Altevir ricorda che la stampa del milione di bibbie è stato il frutto di donazioni. Alle diocesi verrà consegnato un &#8220;kit&#8221; che contiene, oltre la Sacra Bibbia, la Bibbia per bambini, un opuscolo per il catechismo e una guida per la lettura della Bibbia.</p>
<p>Intanto, insieme con la carità spirituale, la Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani ha accolto e approvato all&#8217;unanimità il &#8220;Progetto della Chiesa del Brasile, solidale con Haiti&#8221;, presentato al Consiglio permanente della Cnbb, dal Consiglio dei religiosi del Brasile (Crb) e dalla Caritas Brasile.</p>
<p>Suor Antonia Mendes Gomes, incaricata dalla Crb per il progetto di solidarietà con Haiti, ha spiegato che l&#8217;iniziativa, ancora in fase di preparazione, intende dare vita a una équipe multidisciplinare  di  religiosi e religiose  per  andare  a prestare la loro opera nella capitale haitiana di Port-au- Prince.</p>
<p>Il progetto consiste nella creazione di una comunità religiosa ad Haiti per assistere i bambini mutilati vittime del terremoto.</p>
<p>La comunità avrà sede a Port-au-Prince e sarà attiva per la durata di un minimo di cinque anni e un massimo di dieci. Il progetto prevede che il gruppo operativo sia costituito da una équipe multidisciplinare:  religiosi e religiose appartenenti a diverse congregazioni; operatori laici di varie discipline, cioè medici, infermieri, terapisti, fisioterapisti, educatori e assistenti sociali.</p>
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		<title>El uso de la Biblia en los Hechos Apócrifos</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 06:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocrifi NT]]></category>
		<category><![CDATA[Hechos Apócrifos]]></category>

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		<description><![CDATA[15. El contenido básico del pasaje retórico de HchAnd 33, 1-3 es que los cristianos “somos de Dios”, es decir, del misericordioso, del mejor, del hermoso, del uno, del que [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>15. El contenido básico del pasaje retórico de HchAnd 33, 1-3 es que los cristianos “somos de Dios”, es decir, del misericordioso, del mejor, del hermoso, del uno, del que permanece.</p>
<p>Es el convencimiento de los escritores y predicadores bíblicos. Lo que leemos en Prov 16,4 (Vgt) –uniuersa propter semetipsum operatus est Dominus- (“todo lo hizo el Señor para sí mismo”), forma parte de las ideas fundamentales de la historia bíblica. Jesús lo proclamaba en la última plegaria de la Cena: ”Son tuyos” (Jn 17,6.9). “En él vivimos, nos movemos y existimos” proclamaba Pablo en el Areópago citando a los clásicos (Hch 17,28). A los corintios escribía: “Todo es vuestro, vosotros de Cristo, Cristo de Dios” (1 Cor 3,23). Y a los romanos: “El que vive, vive para Dios” (Rom 5,10-11). Cf Gál 2,19: Pablo, muerto a la Ley, vive para Dios.</p>
<p>16. En el mismo alegato del principio del códice Va gr. 808, Andrés se despide de sus discípulos con unas consideraciones que contienen ecos del discurso de Jesús en la Cena: “Ni vosotros os alejaréis de mí…, ni yo me alejaré de vosotros” (HchAnd 34,1).</p>
<p>A su vez decía Jesús: “No os dejaré huérfanos; vendré a vosotros… En aquel día conoceréis que yo estoy en mi Padre, y vosotros en mí y yo en vosotros” (Jn 14,18-20). En estas palabras vemos también la misma idea de la promesa de Jesús en Mt 28,20: “Yo estoy con vosotros todos los días hasta la consumación del mundo”.</p>
<p>17. La solemne afirmación de Andrés de que no será apartado de sus discípulo va seguida de una expresa motivación “gracias a su (de aquél, Cristo) mediación” (mesitéian). También en las relaciones de Andrés con sus discípulos actuará Cristo como mediador, como lo es en las relaciones de los cristianos con el Padre.</p>
<p>La idea de que Cristo es mediador (mesítēs) la encontramos en 1 Tim 2,5: “Uno es el mediador entre Dios y los hombres, el hombre Cristo Jesús”. Lo afirma solemnemente el autor de la epístola a los hebreos con tintes de particular trascendencia. En efecto, Cristo es “el mediador de la nueva alianza” (Heb 8,6; 9,15; 12,24), siempre con el término que repite el Apócrifo (mesítēs).</p>
<p>18. Según el texto de HchAnd 34,2, los fieles “se sentían confirmados en la esperanza del Señor”.</p>
<p>Que Cristo es nuestra esperanza lo leemos en Col 1,27 y en 1 Tim 1,1. Que Cristo nos da la esperanza, en 2 Tes 2,16 y que efectivamente esperamos en Cristo en 1 Cor 15,19, o en Dios según 2 Cor 1,10; 1 Tim 4,10; 1 Pe 3,5; etc.</p>
<p>19. En un largo parlamento de carácter retórico, se dirige Andrés al hombre en general para decirle: Has reconocido en ti mismo que eres inmaterial, “congénere del no engendrado” (HchAnd 38,2).</p>
<p>Es la misma doctrina expresada en la 1 Pe 1,4, donde se recuerda que Dios nos ha dado las promesas a fin de que “seamos partícipes de su misma naturaleza”. La afirmación resulta realmente atrevida, pues eleva al hombre a un plano de trascendencia, propia de Dios.</p>
<p>20. Cuando Andrés describe la dignidad del hombre nuevo, &#8220;congénere del no engendrado&#8221;, le dedica apelativos de peso, que confirma con referencias a su carácter celestial, que trasciende al mundo y está por encima de los principados y las potestades (arkhás y i[exousías ]: iHchAnd 38,2 ).</p>
<p>Es lo que el texto de la carta a los colosenses (1,16) dice de Cristo. Pues entre las cosas que han sido creadas en Cristo enumera “los principados y las potestades”, que Dios Padre reducirá a la nada en la consumación del mundo según 1 Cor 15,24.</p>
<p>21. Andrés continúa exhortando al hombre para que adopte ciertas actitudes exigidas por su nueva vocación. Entre otras, la de desear contemplar al que se le ha aparecido, el que no ha sido creado (ou genómenon) según HchAnd 38,3.</p>
<p>En el NT son numerosos los pasajes en los que se habla de la preexistencia de Cristo antes de su nacimiento en su humanidad. Entre otros lugares, podemos mencionar la afirmación de Jn 1,1, donde se dice que “el Verbo que se hizo carne existía ya desde el principio&#8221;. Jesús es enviado por el Padre (Jn 3,16s: 5,24; 8,29.42; 12,46; 16,27.30). Jesús asegura que existía ya “antes de que Abrahán naciera” (Jn 8,58). Y en la Cena se refiere a la gloria que tenía junto al Padre “antes de que el mundo existiera” (Jn 17,5).</p>
<div id="attachment_8362" class="wp-caption aligncenter" style="width: 632px"><img class="size-full wp-image-8362 " src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/17-HONTHORST-THE-CHILDHOOD-OF-CHRIST.jpg" alt="" width="622" height="460" /><p class="wp-caption-text">Honthorst, The Childhood of Christ</p></div>
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		<title>Christian Documentary on Holy Land Sets Milestone in Chinese Filming</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 21:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia Oggi]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>

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		<description><![CDATA[A large-scale Christian documentary on the credibility and authenticity of Biblical records produced from an archaeological perspective has been airing on a major television station in Hong Kong during prime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8356" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-8356" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/18574_315025776393_313166246393_4061707_7153369_n-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">Photo: The Media Evangelism Ltd.  As the host of the Christian documentary “In the Beginning was the Word”, Christian celebrity Fiona Leung will guide the viewers through the historical sites in the Holy Land of Israel and Egypt.</p></div>
<p>A large-scale Christian documentary on the credibility and authenticity of Biblical records produced from an archaeological perspective has been airing on a major television station in Hong Kong during prime time.</p>
<p>Produced by an international Chinese Christian media company, The Media Evangelism Limited, the documentary titled “In the Beginning was the Word” has been broadcasted to all viewers in Hong Kong on Asia Television Limited (aTV) every Saturday night at 7:30 p.m., beginning February 27.</p>
<p>As the host of the film, Christian celebrity Fiona Leung will bring the viewers throughout Israel, Egypt, and other Holy Ground sites.</p>
<p>According to TMEA, this special documentary features ten difficult yet precious film footages in Israel and Egypt that has been paired with computer animation technology and produced using high definition technology; such combination is a major breakthrough for Chinese film production teams.</p>
<p>In the introduction of the documentary, Media Evangelism stated that there is no other religious text in the world that dare to predict what will happen in the future, but the around 27 per cent of the Bible’s contents are prophecies, and some experts on prophecies said that over a thousand prophecies recorded in the Bible from several thousand years ago have been fulfilled.</p>
<p>Featuring Jerusalem and old City of David, the documentary will show scenes that overlook the Nile River, pass through the Valley of the Kings, cross the Sahara Desert, in order to testify the fulfillment of the Biblical prophecies through the actual historical events that took place in the Holy Land.</p>
<p>Website: <a href="http://www.media.org.hk/bible2010/" target="_blank">www.media.org.hk/bible2010/</a></p>
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		<title>Anche l&#8217;ingegneria italiana per tentare di salvare il Mar Morto</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 21:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele/Palestina News]]></category>
		<category><![CDATA[mar morto]]></category>

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		<description><![CDATA[FIRENZE. L&#8217;ingegneria italiana in prima linea per tentare di salvare il Mar Morto. Thetis, la società con sede a Venezia, realizzerà un importante studio per il programma della Banca Mondiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/sali-mar-morto.jpg" alt="" title="" width="580" height="383" class="aligncenter size-full wp-image-8353" />FIRENZE. L&#8217;ingegneria italiana in prima linea per tentare di salvare il Mar Morto. Thetis, la società con sede a Venezia, realizzerà un importante studio per il programma della Banca Mondiale finalizzato al ripristino ambientale del bacino del Mar Morto, compromesso dalla carenza d&#8217;acqua. Il progetto, ad alta valenza ingegneristica ed ambientale, prevede di portare acqua dal Mar Rosso (Golfo di Aqaba/Eilat) al Mar Morto attraverso un tunnel sotterraneo che si snoderà per 180 chilometri nel deserto.</p>
<p>L&#8217;idea iniziale del canale di collegamento tra i due mari appartiene a re Hussein di Giordania e ora il progetto, con le sue evoluzioni, pare trasformarsi in realtà. «Siamo impegnati in un importante progetto di rilievo internazionale, che interessa una zona &#8220;calda&#8221; del medioriente, compresa fra Giordania, Israele e l&#8217;Autorità palestinese &#8211; ha dichiarato Antonio Paruzzolo, Ad di Thetis &#8211; Un programma che non solo ha importanti peculiarità sul versante tecnico ed ingegneristico, ma per il quale si prevedono rilevanti ricadute geopolitiche, sociali ed economiche sull&#8217;intera area. Attraverso la nostra esperienza, maturata in circa vent&#8217;anni di attività, anche l&#8217;Italia potrà mettere in campo il proprio know-how e dare un contributo per la realizzazione di un intervento di urgente priorità» ha concluso Paruzzolo.</p>
<p>Il Mar Morto è un mare estremamente salato che ha visto continuamente nel tempo scendere il suo livello, dato che il fiume Giordano suo principale immissario, è stato canalizzato dagli israeliani, giordani e palestinesi e le sue acque iper sfruttate e contese. Lo stesso fiume citato nella Bibbia avrebbe bisogno di soccorso, ma intanto è apprezzabile il progetto per colmare il deficit idrico del Mar Morto che si prevede in accentuazione entro il 2040.</p>
<p>Gli interventi progettuali previsti però potrebbero causare un impatto ambientale nell&#8217;ecosistema del Mar Rosso: la portata del tunnel che trasferirà acqua nel Mar Morto è stimata pari a circa due milioni di metri cubi l&#8217;anno, e per costruirlo si renderà necessaria una significativa opera di infrastrutturazione del territorio interessato.</p>
<p>Il ruolo di Thetis è proprio quello di valutare l&#8217;impatto dell&#8217;opera sulla circolazione delle acque e sull&#8217;ambiente marino del reef. La società veneta di ingegneria che è incaricata di realizzare uno dei cinque studi necessari alla valutazione di fattibilità del progetto, collaborerà nei prossimi mesi con istituti ed esperti di livello internazionale: Interuniversity institute for Marine Science in Eilat e Israel Oceanographic and Limnological Research (Israele), la Marine Science Station in Aqaba (Giordania) ed il prof. S. Monismith della Stanford University (Usa).</p>
<p>La realizzazione dell&#8217;opera, per la quale la Banca Mondiale ha stanziato complessivamente 20 miliardi di dollari, dovrebbe servire a rivitalizzare il Mar Morto attraverso un maggior apporto di acqua dolce (ottenuta tramite un impianto di desalinizzazione), e ciò dovrebbe andare anche a beneficio delle popolazioni giordane, israeliane e palestinesi che auspichiamo possano accedere a questa risorsa indispensabile in modo equo.</p>
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		<title>Una voce inascoltata in Terra Santa</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 18:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele/Palestina News]]></category>
		<category><![CDATA[analisi conflitto israele palestina]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani arabi]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA, lunedì, 1° marzo 2010 &#160;ZENIT.org).- Sebbene gli arabi cristiani costituiscano solo una piccola minoranza in Terra Santa, essi potrebbero tuttavia rappresentare un importante ponte nel conflitto che ha diviso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6574" class="wp-caption alignright" style="width: 408px"><img class="size-medium wp-image-6574" src="http://www.testimoni.org/wp-content/uploads/twal1-398x300.jpg" alt="Mons. Fouad Twal" width="398" height="300" /><p class="wp-caption-text">Mons. Fouad Twal</p></div>
<p>ROMA, lunedì, 1° marzo 2010 &nbsp;<a href="http://ZENIT.org" title="http://ZENIT.(" target="_blank">ZENIT.org</a>).- Sebbene gli arabi cristiani costituiscano solo una piccola minoranza in Terra Santa, essi potrebbero tuttavia rappresentare un importante ponte nel conflitto che ha diviso la regione ormai da troppo tempo, afferma il patriarca Fouad Twal.</p>
<p>Il Patriarca latino di Gerusalemme lamenta che mentre la comunità internazionale tarda ad intervenire, il numero di questi cristiani diminuisce rapidamente. Parte del problema, osserva, è che il muro israeliano alto 6 metri, che circonda i Territori palestinesi, ha reso la vita quotidiana per molte persone quasi impossibile.</p>
<p>Vi sono circa 50.000 cristiani che vivono nella Striscia di Gaza, a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, mentre altri 200.000 vivono in Israele.</p>
<p>In questa intervista rilasciata al programma televisivo &#8220;<em>Where God Weeps</em>&#8221; della testata Catholic Radio and Television Network (CRTN), in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che soffre, il Patriarca parla delle molte difficoltà in cui vivono i cristiani di Terra Santa, e lancia un triplice appello alle tre &#8220;P&#8221;: preghiera, progettazione e pressione.</p>
<p><strong>Quale è la situazione dei cristiani in Terra Santa oggi?</strong></p>
<p>Mons. Twal: Dobbiamo ricordare che il Patriarcato latino si estende su tre Stati: Giordania, Palestina e Israele, e persino su Cipro. Quindi non è facile parlare di una condizione omogenea, perché la situazione cambia da Stato a Stato. Generalmente, come sappiamo, ogni Stato è diviso in molte diocesi; nel nostro caso invece abbiamo una diocesi che copre diversi Stati.</p>
<p>Il fatto di vivere in condizioni di conflitto comporta problemi di frontiera; problemi per attraversare i confini; problemi per trasferire un sacerdote da una parrocchia a un&#8217;altra. Dobbiamo sottostare al rilascio di permessi, da parte di Israele, per muoverci nell&#8217;ambito di questi tre Stati che rientrano nel Patriarcato di Gerusalemme.</p>
<p><strong>Come descriverebbe i sentimenti delle persone, in particolare dei cristiani, che abitano a Gerusalemme e in Terra Santa?</strong></p>
<p>Mons. Twal: Gerusalemme è una città particolare: meravigliosa e drammatica, in cui persino il Signore pianse, e in cui noi continuiamo a piangere. Non è facile. Gerusalemme unisce tutti i credenti &#8211; ebrei, musulmani, cristiani &#8211; ma allo stesso tempo Gerusalemme divede tutti i credenti &#8211; fino alla morte. Ognuno vorrebbe Gerusalemme come propria capitale. Per me Gerusalemme deve essere la madre delle Chiese, la madre di tutti i credenti e non di un popolo solo.</p>
<p>È bello, da una parte, vedere queste persone che vengono a visitare il Luoghi Santi, e dall&#8217;altra fa male vedere la Chiesa locale, i cristiani del luogo, che non possono neanche visitare questi Luoghi Santi. Un parroco di Betlemme non può portare i propri parrocchiani in pellegrinaggio nei Luoghi Santi. La stessa situazione vale per Ramallah, la Giordania e altre parrocchie: non possono muoversi liberamente con tutti i posti di blocco e con il muro che li separa.</p>
<p><strong>Una domanda cruciale: la situazione è peggiorata per i cristiani in Terra Santa, a seguito della costruzione del muro?</strong></p>
<p><strong></strong>Mons. Twal: Sicuramente il muro ha diviso famiglie intere. Non si tratta solo dei Luoghi Santi, ma di famiglie vere. In alcune famiglie, i giovani non possono visitare i propri nonni che si trovano dall&#8217;altra parte del muro. Non possono andare ai loro parchi, giardini e uliveti che si trovano dall&#8217;altra parte. Il problema è notevole. Non è solo questione dei Luoghi Santi, ma della dignità delle famiglie, della separazione tra giovani e anziani. Non possono andare a visitare qualcuno che sta morendo dall&#8217;altra parte.</p>
<p><strong>Lei viaggia con il passaporto diplomatico del Vaticano?<br />
</strong><br />
Mons. Twal: Sì, è così. In questo modo posso visitare i fedeli nei tre Stati che compongono il Patriarcato: Giordania, Israele e Palestina. La questione sorge quando dobbiamo trasferire un prete da una parrocchia ad un&#8217;altra, in base al nostro lavoro pastorale e delle necessità pastorali. In questi casi devo pormi il problema se gli verrà dato il permesso oppure no. È un grande problema.</p>
<p>In Giordania &#8211; la parte più vasta del Patriarcato e la maggiore fonte di sacerdoti, seminaristi e suore &#8211; la questione è sempre se possiamo portarli in Palestina oppure no. L&#8217;altra questione riguarda i giovani seminaristi che si trovano a Beit Jala, vicino Betlemme, e che vogliono andare a trovare le proprie famiglie in Giordania durante le vacanze.</p>
<p><strong>A trovare le proprie famiglie?<br />
</strong><br />
Mons. Twal: Sì. È un problema. Il conflitto esiste. E noi ne subiamo le conseguenze. Ciò di cui abbiamo bisogno non è di un permesso ma della pace. Abbiamo bisogno di una vita normale; della libertà di movimento; di poterci muovere pacificamente, senza problemi e senza permessi. Anche se Israele ci dà i permessi, non siamo pienamente contenti. Lo saremo solo quando avremo la pace, quando avremo una vita normale e quando potremo muoverci senza problemi.</p>
<p>Il fatto è che il conflitto esiste ormai da 60 o 100 anni, e che finora non abbiamo visto alcun progresso verso la pace, la dignità, la libertà. Non l&#8217;abbiamo visto, ma non abbandoniamo mai la speranza. Preghiamo e chiediamo aiuto dall&#8217;esterno perché possiamo raggiungere la pace.</p>
<p><strong>I cristiani si trovano in mezzo tra estremisti musulmani ed estremisti sionisti. Dove si collocano i cristiani? Esiste un diffuso senso di aggressività nei confronti delle comunità cristiane, da parte di entrambe le parti?</strong></p>
<p><strong></strong>Mons. Twal: Sono convinto che la drammatica situazione ci deve riportare al Vangelo e a considerarlo seriamente. Nel Vangelo il Signore ci dice: &#8220;Se uno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua&#8221;.</p>
<p>E questo è il nostro &#8220;pane quotidiano&#8221;: portare la croce negli stessi luoghi dove lui l&#8217;ha portata. E come cristiani, e come minoranza, che questa croce venga dagli ebrei, dai musulmani o da noi stessi, non fa differenza. Il fatto è che non possiamo vivere in Terra Santa, che non possiamo amare la Terra Santa, che non possiamo lavorare in Terra Santa, senza prendere su di noi la croce. La situazione ci riporta quindi letteralmente al Vangelo. Ma al contempo, nel Vangelo, il Signore ci dice: &#8220;Non temere, io sono con te&#8221;.</p>
<p>Per questo il nostro entusiasmo, la nostra gioia di vivere, di lavorare, di evangelizzare, di portare avanti le nostre attività pastorali, non dipende dalla gioia della situazione politica &#8211; che il governo sia con noi o contro di noi. La nostra gioia di vivere, lavorare, pregare, viene da un&#8217;altra fonte: dal Signore, dalla sua forza, dal suo amore, dal suo perdono.</p>
<p><strong>Lei ha detto che gli arabi cristiani sono come un ponte tra Oriente e Occidente. Che ruolo hanno i cristiani in questo contesto?<br />
</strong><br />
Mons. Twal: Anzitutto, dobbiamo mantenere e rispettare la nostra identità di arabi e di cristiani. Non possiamo dimenticare questa identità. Come arabi abbiamo le stesse tradizioni, la stessa lingua, e abbiamo lo stesso approccio dei musulmani. Possiamo parlare con loro. Ci sentiamo più arabi noi di loro. Gli arabi esistevano secoli prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;Islam nel Medio Oriente, e siamo fieri di poterci dire arabi provenienti dal deserto. Io lo dico con piacere e non mi crea problemi.</p>
<p>Allo stesso tempo siamo cristiani, e abbiamo una cultura, una cultura cristiana e una cultura occidentale, e possiamo e dobbiamo essere un elemento di moderazione, un fattore di riconciliazione, un fattore o un ponte tra i due popoli in conflitto. La questione è se la comunità internazionale ci accetta o ci considera in questo senso. Questa è la questione.</p>
<p>Troppo spesso veniamo dimenticati. Si prendono decisioni sul Medio Oriente spesso senza pensare a questa piccola minoranza cristiana nell&#8217;area. E spesso noi paghiamo il prezzo delle loro decisioni perché nessuno considera la nostra presenza, stretta tra la maggioranza musulmana e la maggioranza israeliana.</p>
<p><strong>Se potesse fare un appello ai cattolici, cosa chiederebbe per i cristiani in Terra Santa?<br />
</strong><br />
Mons. Twal: È semplice: un appello alle tre grandi &#8220;P&#8221;.</p>
<p>Preghiera: chiediamo alla Chiesa in tutto il mondo, alle comunità, ai sacerdoti e ai fedeli, di pregare per la pace in Terra Santa, perché noi continuiamo a credere nella forza della preghiera. Il Signore ha detto: vi do la mia pace. La pace che il mondo e i politici non possono dare, o che forse non vogliono dare. Quella solo lui ce la dà. Questa pace significa serenità, fede, amore e rispetto per tutti. Dunque la prima &#8220;P&#8221; è la preghiera.</p>
<p>La seconda &#8220;P&#8221; sta per Progetto: che sia avviato qualche progetto sociale, religioso o culturale. Si possono adottare le scuole, i seminaristi o il Patriarcato. Si può e si deve fornire aiuto.</p>
<p>E l&#8217;ultima &#8220;P&#8221; è quella della Pressione sui governi perché sia fatta pace. Abbiamo bisogno di questo, più di qualsiasi altra cosa. Abbiamo bisogno di pace; di una &#8220;road map&#8221; che conduca ad eliminare i posti di blocco e il muro, e a vivere in pace con tutti.</p>
<p>Vogliamo dire con chiarezza a tutti che con le armi, i muri e i posti di blocco, non ci sarà pace e non ci sarà sicurezza. La pace e la sicurezza, o lo sono per tutti, o non ci potranno essere per nessuno. Nessun popolo, né gli israeliani, né i palestinesi, possono avere una sicurezza o una pace unilaterale. Entrambi, o avranno pace e sicurezza, o continueranno ad uccidersi a vicenda in una spirale di violenza che non avrà mai fine. E noi non vogliamo questo.</p>
<p>Vogliamo la pace e la sicurezza per tutti: ebrei, musulmani e cristiani.</p>
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		<title>Grammaire grecque du Nouveau Testament</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Greco biblico]]></category>

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		<description><![CDATA[
Maurice Carrez
Grammaire grecque du Nouveau Testament
Le Monde de la Bible n°12
Editions Labor et Fides, Genève
ISBN: 978-2-8309-1377-4
CHF 37.00	€ 23.00
Cette Grammaire grecque du Nouveau Testament, rédigée avec rigueur scientifique et simplicité pédagogique, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a rel="attachment wp-att-8348" href="http://www.bibbiablog.com/2010/03/03/grammaire-grecque-du-nouveau-testament/grammatica/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8348" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/grammatica-.jpg" alt="" width="100" height="154" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium"><strong>Maurice Carrez</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em><strong>Grammaire grecque du Nouveau Testament</strong></em></span></p>
<p>Le Monde de la Bible n°12</p>
<p><strong>Editions Labor et Fides, Genève</strong></p>
<p>ISBN: 978-2-8309-1377-4</p>
<p>CHF 37.00	€ 23.00</p>
<p>Cette Grammaire grecque du Nouveau Testament, rédigée avec rigueur scientifique et simplicité pédagogique, s’adresse à qui veut acquérir rapidement une solide connaissance de cette langue.</p>
<p>Complétée par quelques exercices et par un plan de travail, elle forme, avec le Dictionnaire grec-français du Nouveau Testament, un corps complet de langue grecque du Nouveau Testament.</p>
<p>Docteur en théologie de Paris et de Strasbourg, <em>Maurice Carrez</em> a été pasteur de l’Eglise réformée de France avant de se tourner vers l’enseignement. Directeur de l’Institut supérieur d’études œcuméniques de 1974 à 1982, il a également enseigné le Nouveau Testament à la Faculté de théologie protestante de Paris et le grec biblique à l’École des langues orientales anciennes de l’Institut catholique. Ses divers ouvrages portent principalement sur l’apôtre Paul et le grec biblique.</p>
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		<item>
		<title>Gerusalemme, Netanyahu blocca progetto parco archeologico</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele/Palestina News]]></category>
		<category><![CDATA[città di Davide]]></category>
		<category><![CDATA[giardini di Davide]]></category>

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		<description><![CDATA[Gerusalemme, 2 mar. (Apcom) &#8211; Il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, ha deciso di rinviare, su richiesta del Primo ministro Benjamin Netanyahu, la presentazione di un discusso progetto per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gerusalemme, 2 mar. (Apcom) &#8211; Il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, ha deciso di rinviare, su richiesta del Primo ministro Benjamin Netanyahu, la presentazione di un discusso progetto per la costruzione di un parco archeologico che comporterebbe la demolizione di decine di case palestinesi nel quartiere arabo di Silwan, a Gerusalemme est. </p>
<p>&#8220;Il Primo ministro mi ha chiesto di discutere e di negoziare con gli abitanti. Naturalmente ho accettato e rinvierò la presentazione del progetto alla commissione di pianificazione&#8221;, ha dichiarato il primo cittadino di Gerusalemme in una conferenza stampa. Il parco archeologico è detto del &#8220;Giardino del re&#8221; in ebraico, in riferimento ai giardini del re Salomone che secondo la Bibbia sorgevano proprio su questo sito. </p>
<p>L&#8217;attuazione del progetto implicherebbe, secondo la radio israeliana, la demolizione di una quarantina di case palestinesi costruite senza l&#8217;iniziale autorizzazione del comune. I loro proprietari riceverebbero come ricompensa lotti di terreno alla periferia del parco e le autorizzazioni a costruire. (con fonte afp)<br />
<div id="attachment_8343" class="wp-caption aligncenter" style="width: 626px"><img src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/pg-24-jerusalem-afp_332153s.jpg" alt="" title="" width="616" height="421" class="size-full wp-image-8343" /><p class="wp-caption-text">A model showing the Israeli mayor's plans for Al-Bustan neighbourhood (AFP/GETTY IMAGES)</p></div></p>
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		<title>מאיה אברהם &#8211; תרקדי</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 19:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israeli Music]]></category>
		<category><![CDATA[Maya Avraham]]></category>

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		<description><![CDATA[
Maya Avraham &#8220;Tirkedi&#8221; (you&#8217;ll dance)
לב קפוא
מה אני עושה
עם הכאב הזה
להתאהב או לוותר
הלב סגור
ואני רוצה שיפתח
שייתן סיכוי
לחיות עוד רגע שנשכח
תרקדי עד שהרצפה תיפול
עד שהיום יהיה אתמול
זאת אהבה וזה מרגיש בפנים
שהלב שלי [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/DRf66CgyCrg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/DRf66CgyCrg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">Maya Avraham &#8220;Tirkedi&#8221; (you&#8217;ll dance)</p>
<p style="text-align: right;">לב קפוא<br />
מה אני עושה<br />
עם הכאב הזה<br />
להתאהב או לוותר<br />
הלב סגור<br />
ואני רוצה שיפתח<br />
שייתן סיכוי<br />
לחיות עוד רגע שנשכח</p>
<p style="text-align: right;">תרקדי עד שהרצפה תיפול<br />
עד שהיום יהיה אתמול<br />
זאת אהבה וזה מרגיש בפנים<br />
שהלב שלי מפשיר</p>
<p style="text-align: right;">הימים חלפו<br />
הקיץ תם<br />
רק פירורים של זיכרון<br />
אשמור אותם לעולם<br />
אבל הלב הזה סגור<br />
ואני רוצה שיפתח<br />
שייתן סיכוי<br />
לראות את האמת שבך</p>
<p style="text-align: right;">תרקדי עד שהרצפה תיפול<br />
עד שהיום יהיה אתמול<br />
זאת אהבה וזה מרגיש בפנים<br />
שהלב שלי מפשיר</p>
<p style="text-align: right;">תרקדי עד שהרצפה תיפול<br />
עד שהיום יהיה אתמול<br />
זאת אהבה וזה מרגיש בפנים<br />
איך הלב שלי מפשיר</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Verso Gerusalemme &#8211; Towards Jerusalem</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 17:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israeli Movie]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[video terra santa]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[
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		<title>Pieces of rare biblical manuscript reunited</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia Oggi]]></category>
		<category><![CDATA[manoscritti ebraici]]></category>

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		<description><![CDATA[JERUSALEM — Two parts of an ancient biblical manuscript separated across centuries and continents were reunited for the first time in a joint display Friday, thanks to an accidental discovery [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>JERUSALEM — Two parts of an ancient biblical manuscript separated across centuries and continents were reunited for the first time in a joint display Friday, thanks to an accidental discovery that is helping illuminate a dark period in the history of the Hebrew Bible.<br />
<div id="attachment_8335" class="wp-caption aligncenter" style="width: 522px"><img src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/ALeqM5iyDERibD_mPHv0YF-gqGGKBWJQxw.jpg" alt="" title="MIDEAST ISRAEL PALESTINIANS Reunited Scroll" width="512" height="341" class="size-full wp-image-8335" /><p class="wp-caption-text">In this photo taken on Thursday, Feb. 25, 2010, two parts of an ancient Biblical manuscript are seen at the Israel Museum in Jerusalem. (AP Photo/Dan Balilty)</p></div><br />
The 1,300-year-old fragments, which are among only a handful of Hebrew biblical manuscripts known to have survived the era in which they were written, existed separately and with their relationship unknown, until a news photograph of one&#8217;s public unveiling in 2007 caught the attention of the scholars who would eventually link them.</p>
<p>Together, they make up the text of the Song of the Sea, sung by jubilant Israelites after fleeing slavery in Egypt and witnessing the destruction of the pharaoh&#8217;s armies in the Red Sea.</p>
<p>&#8220;The enemy said: &#8216;I will pursue, I will overtake, I will divide the spoil. My lust shall be satisfied upon them, I will draw my sword, my hand shall destroy them,&#8217;&#8221; reads the song, which appears in the Book of Exodus. &#8220;Thou didst blow thy wind, the sea covered them. They sank like lead in the mighty waters.&#8221;</p>
<p>An exhibit at Israel&#8217;s national museum dedicated to the Song of the Sea is now bringing together the two long-separated pieces. One page of the song, known as the Ashkar manuscript, was previously housed in a rare books library at Duke University in North Carolina and was first displayed at the Israel Museum in Jerusalem in 2007.</p>
<p>That&#8217;s when a photograph of the manuscript in a local newspaper caught the eye of two Israeli paleographers, Mordechay Mishor and Edna Engel, who noticed it resembled a different page of Hebrew writing known as the London manuscript, presently part of the private collection of Stephan Loewentheil of New York.</p>
<p>&#8220;The uniformity of the letters, the structure of the text, and the techniques used by the scribe &#8230; it made it very clear to me,&#8221; Engel said.</p>
<p>The relationship would not be so clear to a casual observer. The Ashkar manuscript has been so blackened by exposure to the elements that the text is all but invisible, while the London manuscript is legible and far better preserved. But after close study of ultraviolet images, the experts were able to confirm that the texts were not only written by the same scribe, but were also part of the same scroll.</p>
<p>Scholars believe the scroll was written around the seventh century somewhere in the Middle East, possibly in Egypt. It is not known how the two parts were separated or what happened to the rest of the manuscript.<br />
The museum arranged to have the London manuscript brought to Jerusalem. The new exhibit chronicles how the Song of the Sea was written through various ancient manuscripts, from the 2,000-year-old Dead Sea Scrolls to the manuscript known as the Aleppo Codex, written nearly a millennium later.</p>
<p>The reunification of the two pieces adds an important link in the chain, showing how the writing of the Hebrew Bible evolved through the so-called &#8220;silent&#8221; period — between the third and 10th centuries — from which nearly no Biblical texts survived. While in the Dead Sea Scrolls the song is arranged like prose, for example, in the newly reunited manuscript it is written like a poem, the same way it appears in the Hebrew Bible today.<br />
The manuscripts are &#8220;filling the gap,&#8221; said Israel Museum curator Adolfo Roitman. &#8220;We can see we are dealing with a tradition that is still alive.&#8221;</p>
<p>The museum exhibit displays the manuscripts along with other depictions of the Song of the Sea from the museum&#8217;s permanent collection, including artistic renderings of the biblical passages in frescoes and Renaissance paintings and recordings of the song as it is chanted by Jews in different communities worldwide.</p>
<p>Copyright © 2010 The Associated Press. All rights reserved.</p>
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		<title>Introduction à l&#8217;Ancien Testament. Nouvelle version.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:13:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Introduzione AT]]></category>

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		<description><![CDATA[

Thomas Römer &#8211; Jean-Daniel Macchi &#8211; Christophe Nihan
Introduction à l&#8217;Ancien Testament
Philippe Abadie, Olivier Artus, Alain Buehlmann, Simon Butticaz, Philippe Guillaume, David Hamidovic, Innocent Himbaza, Ernst Axel Knauf, Michael Langlois, Corinne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8330" href="http://www.bibbiablog.com/2010/03/01/introduction-a-lancien-testament-nouvelle-version/romer-int-at/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8330" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/romer-int-at.jpg" alt="" width="100" height="153" /></a></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-size: medium"><strong>Thomas R</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><strong>ö</strong></span></span><span style="font-size: medium"><strong>mer &#8211; Jean-Daniel Macchi &#8211; Christophe Nihan</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em><strong>Introduction à l&#8217;Ancien Testament</strong></em></span></p>
<p><em>Philippe Abadie, Olivier Artus, Alain Buehlmann, Simon Butticaz, Philippe Guillaume, David Hamidovic, Innocent Himbaza, Ernst Axel Knauf, Michael Langlois, Corinne Lanoir, Thierry Legrand, Dany Nocquet, Albert de Pury, Martin Rose, Adrian Schenker, Konrad Schmid, Arnaud Sérandour, Christoph Uehlinger, Jacques Vermeylen</em></p>
<p>Nouvelle version entièrement révisée et augmentée.</p>
<p>Le Monde de la Bible / Introductions n°49</p>
<p><strong>Editions Labor et Fides, Geneve</strong></p>
<p>ISBN: 978-2-8309-1368-2</p>
<p>CHF 67.00	€ 45.00</p>
<p>Cinq ans après sa première édition, cette désormais incontournable <em>Introduction à l’Ancien Testament</em> reparaît dans une nouvelle version entièrement révisée et substantiellement augmentée. Organisée sur le principe d’une présentation de chaque livre de l’Ancien Testament (plan, contenu, milieux producteurs, enjeux et orientations bibliographiques), ce manuel accueille aussi des contributions plus générales qui se voient ici largement complétées par des textes sur l’histoire d’Israël, les lois du Pentateuque, la littérature sapientiale, les Apocalypses juives et l’Ancien Testament des Eglises d’Orient. Avec cette nouvelle édition, la perspective initiale s’élargit vers une introduction plus large à l’Ancien Testament, au-delà de ses inscriptions protestantes et catholiques.</p>
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		<title>Giovanni, il contemplativo dell’amore</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 18:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni l'amato]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[quaresima]]></category>

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		<description><![CDATA[In quest’Anno Sacerdotale, indetto da Papa Benedetto XVI nel centocinquantesimo anniversario della nascita al cielo del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney (1786-1859), dedico alla figura dell’Apostolo Giovanni, che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignright size-medium wp-image-8324" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/325-2005-07-28-01-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" />In quest’Anno Sacerdotale, indetto da Papa Benedetto XVI nel centocinquantesimo anniversario della nascita al cielo del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney (1786-1859), dedico alla figura dell’Apostolo Giovanni, che la tradizione identifica col “discepolo che Gesù amava”, il messaggio per la Quaresima, tempo forte di preghiera e di riflessione, di conversione e di carità operosa. Vorrei così offrire un piccolo aiuto alla conoscenza e all’imitazione del discepolo dell’amore, modello non solo per tutti i sacerdoti e i consacrati, ma anche per ogni battezzato che voglia prendere sul serio la chiamata alla sequela di Gesù nel sacerdozio battesimale. Che la grazia del Signore renda sempre più luminoso, vero e fecondo il nostro cammino comune nell’imitazione e nella testimonianza di Cristo! Che il Signore doni alla nostra Chiesa numerosi e santi sacerdoti e tanti giovani desiderosi di diventarlo sull’esempio del discepolo amato…</em></p>
<p>1. <em>Il discepolo dell’amore </em>L’Autore del quarto Vangelo resta avvolto da una grande discrezione: gli ultimi versetti del capitolo 21 lo identificano con il “discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: ‘Signore, chi è che ti tradisce?’” (v. 20). Di lui Pietro chiede a Gesù: “Signore, e lui?”. E Gesù gli risponde: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te?” (vv. 21-22). Con questo Gesù non vuol dire che quel discepolo non sarebbe morto (v. 23), ma che è per eccellenza il discepolo dell’attesa, proteso all’incontro con l’Amato andato a prepararci un posto nel seno del Padre. Questo discepolo è evidentemente uno dei tre più intimi del Signore, che sono Pietro, Giacomo e Giovanni. Non è Pietro, in quanto si accompagna a lui (come nella visita al sepolcro al mattino del giorno dopo il sabato: Giovanni 20,2-10); non è Giacomo, fatto uccidere di spada da Erode molto presto, come ci dice At 12,2 (intorno al 44). Dunque, è Giovanni. Già questo essere avvolto dalla discrezione ce ne fa intravedere le caratteristiche: è il contemplativo dell’amore, il discepolo tradizionalmente indicato come il più giovane, perché presenta i tratti dell’audacia e della tenerezza che proprio i giovani sono capaci di avere (è l’unico che resta ai piedi della Croce, l’amato per eccellenza) e vede l’invisibile, perché guarda con gli occhi dell’amore. Così lo percepisce la tradizione cristiana, come testimonia ad esempio Clemente di Alessandria (210): “Vedendo che gli altri avevano riferito solo i fatti materiali, Giovanni, l’ultimo di tutti, incoraggiato dai suoi amici e divinamente ispirato dallo Spirito santo, scrisse il vangelo spirituale”. Dal cuore dell’Amato scaturisce la buona novella dell’amore…</p>
<p>2. <em>Alcuni tratti storici </em>Giovanni è figlio di Zebedeo e proviene dall’ambiente della Galilea. Insieme a Giacomo, suo fratello, era socio di una piccola azienda di pesca, di cui facevano parte altri due fratelli, Simone e Andrea. Probabilmente, Giovanni aveva seguito inizialmente il Battista, e potrebbe essere quello dei due discepoli non nominato (l’altro è Andrea, che subito dopo va a chiamare suo fratello Simone), che erano accanto a Giovanni quando questi indicò in Gesù che passava l’Agnello di Dio (Giovanni 1,35), e che seguirono Gesù. La discrezione con cui si presenta non impedisce che traspaiano i momenti salienti della sua storia di fede e d’amore al Cristo: la vocazione (Giovanni 1,35-39); la presenza accanto al Maestro nell’Ultima Cena (13,23); la domanda sul traditore (13,25s); il dialogo con Gesù accanto alla Madre ai piedi della Croce (19,26s); la visita con Pietro al sepolcro la mattina di Pasqua (20,2-10). A lui anziano è attribuita l’Apocalisse, nella quale sono innegabili gli influssi della sua attitudine simbolica e contemplativa. Del suo cammino di fede ripercorriamo sette tratti, che parlano specialmente alla vita spesa nella sequela di Gesù e su cui vorrei invitare tutti a verificarsi …</p>
<p><em> </em>3. <em>La vocazione </em>Giovanni è un vero cercatore di Dio: è andato dal Battista, ma quando il Battista indica Gesù come l’Agnello di Dio, non esita a lasciarlo per andare da Gesù. La domanda: “Maestro, dove abiti?”, dice il desiderio di restare con lui (cf. 1,35-39). Giovanni ha capito che seguire Gesù è trovare la dimora vera della propria vita. La risposta di Gesù è un invito a fidarsi, a credere senza vedere: “Venite e vedrete”. Prima si va, poi si vede! I due fanno così: per Giovanni è talmente grande l’impressione di quell’incontro, che segnerà per sempre la sua vita, che ne ricorda l’ora precisa con un’accuratezza cronachistica: “Erano circa le quattro del pomeriggio”. La vocazione è l’incontro con Qualcuno, non con qualcosa, un incontro che avviene nel tempo e nello spazio, in un’ora decisiva e in un contesto che ci restano scritti nel cuore. È così che matura la decisione di seguire Gesù per stare con Lui e vivere di Lui&#8230;</p>
<p><em> </em>4. <em>L’intimità con Gesù</em> Nel cosiddetto “libro dell’addio” (i capitoli 13-17 del Quarto Vangelo), nel momento drammatico in cui si consuma il tradimento di Giuda, ora dell’amore supremo (“li amò sino alla fine”: 13,1) e di supremo dolore (è giunta “l’ora”), Giovanni è colui che sta vicino a Gesù più di ogni altro. Egli dimostra con la sua vita che fede e amore sono inseparabili, come lo sono amore e dolore, vicinanza all’Amato e partecipazione al suo soffrire. I segni dell’amore sono chiari: è il discepolo amato (v. 23), figura d’ogni discepolo dell’amore, che sta nel seno di Gesù (v. 23), come il Figlio sta e si muove nel seno del Padre ((cf. 1,18). È alla domanda di Giovanni che Gesù rivela la sua conoscenza del traditore, che continua però ad essere amato da Lui, come dimostra l’offerta del boccone (v. 26: gesto di predilezione e di riguardo), che seguirà Giuda anche nella notte, senza lasciarlo (v. 30: l’amore non abbandona l’amato infedele). La confidenza mostra l’intimità di Giovanni con Gesù: la fede è un essere così innamorati di Dio, da entrare nella relazione più profonda con Lui, dove ci si dice tutto, in una trasparenza totale di dolore e amore.</p>
<p><em></em>5. <em>Il destinatario del testamento del Signore</em> Il dialogo con Gesù ai piedi della Croce (19,26s) rivela il tesoro che il Maestro affida al discepolo. È l’ora in cui tutto viene a compiersi. In quest’ora suprema e definitiva, Giovanni è con la Madre di Gesù ai piedi della Croce. È il testamento del Profeta abbandonato, che si rivolge alla “donna”, figura d’Israele e della Chiesa e Madre sua, ed al discepolo dell’amore, figura d’ogni discepolo, stabilendo fra loro un rapporto così profondo, che il discepolo prende la donna nel cuore del suo cuore. Gesù lascia in testamento all’amato un triplice tesoro: Israele, la Chiesa, la Madre. Il discepolo dell’amore amerà la “santa radice” Israele come l’ha amata Gesù, amerà la Chiesa come il frutto della passione di Gesù, amerà la Madre come sua. Gesù lascia il discepolo in una rete di rapporti d’amore, che al tempo stesso gli affida: la fede è accogliere patti di pace, legami di unità, e viverli nella fedeltà dei giorni, in obbedienza al Signore crocifisso. La sequela dell’Amato si compie nella Chiesa dell’Amore&#8230;</p>
<p><em></em>6. <em>Il testimone della resurrezione</em> Andando con Pietro al sepolcro la mattina di Pasqua (20,1-8), Giovanni corre per andare a vedere Gesù: è mosso dalla sete di chi ama. Arriva per primo e aspetta: è il rispetto dell’amore, che sa far posto all’altro. Vede e crede: sarà il testimone oculare, colui che ha visto e può perciò contagiare l’amore che apre gli occhi della fede e fa riconoscere il Signore. Dichiarerà in maniera toccante all’inizio della prima lettera: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena” (1 Giovanni 1,1-4). Chi ha conosciuto e visto e toccato l’Amato, non può tenerselo per sé: ne diventa il testimone innamorato e irradiante. La fede vive nell’amore diffusivo di sé. La testimonianza scaturisce dalla sovrabbondanza del cuore toccato dal Maestro e ardente di amore…</p>
<p><em></em>7. <em>Il discepolo dell’attesa</em> Il misterioso dialogo fra Gesù e Pietro riguardo al discepolo amato (Giovanni 21,20-24) ne mette in luce un tratto peculiare: Giovanni è colui che attende il ritorno di Gesù. Il discepolo dell’amore è proteso nella speranza verso la gioia dell’incontro faccia a faccia. Il ricordo dell’Amato non è in lui nostalgia o rimpianto, ma tenerezza, speranza, vigilanza, attesa. L’amore non vive di passato, ma schiude al futuro e lo tira nel presente per il suo stesso ardore. Chi è innamorato di Dio è anche inseparabilmente testimone di speranza, perché sa che il futuro sta nelle mani dell’Amato, fedele per sempre. Proprio così è e resta un cercatore di Dio (come ricorda la <em>Lettera ai cercatori di Dio</em> dei Vescovi Italiani, che consiglio a tutti, credenti e non credenti, per aprirsi alle sorprese del Vivente!).</p>
<p><em></em>8. <em>Il contemplativo dell’amore</em> Giovanni è ormai vecchio: vive raccolto in Dio. Si presenta come fratello e compagno nella tribolazione a causa del suo amore fedele a Gesù. Vive la gioia dell’incontro liturgico nel giorno del Signore. È allora che è rapito in estasi, in Spirito (Apocalisse 1,9-19). Vede la voce: come solo il contemplativo sa fare, sa “vedere” attraverso le parole della rivelazione, ha l’intelligenza del simbolo, il gusto delle cose di Dio. E la rivelazione che vede è il grande messaggio di richiamo, di consolazione e di speranza per le “sette Chiese”, simbolo di tutta la Chiesa in ogni tempo e in ogni luogo (come dice il numero sette), che sono provate dalla persecuzione esterna e dalla prova interna della fede legata a quello che appare a molti il ritardo della venuta del Signore. Il discepolo dell’amore, carico di vita e di esperienza di fede, sa orientare gli occhi suoi e altrui all’Agnello immolato in piedi, al Cristo morto e risorto, mostrando come la prova presente è nient’altro che un lavare le proprie vesti nel sangue dell’Agnello per entrare con Lui nella sua gloria. La fede del discepolo dell’amore introduce alla speranza dell’amore vittorioso, della gioia senza tramonto della Gerusalemme celeste: “Colui che attesta queste cose dice: ‘Sì, verrò presto!’ Amen. Vieni, Signore Gesù” (22,20).</p>
<p><em></em>9. <em>Il settimo sigillo</em>: la settima caratteristica del discepolo amato è avvolta nel silenzio di Dio. È quanto l’iniziativa sorprendente del Signore prepara dall’eterno per ognuno di noi ed a cui dobbiamo aprirci nella docilità del cuore e nella perseveranza della fede orante ed amorosa. Possiamo aiutarci a farlo rispondendo alle domande che Giovanni pone alla vita di ognuno di noi. Sono le domande a cui vorrei chiedervi di dare risposta nella preghiera, nella penitenza e nei gesti dell’amore di questa Quaresima, offrendo in modo speciale tutto a Dio per la santificazione dei sacerdoti e per le vocazioni sacerdotali: sono pronto a rispondere all’invito di Gesù: “Vieni e vedi” o voglio vedere prima di affidarmi? Amo il Signore? Accetto di lasciarmi amare da Lui? Vivo il mio amore a Cristo nell’amore agli altri, alla Chiesa? Sono testimone dell’Amato? È vivo in me il desiderio di Dio, l’attesa del Suo volto? Ho la speranza dell’amore che sa attendere e invocare? Comunico agli altri la speranza anche nelle ore più buie della vita e della storia?</p>
<p>10. Proviamo a dare risposta a queste domande dopo aver invocato così il Maestro, il Dio con noi e per noi: <em>Signore Gesù, Tu vieni a noi nel Tuo Spirito come il Vivente, che sovverte e inquieta i nostri progetti e le nostre difese. Aiutaci, Ti preghiamo, a non crocefiggere Te sulla croce delle nostre attese, ma a crocefiggere le nostre attese sulla Tua croce. Fa’ che ci lasciamo turbare da Te, perché, rinnegando noi stessi, possiamo prendere la nostra croce ogni giorno e seguirTi. Tu sai che noi non sappiamo dirTi la parola dell’amore totale: ma noi sappiamo che anche il nostro povero amore Ti basta, per fare di noi dei discepoli fedeli fino alla fine. È questo umile amore che T’offriamo: prendilo, Signore, e dì ancora e in modo nuovo la Tua parola per noi: “Seguimi”. Allora, la nostra vita si aprirà al futuro della Tua croce, per andare non dove avremmo voluto o sognato o sperato, ma dove Tu vorrai per ciascuno di noi, abbandonati a Te, come il discepolo dell’amore e dell’attesa, in una confidenza infinita. Allora, non saremo più noi a portare la croce, ma sarà la Tua croce a portare noi, colmando il nostro cuore di pace, e i nostri giorni di speranza e di amore. Amen! Alleluia!</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Hebron Purim parade takes place without hitch</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 18:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele/Palestina News]]></category>
		<category><![CDATA[purim]]></category>

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		<description><![CDATA[Festive atmosphere along with wintry weather succeed in easing tension. Palestinians watch Purim parade from sidelines, welcome participants with holiday greetings while also acknowledging that situation could be dangerous. &#8216;Hebron [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Festive atmosphere along with wintry weather succeed in easing tension. Palestinians watch Purim parade from sidelines, welcome participants with holiday greetings while also acknowledging that situation could be dangerous. &#8216;Hebron will be ours,&#8217; shouted intoxicated revelers.<br />
<div id="attachment_8319" class="wp-caption aligncenter" style="width: 418px"><img src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/2-wa.jpg" alt="" title="" width="408" height="272" class="size-full wp-image-8319" /><p class="wp-caption-text">Purim celebrations in Hebron (Photo: Noam Moskowitz)</p></div><br />
With military and police accompaniment, the settlers of the Jewish section of Hebron held their traditional Purim parade on Sunday on the backdrop of increased tensions resulting from recent clashes in the city in the past week. The event concluded without any disturbances of the peace.</p>
<p>Despite recent events, some of the Palestinian residents, who watched the parade from the sidelines, also got caught up in the holiday spirit.</p>
<p>Dozens of Purim revelers started out on the parade route in Kiryat Arba, and continued on to the Cave of the Patriarchs. Police prohibited entry to the complex itself out of concerns that it would reignite riots at the site. Simultaneously, many Palestinians were not allowed to cross the parade path.</p>
<p>Many of the celebrators were intoxicated and carried bottles of hard liquor in their hands. During the parade, some of them shouted: &#8220;With God&#8217;s help, Hebron will be ours on this Purim.&#8221;</p>
<p>At one point along the parade route, a few Palestinian school children tried to derail the Purim partiers, but were evacuated by the police and Border Guard officers securing the event.</p>
<p>Islam Fakouri, 19, from Hebron, stood and watched as the Purim parade passed by. Though he seemed to be enjoying the festive atmosphere, he emphasized that the atmosphere in the city is still quite tense on the backdrop of Israel&#8217;s declaration that the Cave of Patriarchs is on Israel&#8217;s list of national heritage sites.</p>
<p>&#8220;The situation as of now is not good for anyone. (Prime Minister Benjamin) Netanyahu&#8217;s decisions are likely to ignite the entire area,&#8221; said Fakouri.</p>
<p>&#8220;It is clear to everyone that it isn&#8217;t merely renovating the site. This entire issue is politically sensitive. It&#8217;s lucky that the military and the police escorted the settlers. Otherwise, the area would have been ablaze because they would have thrown stones at us. Despite everything, we wish the Jews a happy holiday,&#8221; Fakouri concluded.</p>
<h3>&#8216;All Jewish holy sites should be under Israeli control&#8217;</h3>
<p>Eitan Cohen, from Jerusalem, attended the Hebron Purim parade dressed up as a soldier. &#8220;The Jewish presence here on this holiday has great significance in light of the fact that the Jewish people in Megillat Esther fought against those who sought to annihilate them. Likewise, the Jewish settlement in Hebron continues to fight for the right to exist within the State of Israel,&#8221; Cohen said.</p>
<p>Another reveler, Shlomo, echoed his sentiments and called upon all citizens of Israel to partake in the city&#8217;s holiday celebrations: &#8220;Throughout the country people are celebrating Purim. Hebron, as the capital of Judea from the time of the Bible, obligates all residents of Israel to be happy and to come here to show their support and empathy.&#8221;<br />
<div id="attachment_8321" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/3-wh.jpg" alt="" title="" width="450" height="350" class="size-full wp-image-8321" /><p class="wp-caption-text">Marching from Kiryat Arba to the cave of th Patriarchs  Photo: Noam Moskowitz</p></div><br />
Shlomo also addressed the inclusion of the Cave of the Patriarchs on the national heritage site list and expressed hope that &#8220;next Purim Hebron, Rachel&#8217;s Tomb, and all the other Jewish holy sites will be under Israeli control. Then the celebration will be complete,&#8221; he asserted.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Bibbia Rivelata &#8211; I Patriarchi</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 17:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[patriarchi bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[serie la bibbia rivelata]]></category>

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		<description><![CDATA[
Primo episodio di quattro incentrato sulle narrazioni bibliche patriarcali. Intervengono, tra gli altri: I. Finkelstein, A.N. Silberman, T. Romers and J. Van Seters
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/gZpvU5k0sjI&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/gZpvU5k0sjI&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Primo episodio di quattro incentrato sulle narrazioni bibliche patriarcali. Intervengono, tra gli altri: I. Finkelstein, A.N. Silberman, T. Romers and J. Van Seters</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Incontrare la Bibbia nella pastorale</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 08:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Rotasperti</dc:creator>
				<category><![CDATA[pastorale biblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 18° convegno nazionale dell&#8217;Apostolato Biblico, declinato nella prospettiva educativa secondo i prossimi Orientamenti pastorali della chiesa italiana, ha avuto come tema la riflessione, l&#8217;approfondimento e la formulazione di proposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-8306 alignright" title="Apostolato_C" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/Apostolato_C-283x300.jpg" alt="" width="283" height="300" /><em>Il 18° convegno nazionale dell&#8217;Apostolato Biblico, declinato nella prospettiva educativa secondo i prossimi Orientamenti pastorali della chiesa italiana, ha avuto come tema la riflessione, l&#8217;approfondimento e la formulazione di proposte in ordine ad una sempre maggiore preparazione e formazione degli animatori biblici. Il convegno si è svolto a Roma, a Villa Aurelia, dal 5 al 7 febbraio 2010, con un centinaio di persone, metà uomini e metà donne, provenienti da quattordici ragioni e da una quarantina di diocesi, con la presenza inedita di 11 direttori di Uffici catechistici diocesani. Le relazioni saranno inserite nel sito della <a href="http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/s2magazine/index1.jsp?idPagina=21" target="_blank">CEI/UCN</a></em></p>
<p>Il titolo indica chiaramente, più che il tema specifico, la meta alla quale questo convegno e quelli prossimi intendono arrivare. Ma, per capire il cammino da compiere, giova ricordare che ci stiamo avvicinando al 20° convegno dell&#8217;Apostolato Biblico (AB). Vi è alle spalle una non breve esperienza che merita di essere ricordata nelle sue grandi linee per coglierne le istanze e quindi leggere correttamente il convegno che si è celebrato e indicare le linee di cammino davanti a noi.</p>
<h4>Quale acqua dalla sorgente</h4>
<p>* Dopo aver accennato soltanto &#8211; ma doverosamente &#8211; all&#8217;AB promosso, già prima del concilio, dall&#8217;Associazione biblica italiana (ABI), si è riconosciuto che il Vaticano II, in particolare con la costituzione <em>Dei Verbum</em>, ha dato alla Bibbia di poter situarsi nella vita del popolo di Dio, non come arsenale di citazioni, ma come il pozzo di acqua viva.</p>
<p>Per un incremento sempre maggiore, Paolo VI nel 1968 istituì la Federazione biblica cattolica mondiale. I vescovi italiani (Cei) vi aderirono nel 1988, affidando all&#8217;Ufficio catechistico nazionale (UCN) di promuovere l&#8217;accostamento al Libro sacro istituendo uno specifico Settore di AB (SAB).</p>
<p>Da allora è iniziato un intenso servizio di animazione biblica nelle diocesi e nelle parrocchie in tre direzioni, in ciò guidati dal <em>Documento base</em>, che è la nota della Cei del 1995 a 30 anni dalla <em>Dei Verbum</em>: una riflessione condivisa su ciò che si intende per AB e, dunque, sugli impegni conseguenti di diffusione e di iniziazione alla sacra Scrittura; un aiuto concreto alle iniziative locali tramite una collana di sussidi tuttora operante (<em>Bibbia. Proposte e metodi</em>); un convegno annuale per animatori biblici.</p>
<p>* Di questi <em>convegni</em>, a partire dal 1992, si possono indicare tre fasi, interpretate come segnali di una comprensione evolutiva e di una maturazione progressiva. Fino al 2000 è stato al centro l&#8217;interesse su ciò che è in se stesso l&#8217;AB e come realizzarlo concretamente nel contesto locale, con una notevole produzione di sussidi, tuttora utili; dal 2000 ad oggi, al seguito del diffondersi dei gruppi biblici, l&#8217;attenzione si è spostata sulla figura e sulla qualificazione degli animatori, migliorando la loro competenza biblica con tematiche esegetiche, teologiche e metodologiche di notevole livello, incrementando i corsi estivi di formazione degli animatori a La Verna e a Crotone; all&#8217;inizio del nuovo decennio, si prospetta la terza fase, che riguarda la componente biblica nell&#8217;intera pastorale della chiesa.</p>
<p>Le ragioni di quest&#8217;ultima fase si concentrano su due dati. Il primo è il sinodo sulla <em>parola di Dio nella vita e missione della chiesa</em> (2008), reso normativo dalla prossima &#8211; speriamo non lontana &#8211; esortazione apostolica di Benedetto XVI. Come appare già da ora nelle <em>Proposizioni</em>: «Il sinodo raccomanda di incrementare la &#8220;pastorale biblica&#8221; non in giustapposizione con altre forme della pastorale, ma come animazione biblica dell&#8217;intera pastorale» (n. 30). Il secondo dato è la scelta di una pastorale organica e integrata decisa da parte della chiesa in Italia, dal convegno di Verona (2006) in poi.<br />
Far entrare la Scrittura &#8211; in quanto parola di Dio infallibilmente attestata &#8211; come acqua buona e viva in tutte le azioni pastorali e negli ambiti della vita quotidiana del cristiano, è la terza fase che coinvolge l&#8217;AB (e il SAB nazionale e diocesano che lo promuove) verso una nuova progettazione. Sarà la riflessione della terza parte dopo aver dato ascolto al contributo del convegno ora celebrato.</p>
<p>* Intanto indichiamo <em>quale</em> <em>acqua</em> ci ha dato la parola di Dio alla sorgente. Ecco tre indicatori maggiori, espressi con semplicità ma che dovrebbero essere meditati dai pastori.</p>
<p><strong>1.</strong> A oltre quarant&#8217;anni dal concilio, la Bibbia riceve un&#8217;accoglienza sempre più popolare. Si può dire che in tutte le 227 diocesi italiane esiste e vive il gruppo biblico, o del vangelo, o centro di ascolto… In alcune diocesi l&#8217;AB assume valori di eccellenza. Citiamo, fra tutte, la diocesi di Bergamo. Possiamo dire che la nostra gente desidera incontrare la Bibbia, tanto che la (poca) catechesi degli adulti che avviene tra noi ha come luogo di esecuzione l&#8217;incontro biblico. Non va, d&#8217;altra parte, misconosciuto che numericamente questo contatto con la Scrittura è di una notevole minoranza, ossia che la maggior parte dei cristiani, i giovani in particolare, non conosce né frequenta la Bibbia come il primo catechismo della fede.</p>
<p><strong>2.</strong> Si assiste alla crescita di qualità dell&#8217;animazione, e dunque della figura dell&#8217;animatore, uomo e donna, volontario/a, laico/a. Sono persone che hanno fatto i corsi biblici di base e che desiderano e domandano sempre di più cibo esegetico, teologico, spirituale e pedagogico. In questo giudizio positivo includiamo l&#8217;attenzione e la partecipazione sempre più accogliente dei presbiteri, che avvertono il potenziale della Bibbia e del vangelo per un&#8217;evangelizzazione nuova, radicale.</p>
<p><strong>3.</strong> Terzo indicatore che sempre più si avverte e che genera una certa apprensione è la solitudine ecclesiale in cui si compie la pratica dell&#8217;AB: in pochi, sempre gli stessi, di età media-alta, con il solo Libro sacro e soprattutto restando come prigionieri dentro ad esso. E i problemi che suscitano il terremoto di Haiti, la disoccupazione crescente, l&#8217;emergenza educativa? E, situandoci dentro la chiesa, come partecipa la Bibbia allo svolgimento dei tre ministeri: annuncio, liturgia e carità? Che ne è della dimensione ecumenica nel gruppo biblico? Come si tiene conto del pluralismo culturale e religioso così pervasivo? L&#8217;irruzione della comunicazione mediatica con le mille forme e seduzioni come si concilia con il gruppo che ha in mano la parola di Dio nel volume cartaceo? E, più radicalmente ancora, giungendo al nocciolo sostanziale: quale fede anima e insieme deriva dall&#8217;incontro con la Scrittura? Quale appartenenza ecclesiale produce? Quale partecipazione alla vita pubblica?</p>
<p>Si può intuire da queste domande la ragione di una ri-progettazione cui.</p>
<h4>La Bibbia entro nuovi orizzonti</h4>
<p>* Gli interrogativi che circondano l&#8217;attuale AB ci vengono dalla sorgente, dalla stessa Bibbia, dal vangelo. Non sembri errato questo rapporto: nel racconto della samaritana al pozzo, l&#8217;acqua viva si comunica in un intreccio di domande che man mano si risolvono in un riconoscimento pieno del valore di Gesù. In certo senso l&#8217;AB è autentico se cresce, e cresce se si apre alla comprensione delle tante domande che le persone portano dentro quando incontrano la Bibbia: domande culturali e soprattutto domande esistenziali.</p>
<p>Il convegno<a href="http://www.dehoniane.it/riviste/riv_articolo.php?CODICE=20825&amp;CODE=SET&amp;PAGE_ID=IND#_edn1"></a> ha cercato la sua crescita guidando gli animatori ad aprirsi verso nuovi orizzonti, compendiati nel titolo del convegno <em>La prospettiva educativa dell</em><em>&#8216;AB. Riflessioni, approfondimenti, proposte</em>. In verità, la prospettiva educativa era stata introdotta tenendo presenti i prossimi <em>Orientamenti pastorali</em> della Cei, ma vi abbiamo risposto in una visione più ampia e non con una specifica attenzione all&#8217;educazione.</p>
<p>* Le cinque relazioni di base hanno contribuito all&#8217;apertura degli orizzonti di cui stiamo parlando, dando alla parola &#8220;orizzonte&#8221; il suo senso proprio: una realtà contestuale entro cui è chiamato a svolgersi l&#8217;AB anche più privato.<a href="http://www.dehoniane.it/riviste/riv_articolo.php?CODICE=20825&amp;CODE=SET&amp;PAGE_ID=IND#_edn2"></a></p>
<p>Una prima apertura di orizzonti è stata tematizzata in <em>La Bibbia nell&#8217;iniziazione cristiana</em> (Paolo Sartor), richiamando l&#8217;attenzione a quella che oggi è la forma adeguata di evangelizzazione, cioè l&#8217;iniziazione, di cui il catecumenato è la figura metodologica propria.</p>
<p>È noto come il catecumenato sia un cammino che si apre la strada con il primo annuncio e, progressivamente, grazie ai sacramenti, si stabilizza continuativamente nella mistagogia. Ora, in questo processo, la Scrittura è veramente l&#8217;anima all&#8217;inizio, durante e dopo. L&#8217;AB riceve la sua vera fisionomia e ruolo. Non è un felice momento a se stante di incontro con la parola di Dio, ma momento di questo contatto con la Parola, che viene dalle origini (battesimo) e si prolunga alla vita eterna. Vuol dire che l&#8217;AB riceve una precisa consegna: aver presente e magari rianimare il dono della fede battesimale, insomma, vedere e volere la lettura della Bibbia non come episodio a se stante, ma come prassi normale della vita cristiana, prassi di ricerca, di rafforzamento, di degustazione dell&#8217;essere cristiano ricevuto con sacramenti dell&#8217;iniziazione.</p>
<p>La seconda relazione ha introdotto l&#8217;AB (e dunque gli animatori che lo esercitano) nel quadro della pedagogia della fede: <em>La parola di Dio come sfida educativa</em> (mons. C. Ghidelli, arcivescovo di Lanciano-Ortona). L&#8217;attualità della sfida è ben chiara nella società e nella chiesa. Non si può essere veri animatori biblici se non come educatori. Ciò comporta la percezione di due compiti: rendersi conto che la stessa Bibbiaè la testimonianza della pedagogia di Dio tramite le risorse dell&#8217;uomo. Il Deuteronomio e lo stile di Gesù Maestro e di Paolo ne sono testimoni eccellenti . Per appropriarsi del mondo biblico dell&#8217;educazione, occorre educare alla lettura della Bibbia, riconoscendo i maggiori metodi (storico-critico ed orante) e applicandone il valore negli ambiti dei giovani e degli adulti.</p>
<p>Certamente, questo apporto biblico all&#8217;educazione cristiana va ulteriormente perfezionato tenendo conto di quanto dicono le scienze dell&#8217;educazione e la mediazione antropologica così necessarie nel processo educante.</p>
<p>La terza relazione, tenuta da fr. Enzo Biemmi, ha riguardato direttamente <em>L</em><em>&#8216;animatore biblico: chi è, quali problemi incontra, cosa è chiamato a fare. I suoi ambiti di lavoro. La sua formazione</em>. I tanti incisi del titolo dicono le questioni, e dunque l&#8217;interesse per questa figura-chiave dell&#8217;AB, la sua insostituibilità nel gruppo biblico e quindi la necessità di badare alla sua competenza in un ciclo formativo non da meno di quello dei catechisti degli adulti.</p>
<p>La relazione ha messo bene in chiaro questa esigenza, grazie all&#8217;esperienza dell&#8217;oratore. Riteniamo questi passaggi nodali: incontrare la Bibbia è incontrare non un pezzo di carta, ma persone, anzi la persona di Gesù Cristo; alla luce di Atti 8,26-40 (l&#8217;incontro tra Filippo e l&#8217;eunuco), l&#8217;animatore si trova ad essere un catechista che non si limita alla pura esegesi e nemmeno alla lettura spirituale, ma accompagna (non sostituisce) l&#8217;adulto a ritrovare la vita nella Bibbia e la Bibbia nella vita, condividendo la grazia della Parola con il suo interlocutore; la competenza richiesta tocca l&#8217;esegesi e la teologia biblica, ma anche il contesto culturale richiede la mediazione pedagogica e, nel proprio cuore, una competenza spirituale.</p>
<p>La quarta relazione si è protesa di più verso una pastorale integrata espressa dal titolo <em>La Bibbia anima della pastorale della persona negli ambiti di vita</em>(Andrea Lonardo). Si è voluto evidenziare l&#8217;incidenza della Scrittura nella vita di fede di una persona dentro la comunità.</p>
<p>Si è così approfondita l&#8217;esigenza di comprendere la Scrittura come parola di Dio, in riferimento alla pastorale dell&#8217;annuncio, della liturgia, della diakonia; tenendo conto del giusto senso di Tradizione che altro non è che vangelo vissuto e, come tale, testimonianza insostituibile del vangelo scritto; va data attenzione ai plurimi linguaggi del dirsi della Parola (narrativo, sapienziale, innico, dottrinale…); come pure agli ambiti di vita così vari e differenti in ogni persona. Di tutto questo quadro e con i vari aspetti, la Bibbia è chiamata essere &#8220;anima&#8221;, respiro vitale, sostegno del visibile e apertura sull&#8217;invisibile.</p>
<p>La quinta relazione si è dedicata al perché e come <em>Ascoltare annunciare la parola di Dio all</em><em>&#8216;uomo di oggi</em> (Armando Matteo). Abbiamo sempre avvertito che &#8220;l&#8217;oggi&#8221;, la situazione concreta e attuale di vita fa parte della persona. Ignorare l&#8217;oggi con il suo cambio veloce (e il relatore lo ha mostrato ampiamente), significa dare alla persona che pure è alla ricerca, una parola di Dio in-sensata, vitalmente estranea, divenuta pietra per chi cerca pane.</p>
<p>Sono proposti come &#8220;punti di intersezione&#8221; lo sviluppo di una competenza teologico-fondamentale dell&#8217;animatore biblico per cui &#8220;l&#8217;immaginario teologico&#8221;, ossia il modo di pensare e di affermare i pilastri della fede (Dio, eternità, verità, sacrificio, virtù, autorità…) riescano ancora a dire comprensibilmente e suggestivamente il loro senso verace, così intrinsecamente umano proprio perché così veracemente divino.</p>
<p>In secondo luogo, si dovrà dire una proposta di fede che si mette in cammino con la persona che la cerca, senza pretendere automatismi e immediatezza di successo.</p>
<p>Infine, valorizzare la Bibbia come &#8220;scuola di libertà&#8221;, grazie alla sua paradossalità e fuga da ogni costrizione ideologica.</p>
<p>* Sempre nella logica di nuovi orizzonti è stata posta l&#8217;attenzione su quattro argomenti propri dell&#8217;animazione biblica, condotti da esperti: Bibbia e liturgia (A. Lameri), Bibbia e catecumenato (A. Fontana), gruppi biblici (G. Giavini), Bibbia e comunicazione (W. Lobina).</p>
<h4>Verso una ri-progettazione</h4>
<p>Il futuro prossimo dell&#8217;AB ci pare che venga a delinearsi così. Lo diciamo con affermazioni piuttosto nette e semplificate su cui ritornare in un altro articolo.</p>
<p>- Il contatto diretto del popolo di Dio con la Scrittura è come il percorso di un fiume che non si può bloccare, come il fiume di Ezechiele, che esce dal tempio e dona vita (Ez 47). Alla luce di Gesù, riconosciamo che lui dà l&#8217;acqua per dissetare i bisogni di verità e di pace della persona. L&#8217;AB nella sua essenza deve restare al servizio di tale incontro e, pur allargando l&#8217;orizzonte verso una pastorale integrata, non può smarrirsi o diluirsi in altre forme che non siano un contatto diretto con la Scrittura. In questo i gruppi biblici hanno senso e valore decisivi. Per questo occorre dare ad essi un profilo e una capacità di lavoro sempre maggiori.</p>
<p>- D&#8217;altra parte, proprio perché la Bibbia si rapporta alla parola di Dio consegnata alla chiesa per la vita dell&#8217;intero popolo di Dio &#8211; l&#8217;esortazione apostolica post-sinodale ne darà ampia conferma con le conseguenze derivanti -, si dovrà riflettere di più sulle implicanze di ciò a livello pastorale: come fare perché l&#8217;acqua viva della Parola, da parte del gruppo biblico, sia avvertita come Parola dalla chiesa per i fratelli dentro e fuori della comunità, nei loro ambiti di vita, come ci ha detto il convegno di Verona (affettività, fragilità, lavoro, tradizione, cittadinanza).</p>
<p>- Per un respiro ecclesiale più avvertito, si ritiene obiettivo strategico realizzare una rete regionale dell&#8217;AB tramite la Consulta della catechesi ivi operante.</p>
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		<title>Lire la bible grâce à la foi</title>
		<link>http://www.bibbiablog.com/2010/02/27/%c2%ab-la-lecture-biblique-devient-ecoute-de-la-parole-de-dieu-grace-a-la-foi-%c2%bb/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 07:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Rotasperti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità biblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Les conférences de Carême 2010 à Notre-Dame de Paris mettent Vatican II à l’honneur. Durant tout le Carême, « La Croix » y consacre son dossier hebdomadaire « Religion et [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Les conférences de Carême 2010 à Notre-Dame de Paris mettent Vatican II à l’honneur. Durant tout le Carême, « La Croix » y consacre son dossier hebdomadaire « Religion et spiritualité »</em></p>
<p><em> </em></p>
<div id="attachment_8328" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-8328 " src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/800px-Notre-Dame-night.jpg" alt="" width="640" height="480" /><p class="wp-caption-text">http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Notre-Dame-night.jpg</p></div>
<p>«La constitution sur la Révélation – Dei Verbum – affirme que la Parole de Dieu est “source pure et permanente de la vie spirituelle” (DV 21) et que pour la puiser il faut une “lecture assidue” de l’Écriture (DV 25), visant non pas l’érudition, mais “la science éminente de Jésus-Christ” (DV 25) et l’“amour de Dieu” (DV 23). De fait, Dei Verbum sollicite ainsi la reprise de la pratique ancienne de la lectio divina, cette lecture des Écritures qui devient dévoilement d’une Présence et discernement du visage du Christ, lequel en effet “est présent dans sa Parole” (Sacrosanctum Concilium 7).</p>
<p>Dans la lectio divina, le croyant lit des paroles bibliques pour écouter la Parole de Dieu ; sa lecture devient dès lors lecture de soi-même, qui lui permet de se comprendre de manière renouvelée à partir de la lumière provenant du texte, du visage du Christ qui émerge de la page biblique. En lisant, le croyant se sent lui-même lu, radiographié ; il réitère l’expérience de David qui s’entend dire par Nathan : “Cet homme, c’est toi !” (2 S 12, 7) ; oui, c’est de toi qu’il s’agit, on parle de toi. Cette lecture constituera également le cœur et l’essentiel de l’ascèse et de la discipline du croyant : elle exige le silence, la solitude, la concentration, le travail intérieur, la réflexion, l’attention, mais aussi la sortie de soi et l’ouverture à l’Autre. Cette lecture devient l’âme de la vie spirituelle tout court : de la même manière qu’on se rapporte au texte biblique, de même se rapporte-t-on, face à l’autre personne, aux faits de l’existence, aux événements ecclésiaux et à ceux de l’histoire.</p>
<p>Les quatre moments classiques de la lectio divina (à savoir : lectio, meditatio, oratio et contemplatio) peuvent en substance être synthétisés en deux mouvements fondamentaux : le premier, plus objectif, où on laisse émerger le texte dans son altérité ; le second, plus subjectif, où la subjectivité du lecteur entre en relation avec la parole écoutée, s’en laisse juger, consoler, orienter, et y répond par la prière. Voilà la structure essentielle de la lectio divina.</p>
<p>Dans le premier temps, on peut introduire également l’étude, l’approfondissement du sens du texte, le recours à certains instruments exégétiques ou à quelque commentaire, pour mieux comprendre ce que le texte veut dire.</p>
<p>Il ne faut toutefois pas oublier que ce qui porte véritablement des fruits est l’effort personnel, la recherche personnelle. Les mouvements que la lectio divina exige de la lecture sont les mêmes que ceux qui caractérisent la relation avec une autre personne : l’altérité du texte (la distance culturelle qui le sépare de nous) et l’altérité de l’autre personne doivent être prises au sérieux et appellent un travail approprié. Face à une autre personne, il s’agit aussi avant tout de l’écouter, de l’observer, de lui laisser place afin qu’elle puisse s’exprimer et se manifester pour ce qu’elle est ; il s’agit d’exercer le respect et l’intelligence pour pouvoir ensuite réagir correctement, répondre et s’impliquer avec elle.</p>
<p>La lecture biblique devient écoute de la Parole de Dieu grâce à la foi, véritable critère d’interprétation des Écritures, lesquelles ont été rédigées et composées à partir de la foi dans le Dieu qui agit dans le monde, qui intervient dans l’histoire et qui a révélé son visage définitif en Christ. Cette foi guide le lecteur vers une écoute personnelle et contemporaine ; elle se transforme en certitude que le Seigneur me parle à moi, aujourd’hui, à travers la page biblique. Cette lecture se produit dans un contexte de prière : “La prière doit aller de pair avec la lecture de la sainte Écriture, pour que s’établisse un dialogue entre Dieu et l’homme” (DV 25). Il s’agira de commencer la lecture par une invocation du Saint-Esprit et de la conclure par une prière modelée par l’écoute de la Parole.</p>
<p>Un critère important pour l’assimilation de la Parole de Dieu contenue dans les Écritures est que la lecture de ces dernières tend à l’action, à la pratique. L’Écriture se comprend à mesure qu’on la vit, qu’on la met en pratique. Plus encore, l’expérience même de la vie (en bien ou en mal) peut aider la compréhension de l’Écriture. Jean Cassien a écrit : “Les divines Écritures se découvrent à nous plus clairement, et c’est leur cœur en quelque sorte et leur moelle qui nous sont manifestés lorsque notre expérience, non seulement nous permet d’en prendre connaissance, mais fait que nous prévenons cette connaissance elle-même, et que le sens des mots ne nous est pas découvert par quelque explication, mais par l’expérience vive que nous en avons faite” (Conférences X, 11). La lectio divina produit un rapport de dialogue entre la Bible et le lecteur qui débouche sur un échange vital entre la vie dont témoigne le texte biblique et la vie du lecteur actuel. »</p>
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		<title>Reúnen en Israel dos piezas de un manuscrito bíblico</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 07:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Rotasperti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia Oggi]]></category>
		<category><![CDATA[manoscritti ebraici]]></category>

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JERUSALEN (AP) &#8211; Dos partes de un antiguo manuscrito bíblico separadas por siglos y continentes fueron expuestas juntas por primera vez el viernes, gracias a un descubrimiento accidental que está [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignleft" src="http://www.english.imjnet.org.il/Media/Image/songofsea.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: left;">JERUSALEN (AP) &#8211; Dos partes de un antiguo manuscrito bíblico separadas por siglos y continentes fueron expuestas juntas por primera vez el viernes, gracias a un descubrimiento accidental que está ayudando a sacar a la luz un período oscuro en la historia de la Biblia hebrea.</p>
<p style="text-align: left;">Los fragmentos de 1.300 años _ los únicos de los pocos manuscritos bíblicos hebreos que han sobrevivido la era en que fueron escritos _ existieron de forma separada y sin conocerse su relación hasta que la fotografía de uno de ellos durante una presentación pública en 2007 captó la atención de los expertos.</p>
<p style="text-align: left;">Juntos, los fragmentos forman el texto de la Canción del Mar, cantada por exultantes israelitas cuando huyeron de la esclavitud en Egipto y fueron testigos de la destrucción de los ejércitos del faraón en el Mar Rojo.</p>
<p style="text-align: left;">&#8220;El enemigo dijo: Perseguiré, prenderé, repartiré despojos; mi alma se saciará de ellos; sacaré mi espada, los destruirá mi mano&#8221;, dice la canción, la cual aparece en el Libro del Exodo. &#8220;Soplaste con tu viento, los cubrió el mar. Se hundieron como plomo en las impetuosas aguas&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Una página de la canción, conocida como el manuscrito Ashkar, se encontraba previamente en una biblioteca de la Universidad de Duke, en Carolina del Norte, y fue mostrada por primera vez en el museo de Israel, en Jerusalén, en 2007. Una exposición en el museo nacional de Israel dedicada a la Canción del Mar ahora reúne las dos piezas separadas.</p>
<p style="text-align: left;">Fue entonces cuando una fotografía del manuscrito en un diario local captó la atención de dos paleógrafos israelíes, Mordechay Mishor y Edna Engel, quienes notaron su similitud con otro documento hebreo conocido como el manuscrito de Londres, y actualmente parte de la colección privada de Stephan Loewentheil, de Nueva York.</p>
<p style="text-align: left;">&#8220;La uniformidad de las letras, la estructura del texto, y las técnicas usadas por el escriba&#8230; estaba muy claro para mi&#8221;, dijo Engel.</p>
<p style="text-align: left;">Los expertos llegaron a confirmar que los textos no solo fueron escritos por el mismo escriba sino que además formaban parte del mismo rollo de pergamino. Ahora se cree que el rollo fue escrito aproximadamente en el siglo VII en alguna parte de Medio Oriente, posiblemente Egipto.</p>
<p style="text-align: left;">see: <a href="http://www.english.imjnet.org.il/htmls/article_272.aspx?c0=13410&amp;bsp=12895">http://www.english.imjnet.org.il/htmls/article_272.aspx?c0=13410&amp;bsp=12895</a></p>
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		<title>Blowing Hot and Cold</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 12:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[video bibbia]]></category>

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The suzerainty covenant (Mosaic Law) that Yahweh issued to Moses at Mount Sinai is placed in jeopardy by fretful Israelites who construct a golden calf. Yahweh is peeved, and Moses [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UyifantGkg8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/UyifantGkg8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>The suzerainty covenant (Mosaic Law) that Yahweh issued to Moses at Mount Sinai is placed in jeopardy by fretful Israelites who construct a golden calf. Yahweh is peeved, and Moses must plead to avert the destruction of his people in yet another fit of theistic pique. Tensions continue through into Numbers as Moses and Yahweh continue to quarrel over the behaviour of the complaining Israelites. To compound their misery, Yahweh insists that they wander the desert for 40 years while all except the non-rebellious Joshua and Caleb die of old age.</p>
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		<title>www.codexsinaiticus.org</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 16:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testo e versioni]]></category>
		<category><![CDATA[codex sinaiticus]]></category>

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http://www.codexsinaiticus.org/en/
Codex Sinaiticus
Codex Sinaiticus is one of the most important books in the world. Handwritten well over 1600 years ago, the manuscript contains the Christian Bible in Greek, including the oldest [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a rel="attachment wp-att-8287" href="http://www.bibbiablog.com/2010/02/25/www-codexsinaiticus-org/codex-sinaiticus-3/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8287" src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/codex-sinaiticus2-400x116.jpg" alt="" width="400" height="116" /></a></p>
<p><em>http://www.codexsinaiticus.org/en/</em></p>
<p><em>Codex Sinaiticus</em></p>
<p>Codex Sinaiticus is one of the most important books in the world. Handwritten well over 1600 years ago, the manuscript contains the Christian Bible in Greek, including the oldest complete copy of the New Testament. Its heavily corrected text is of outstanding importance for the history of the Bible and the manuscript – the oldest substantial book to survive Antiquity – is of supreme importance for the history of the book.</p>
<p><em>The Codex Sinaiticus Project</em></p>
<p>The Codex Sinaiticus Project is an international collaboration to reunite the entire manuscript in digital form and make it accessible to a global audience for the first time. Drawing on the expertise of leading scholars, conservators and curators, the Project gives everyone the opportunity to connect directly with this famous manuscript.</p>
<p><em>The Codex Sinaiticus Website</em></p>
<p>This is the first release of the Codex Sinaiticus Project website. The fully developed website is online since July 2009.</p>
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		<title>Le strade del pellegrino, il collante dell’Europa unita</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 11:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bibbiablog Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia e Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrinaggi Gerusalemme]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pellegrinaggio non è mai stato espressione di un estro solo individuale. Intorno alla sua pratica si è costruita una tradizione fatta di usi, di simboli e di gesti che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8277" class="wp-caption aligncenter" style="width: 534px"><img class="size-full wp-image-8277 " src="http://www.bibbiablog.com/wp-content/uploads/FRANCIGENA_NETWORK.jpg" alt="" width="524" height="359" /><p class="wp-caption-text">le strade medievali</p></div>
<p>Il pellegrinaggio non è mai stato espressione di un estro solo individuale. Intorno alla sua pratica si è costruita una tradizione fatta di usi, di simboli e di gesti che, a partire dai momenti di avvio della storia della presenza del cristianesimo nel mondo mediterraneo, ne ha accompagnato lo sviluppo e lo ha avvolto capillarmente, dal centro alla periferia estrema. Il pellegrinaggio cristiano è diventato il fulcro di una tradizione condivisa.<br />
Di questa storia che si è dilatata nel tempo possiamo cercare di fissare le tappe e i momenti di svolta più significativi.</p>
<p>Nella sua incubazione originaria, il pellegrinaggio ha avuto come polo di attrazione dominante il desiderio di raggiungere i luoghi che erano stati testimoni dell’avvenimento di Cristo in mezzo alla vita degli uomini. Ci si metteva in movimento dalle varie contrade dove la fede cristiana cominciava a mettere radici per ritornare a Gerusalemme: cioè al punto da cui tutto aveva preso origine. La spinta fondamentale era la volontà di un’immedesimazione fisica con la realtà della presenza di Cristo che si era innestata nel cuore della storia del mondo. Bisognava vedere, bisognava toccare la terra e le pietre che Lui aveva visto e toccato. Si desiderava imprimere la propria orma sulle strade che lui stesso aveva percorso, salire la strada della sua ascesa al Calvario, entrare nella grotta angusta del suo sepolcro: una memoria da rivivere nella propria carne e da riattualizzare nella semplicità più reale e concreta.</p>
<p>La centralità riaffermata di Gerusalemme era anche il modo con cui la cristianità delle origini presentava se stessa come lo sviluppo dell’alleanza di Dio con il popolo eletto. La Chiesa era il nuovo Israele spalancato verso i confini del mondo.</p>
<p>Ma dentro questa volontà di ricucire un legame con il grembo materno che aveva nutrito la storia della salvezza si è venuta a inserire, dal VII secolo in poi, la barriera repulsiva dell’espansione arabo-musulmana, nel Mediterraneo orientale e poi su tutte le zone costiere fino alla penisola iberica.</p>
<p>Non ci fu un blocco totale dei contatti. La parete divisoria tra la Cristianità dell’Occidente avviato a trasformarsi nella nostra moderna Europa e l’Oriente sempre più profondamente islamizzato restò a lungo permeabile, in entrambi i sensi. Ma l’indebolirsi della spinta verso est provocò anche il progressivo emergere di un flusso opposto di pellegrinaggio verso l’estremità del mondo cristiano che stava agli antipodi rispetto a Gerusalemme: verso la tomba di san Giacomo sul bordo più esterno della Galizia spagnola, a Compostela. E qui il fiume del pellegrinaggio cristiano si intrecciò al desiderio di rinsaldare un’identità nutrita dalla tradizione della fede cristiana, alimentò anche un senso di distinzione e di riaffermazione della propria cultura minacciata, contribuendo a generare il movimento della riconquista cristiana della penisola iberica, incoraggiando uno spirito di rivincita vigorosa che dagli stati dell’Europa amalgamata dai carolingi e avviata verso il suo decollo medievale si travasò anche sull’antico polo di attrazione del pellegrinaggio cristiano. Fu alimentato il sogno di una riconquista anche della Terra Santa d’Oriente, e in questo sogno si inserirono, a ondate successive, i movimenti delle crociate. Le si può vedere come l’estremizzazione, resa aggressiva e dominatrice, di una volontà di recupero e di ri-cristianizzazione di ciò che non si tollerava di aver perso forse per sempre.</p>
<p>Ma il progetto delle crociate si risolse in una serie ripetuta di fallimenti. La logica della storia si riprese la sua sonora rivincita. Il cordone spezzato non fu più ricucito e in questa frattura resa definitiva si poté inserire il trionfo, a partire dalla fine del Medioevo, di un terzo grande polo unitario di gravitazione del pellegrinaggio cristiano: il polo di Roma, proprio al centro della grande mappa sacra dell’Occidente, tesa verso i suoi due estremi contrapposti, l’antico Oriente e il nuovo confine dell’ovest proiettato verso lo schermo liquido degli oceani, quei mari esterni che chiudevano il Vecchio Mondo nella sua roccaforte del mare interno, il Mediterraneo, posto come cerniera tra le terre del Nord e quelle del Sud, in larghissima parte ormai non più cristiane.</p>
<p>Le vie di pellegrinaggio divennero sempre più le nervature attraverso cui si tesseva l’unità del corpo generale del mondo cristiano dell’Europa, che spingeva da un luogo all’altro le diverse identità dei tipi umani che costituivano la trama del suo pluralismo sinfonico, facendole incontrare e contribuendo a rimescolarle, mettendole in relazione tra loro ma senza costringerle ad annebbiare o a ridimensionare la loro diversità costitutiva. Si camminava insieme, verso le stesse mete, ma come tante realtà diverse unite le une alle altre nel dialogo delle parti abbracciate dalla coesione superiore del tutto che le ricomprendeva nel suo mantello accogliente. Dentro questo universo tenuto insieme dalle fibre dei viaggi, dei movimenti e dei contatti degli uomini si andò progressivamente consolidando, fino alle fratture religiose della prima età moderna (Riforma e Controriforma, in lotta l’una contro l’altra), il primato del centro di coesione della potestà del pontefice romano, che rafforzò l’attrazione esercitata dal suo tesoro di reliquie e prima di tutto dalle sepolture dei due apostoli sommi, Pietro e Paolo, generando dal solco della sua autorità il diritto di gestione della giustizia più alta sulle colpe degli uomini e l’elargizione della misericordia divina che raggiungeva la sua evidenza più clamorosa nel perdono straordinario dei Giubilei.</p>
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