The Dead Sea Scrolls Electronic Library
Incorporating The Dead Sea Scrolls Reader
Edited by Emanuel Tov
• ISBN 90 04 14744 6
• List price EUR 499.- / US$ 599.-
• Price for subscribers to the series EUR 399.- / US$ 499.-
• ISBN 90 04 15062 5
• List price EUR 259.- / US$ 279.-
• Price for subscribers to the series EUR 209.- / US$ 229.-
The new and comprehensive electronic reference work on The Dead Sea Scrolls, prepared by the Neal A. Maxwell Institute for Religious Scholarship, Brigham Young University, Provo, Utah, under the editorship of Emanuel Tov. This third volume of the DSS CD-ROM gives a more complete coverage of all of the published non-biblical DSS materials, including scrolls identified in 2004 and 2005.
Rabbinic Perspectives: Rabbinic Literature and the Dead Sea Scrolls
Proceedings of the Eighth International Symposium of the Orion Center for the Study of the Dead Sea Scrolls and Associated Literature, 7–9 January, 2003
Edited by Steven D. Fraade, Aharon Shemesh and Ruth A. Clements
• ISBN 90 04 15335 7
• List price EUR 129.- / US$ 168.-
• Studies on the Texts of the Desert of Judah, 62
The studies in this volume examine the intersection of the Dead Sea Scrolls with early rabbinic literature. Methodological attention is paid to questions of the nature of sectarian and rabbinic law and narrative, and how they may elucidate one another.
The Midrash on the Eschatological Torah of the Dead Sea Scrolls: Reconstruction, Translation and Commentary
Ben Zion Wacholder
• ISBN 90 04 14108 1
• List price EUR 130.- / US$ 175.-
• Studies on the Texts of the Desert of Judah, 56
This composite edition of the Damascus Document and scrolls from Khirbet Qumran (with translation and commentary) presents a new understanding of the relationship of these texts, time and purpose; shedding additional light on the Dead Sea Scrolls.
These collected studies, previously published in diverse places between 1990 and 2006, discuss important and controversial issues in the study of the development of Judaism in the Roman world from the first century C.E. to the fifth.
The Jubilee from Leviticus to Qumran
A History of Interpretation
John Sietze Bergsma
• ISBN 90 04 15299 7
• List price EUR 119.- / US$ 155.-
• Vetus Testamentum, Supplements, 115
Beginning with the historical origins of the jubilee in ancient Israel, this book traces the reinterpretation of the jubilee through the Old Testament, Second Temple literature, and Qumran documents, demonstrating a tendency toward eschatological re-readings with the passage of time.
La strada principale che portava dalla città di David al Monte del Tempio è stata portata alla luce da archeologi israeliani. Ne hanno dato annuncio i responsabili degli scavi parecchi mesi fa. La strada collegava la piscina di Shiloah, nella città di David, al complesso del Monte del Tempio.La strada, che ha duemila anni, è stata trovata accanto alla piscina di Shiloah durante gli attuali scavi sul sito, ha detto l’archeologo Eli Shukrun, dell’Israeli Antiquities Authority, che dirige gli scavi insieme all’archeologo Ronny Reich dell’Università di Haifa. La strada era usata da decine di migliaia di persone che andavano a Gerusalemme per le vacanze del pellegrinaggio ebraico durante il periodo del Secondo Tempio e si immergevano nella piscina di Shiloah prima di accedere al Monte del Tempio, ha spiegato Shukrun, aggiungendo che la strada dimostra l’importanza del Tempio e della piscina nella vita della città a quel tempo. Gli archeologi avevano precedentemente scoperto l’altro lato della strada di 600 metri vicino al Monte del Tempio. Non è stata ancora determinata la data di costruzione della strada, ma gli archeologi sono sicuri che fosse usata tra la prima metà del primo secolo a.e.v. e la distruzione del Secondo Tempio da parte dei Romani nel 70 e.v. “Questa era la strada principale di Gerusalemme durante il periodo del Secondo Tempio”, ha detto Shukrun. Sono state trovate anche grandi pietre provenienti dalla distruzione del Secondo Tempio, ceneri, e un assortimento di monete risalenti alla ribellione ebraica sconfitta dai Romani. Gli scavi al sito sono sponsorizzati dalla Ir David Foundation. Gli ultimi ritrovamenti nella Città di David, situata appena a sud delle attuali mura ottomane della Città Vecchia, hanno avuto luogo due anni dopo che gli archeologi israeliani si erano imbattuti nella piscina, antica di duemila anni, mentre la municiaplità stava eseguendo i lavori di infrastruttura per una nuova rete di fognature. Le acque della piscina di Shiloah, che provengono dalla vicina sorgente Gihon, erano usate nei rituali ebraici di purificazione in varie occasioni, per esempio prima delle visite al Tempio.(Da: Jerusalem Post)Nella foto in alto: un tratto della strada dell’epoca del secondo Tempio scoperta |
| di Ran Shapira |
Il comandante e naturalista romano Plinio descrive, nel suo libro “Storia naturale”, una varietà rarissima di pesca che matura precocemente, in estate e non in autunno come le altre pesche della sua epoca. Nessuno sa come questa varietà fosse chiamata nell’antichità, ma il prof. Mordechai Kislev, un esperto in archeologia botanica, sostiene che le pesche simili a quelle descritte da Plinio compaiono in un disegno murale nella città di Ercolano, vicino a Pompei, e che crescevano anche in terra d’Israele e facevano parte della dieta degli abitanti di Masada. Secondo Kislev, fino a pochi anni fa parecchi alberi di questa varietà crescevano nel Moshav Amikem, situato nella valle tra Givat Ada e Zichron Yaakov, e per questo lui e i suoi colleghi del Dipartimento Scienze della Vita dell’Università Bar-Ilan l’hanno chiamata Amikem. Oggi, l’unico rappresentante di questo resto dell’antichità è un solo albero nel villaggio di Kafr Kara.Kislev ed i suoi colleghi pensano che i noccioli di pesca trovati a Masada siano di questa varietà. Come l’albero solitario di Wadi Ara, anch’essi rispondono alle descrizioni romane del primo secolo e.v. Queste pesche maturano presto, ma rimangono commestibili a lungo, dice Kislev, e per questo è probabile che gli abitanti di Masada le preferissero alle pesche di altre varietà. Naturalmente gli abitanti di Masada non vivevano di sole pesche. Negli scavi sul sito condotti dal compianto Yigael Yadin, furono trovati abbondanti resti di frutta e cereali. All’inizio della sua carriera accademica, nei primi anni ‘70, Kislev ricevette da Yadin tutti i resti delle piante trovate fino ad allora a Masada, e qualche anno fa altri reperti botanici si aggiunsero alla collezione, trovati negli scavi di Ehud Netzer e Guy Shtiebel. Oggi la collezione comprende migliaia di pezzi, che rappresentano tutti i periodi in cui la rocca fu abitata: dalla costruzione del palazzo di Erode sulla vetta di Masada nel 37 a.e.v. fino all’epoca delle dominazione romana dopo la conquista della montagna nel 73 e.v. Quasi trent’anni trascorsero dal momento in cui Kislev ricevette i reperti da Yadin a quando trovò il tempo e il sostegno necessari per compiere ricerche sul materiale. Negli ultimi tre anni è ritornato alla collezione, con l’aiuto di Suheil Zeidan, del Fondo Nazionale Ebraico, e dei suoi colleghi Orit Simchoni e Yonit Tabak. L’équipe ha scoperto che gli abitanti di Masada avevano a disposizione tutta la gamma dei cibi prodotti dalla Terra d’Israele: grano, orzo, albicocche, susine, melograni, pesche, mandorle, fichi, uva e olive. Le olive di Masada hanno suscitato particolare interesse perché una ricerca approfondita sulle loro qualità ha rivelato che dall’epoca romana non hanno subito cambiamenti rilevanti. Gli abitanti di Masada mangiavano esattamente le stesse varietà di olive che crescono oggi in Israele, cioè Syrian, Nabali e Melisi. I ricercatori hanno identificato le varietà esaminando i noccioli, la loro struttura e simmetria. I noccioli di olive sono stati trovati interi, un’indicazione del fatto che le olive venivano consumate marinate e non usate per produrre olio. Questa deduzione è suffragata dal fatto che il 90% delle olive di Masada erano della varietà Nabali, che è la più indicata per la marinatura tra le varietà che crescono in Israele. Il rimanente 10% comprendeva soprattutto olive Syrian o Melisi , ma sono state trovate anche altre varietà che non crescono in Israele, e dovevano essere importate dai paesi vicini. Una è l’oliva Shami, che cresce in Siria, e l’altra è la Toffahi, che viene dall’Egitto. I noccioli di queste varietà sono sostanzialmente diversi da quelli delle varietà locali. Secondo Kislev, che è intervenuto a fine novembre a Masada alla Dead Sea Conference on Environmental Resources and Society, le due varietà importate oggi sono considerate un lusso, e nei villaggi arabi vengono usate come decorazione per matrimoni ed altre occasioni. Egli ritiene che venissero importate a Masada quando ci vivevano persone facoltose ed importanti, come lo stesso re Erode o i generali romani che assediarono la montagna.(Da: Ha’aretz, 1.12.06) |
LONDRA - Una hostess della British Midlands ha fatto causa alla sua compagnia aerea che le proibisce di imbarcarsi con la bibbia quando è di servizio sui voli tra il Regno Unito e l’Arabia Saudita. L’hostess, di mezza età e molto pia, si considera vittima di una intollerabile “discriminazione religiosa”.La British Midlands vola da Londra verso Riad e Gedda e si difende sostenendo che la messa al bando della bibbia per i voli per e dall’Arabia Saudita è stata decisa su consiglio del Foreign Office e in effetti nel suo sito internet il ministro degli Esteri britannico avverte che in quel paese mediorientale “sono vietati l’importazione e l’uso di sostanze stupefacenti, alcool, prodotti suini e libri religiosi con l’eccezione del Corano”. Secondo informazioni raccolte dal tabloid ‘Sun’ un tribunale del Lavoro esaminerà la disputa a gennaio. Un dipendente della British Midlands ha detto al tabloid che l’Arabia Saudita non controlla in modo rigoroso la norma sul divieto della Bibbia e degli altri libri religiosi non musulmani ma che la compagnia aerea è più realista del re per proprio tornaconto: “Non vuole mettere in pericolo la rotta saudita, che vale milioni di sterline…”. Nei mesi scorsi un’altra compagnia aerea del Regno Unito, la British Airways, si è trovata ai ferri corti con una hostess che si ostinava a voler portare una piccola croce cristiana sull’uniforme. La British ha vinto la causa ma ha fatto marcia indietro davanti alle vigorose proteste della Chiesa Anglicana e delle altre confessioni cristiane. (Ansa) |
| The Rabin Square in Madrid was dedicated on December 15th and inaugurated in memory of former prime minister and defense minister Yitzhak Rabin. The Mayor of Madrid and Israeli Ambassador, Victor Harel, invited Chairman of the Rabin Center, Dalia Rabin, daughter of the late Yitzhak Rabin.Dalia Rabin also met with members of the Jewish community and spoke with them about Israeli society and the heritage of Rabin, as well as the things done in his name.“The city of Madrid identifies with the peace process that started 15 years ago between Israel and the Arab states, which met for the first time and broke down barriers to call for moderate peace,” said Dalia Rabin. “The peace agreement that was signed with Jordan is a result of this process that began here. I hope that all who march in this square will identify with the values of the plan: democracy, education and peace.” (Israel Today) |
The TimesDecember 05, 2006
Monk, schoolmaster and scholar who made a fundamental contribution to Catholic biblical studies in English |
A tall and craggy figure, Dom Bernard Orchard was every inch a monk, but in the lay state would have made a dauntingly successful entrepreneur. As it was, he had a double career, as schoolmaster and as biblical scholar. After four years as a housemaster at Downside he was sent in 1945 to rescue the failingschool of
Downside’s daughter-house, St Benet’s, Ealing, where he had himself been a pupil. Dogged by poor teaching and bomb damage, numbers had declined to barely 100. The school was on the verge of closure when this energetic young monk, already seen as a future headmaster and abbot of Downside, was sent as headmaster to Ealing.
Orchard took the school by the scruff of the neck, renamed it St Benedict’s and turned it round. Within two years the school achieved recognition as efficient, and seven years later membership of the Headmasters’ Conference.
Utterly uncompromising, he resigned in 1960 over the refusal of the monastic authorities to accept what he saw as essential plans for expansion. Invited back to the post after an energetic five-year sabbatical, he served again as headmaster, from 1965 to 1969, before again resigning over a policy disagreement. During this period he had the unusual distinction of using as assembly room the Orchard Memorial Hall, built in his honour after the previous headmastership. Dom Bernard’s ample spare energies had long been devoted to the biblical apostolate. Taking the monastic habit in 1932 after a steady, rather than distinguished, career at Cambridge (Fitzwilliam House), he was inspired to theological studies by the distinguished spiritual writer Abbot John Chapman and his successor Abbot (later Bishop) Christopher Butler, a fine biblical scholar and later to be one of the leading theological figures of Vatican II. Undeterred by lack of formal training in biblical studies, Dom Bernard ran with the torch lit by the papal encyclical of 1943, which liberated Roman Catholic biblical studies. He founded the Catholic Biblical Association of Great Britain. He pioneered and edited the first single-volume Catholic Commentary on Holy Scripture, eventually published in 1953 and (with his second edition of it in 1969) long regarded as the flagship of Catholic biblical studies in the English-speaking world. Perhaps even more significant for ecumenical purposes, he promoted and co-edited from 1952 the Revised Standard Version — Catholic Edition, the first translation of the Bible into English which Catholics and Protestants could share (published 1966). In summer 1960, freed for the first time from his school responsibilities, he set off in a Jeep with younger companions on a two-month epic safari of biblical lands, succeeding in driving into two near-fatal crashes in a single day. After a cooling-off year in Rome as Procurator of the English Benedictines, he then threw himself with customary energy into monastic and pastoral duties at the Abbey of Ealing, until called to do a second stint as headmaster. It was thereafter that his career as a biblical scholar exploded. Exiled a second time to
Rome, he organised and was first chairman of the World Catholic Federation for the Biblical Apostolate. Taking up an enthusiasm which had long lain dormant (though inspired by his two great mentors at Downside), he used his formidable entrepreneurial powers to organise and finance a series of international conferences on the Gospels. His thesis, which he named the Two-Gospel Hypothesis, was that Matthew was the first to be written, and that Mark was the last, a synthesis of Matthew and Luke. Although this theory (first advanced by Griesbach in 1776) flew in the face of all received contemporary orthodoxy, such was Orchard’s authority and charm that he succeeded in gaining it an almost-reputable place in discussion. It also gained him an honorary doctorate from theUniversity of
Dallas. Such was the affection in which he was held by the scholarly community that few would dispute with him face-to-face. On one occasion he was delighted to be told by a German friend that his lecture had been utterly fantastisch, unaware that this meant “pure fantasy”. The Two-Gospel Hypothesis led to an even more fantastic theory, that the Gospel of Mark was based on five lectures given in Rome by the apostle Peter. This could, thought Orchard, be proved from the Old Slavonic version of the Jewish historian Josephus, which Orchard believed to be an earlier edition than the standard Greek text. But his ten-year campaign to orchestrate a translation from the Old Slavonic ended in bitter failure. Throughout his forceful and ebullient career Dom Bernard was sustained by the monastic round of daily prayer. He was choirmaster at Downside and Ealing for a dozen years, and continued to attend the choir office regularly in his mid- nineties. His last three books, written when he was well over 80, are touching testimony to his devotion to the living Jesus. Unyielding in controversy, he was also affectionate and gentle, fostering younger scholars and interested in their ideas. Still clear in mind at the age of 95 he then publicly refused the invitation of the Cardinal of Westminster to attend a lecture at the British Library which would even tolerate the idea of the priority of the Gospel of Mark. To the end Dom Bernard stuck to his guns.
Dom Bernard Orchard, teacher and biblical scholar, was born on May 3, 1910. He died on November 28, 2006, aged 96.
Paul JOÜON – Takamitsu MURAOKA
A Grammar of Biblical Hebrew
Subsidia Biblica 27, PIB, Roma 2006, pp. xlvi+772
Already well known in its two-volume first edition [«Subsidia Biblica», n. 14], this is the most extensive revision yet of one of the most complete Hebrew Grammars available in English. That first edition of 1991 was, in its turn, based on the original work in French by Paul Joüon published for the first time in 1923. This edition brings the work up to the present by taking account of developments in our understanding of the Hebrew language during the intervening years. For the first time the work is presented in a single volume. Professor Muraoka hopes that this helps to make the book more attractive and the content easier to use. As with the earlier edition students of the Old Testament, Hebrew and Semitics who have a basic knowledge of Biblical Hebrew will find much useful insight and information here.
Professor Muraoka was born in Japan and educated at the Tokyo Kyoiku University in English Philology (BA 1960), Greek, Hebrew and general linguistics (MA 1962), and Hebrew and Semitic linguistics (PhD 1970) at the Hebrew University in Jerusalem. He taught Hebrew, Aramaic, Syriac and Ethiopic at the University of Manchester, U.K. (1970-80). He was Professor of Middle Eastern Studies at the University of Melbourne, Australia, teaching those languages (1980-91). He was Professor of Hebrew at LeidenUniversity, The Netherlands (1991-2003). His publications include Emphatic Words and Structures in Biblical Hebrew (Jerusalem / Leiden, 1985), Modern Hebrew for Biblical Scholars (Wiesbaden, 1998), A Greek-English Lexicon of the Septuagint (Chiefly of the Pentateuch and the Twelve Prophets) (Leuven, 2002). With B. Porten he also wrote, A Grammar of Egyptian Aramaic (Leiden, 2003); Classical Syriac: A Basic Grammar with a Chrestomathy (Wiesbaden, 2005); as well as many other books and articles. Professor Muraoka has recently received the distinction of being elected as an Honorary Member of the Academy of the Hebrew Language in Jerusalem (2006).
Un sito interessante…peccato che è non è molto aggiornato!! Voto: 4
| 2006-12-13 20:03 |
BERLINO - Una delle piu’ antiche edizioni della Bibbia cristiana, il Codex Sinaiticus O Bibbia del Sinai, sta per essere ricomposto per via digitale e oggi a Lipsia, in Germania orientale, si riuniscono i rappresentati delle biblioteche che in Egitto, Russia, Londra e Germania conservano con grande cura del libro risalente al IV secolo dopo Cristo.Solo il Codex Vaticanus , conservato alla Biblioteca Vaticana a Roma, per eta’ e grado di completezza puo’ fare concorrenza al Sinaiticus . Quale e’ il piu’ vecchio dovranno deciderlo studi futuri. La ‘Bibbia del Sinai’ è un manoscritto in greco su pergamena, finora conservato separatamente nel monastero di Santa Caterina sul Sinai (in Egitto), nella Biblioteca Russa di San Pietroburgo (Russia), nella British Library di Londra (Gb) e nella biblioteca universitaria di Lipsia. Il manoscritto sarà digitalizzato, depositato in una banca dati in Internet e così finalmente ricomposto. “Per molti studiosi questo antico testo è il più importante manoscritto biblico, a volte indicato anche come ‘Aleph’ o ‘Numero Uno ” afferma il direttore delal Biblioteca Universitaria di Lipsia, Ulrich Johannes Schneider. ‘Esso puo essere considerato la piu’ antica bibbia cristiana, il precursore di tutte le Bibbie stampate in qualsiasi lingua”. Esso è uno dei primi libri rilegati arrivati fino ai giorni nostri, perdippiù una edizione di lusso che ha un posto unico nella storia del libro. Il libro è stato realizzato in un momento storico molto importante, all’epoca della vittoria dell’imperatore Costantino nella battaglia di Ponte Milvio nel 312 e dell’ editto di Milano del 313, con il quale l imperatore aveva riconosciuto formalmente il cristianesimo, ponendo fine alle persecuzioni fino a quel momento subite dai seguaci di Cristo. Nella sua forma attuale la ‘Bibbia del Sinai’ consiste in circa 400 fogli di pergamena (pelle quasi sempre di vitello che prende il nome dalla città di Pergamo) grandi 38 cm per 34,5 cm. Su questi fogli è presente circa la metà del Vecchio Testamento, alcuni testi considerati apocrifi ma ad esso collegati e l’intero Nuovo Testamento, insieme con due testi dei primi tempi dell’era cristiana, che ora non compaiono più nelle bibbie moderne. I testi sono: in greco dell’epoca (koiné) il Vangelo, invece il Vecchio Testamento in una traduzione in greco più antico fatta da cristiani di lingua greca e noto come Septuaginta. Undici fogli ed alcun frammenti del Codex Sinaiticus sono ancora in possesso del monastero di Santa Caterina (una martire cristiana) sulla penisola del Sinai, che gli dà il nome ed e la piu antica comunita monastica cristiana che non ha mai interrotto la sua attività. Il monastero fu fondato nel quarto secolo dell’era cristiana nel luogo dove, secondo il Libro dell’Esodo, Mosé incontro Dio nel cespuglio ardente ai piedi del monte Sinai in Egitto. Il principale gruppo di pagine è alla British Library di Londra, mentre 43 pagine con due parti non contigue del Vecchio Testamento sono a Lipsia. Alla Biblioteca nazionale russa di San Pietroburgo ci sono altre cinque pagine. Si ritiene che altre 330 pagine facessero parte del codice, la parte mancante del Vecchio Testamento ora scomparsa. (Ansa) |
| 30-11-2006 | |
Sono iniziati, a Gerusalemme, i lavori per la ricostruzione della sinagoga di Hurva , la più imponente ed importante di Israele fino alla Guerra d’Indipendenza, bombardata dai giordani nel 1948.Parallelamente, sono stati avviati sul sito scavi archeologici, diretti dagli archeologi Hillel Geva ed Oren Gutfeld, che stanno portando alla luce reperti di vari periodi della storia della sinagoga. Il più significativo è un intero arco che si erge lungo i resti di una strada lastricata in pietra del periodo bizantino, che partiva dal Cardo (una delle strade principali di Gerusalemme durante il periodo romano e bizantino) e saliva ad est verso il centro del quartiere ebraico. L’arco, largo 3,7 metri con uno spessore di 1,3 e un’altezza di 5 metri, è costruito con grandi pietre rifilate. Geva ritiene che formasse la porta d’ingresso alla strada bizantina. “Quest’arco è unico, perché negli scavi finora erano state trovate solo ampie cupole che ornavano i negozi lungo il Cardo bizantino – dice Geva – Esso mostra il punto in cui la strada partiva dal Cardo, ed è stato recuperato intatto”. Anche Yuval Baruch, l’archeologo del distretto di Gerusalemme della Israel Antiquities Authority, ritiene che si tratti di “un reperto raro ed importante”. Gli scavi, iniziati nel 2003, hanno portato alla luce anche altre strutture e vasellame del periodo del Primo Tempio, resti di camere del periodo di Erode (Secondo Tempio), ceppi di legno carbonizzati (testimonianza dell’incendio che ebbe luogo dopo la distruzione del Secondo Tempio), e tre bagni rituali del periodo del Secondo Tempio scavati nella roccia e intonacati. È stato rinvenuto anche un piccolo arsenale in cui i difensori del quartiere ebraico tenevano proiettili da mortaio e granate durante la Guerra d’Indipendenza. La ricostruzione della sinagoga di Hurva ha posto termine a una prolungata discussione architettonica su come ricostruire l’edificio, che era il centro della vita culturale e spirituale in Israele e nel quartiere ebraico nella seconda metà del XIX secolo e nella prima metà del XX. Alla fine, è stato scelto il progetto dell’architetto Nahum Meltzer di ricostruire la sinagoga originale. Il cortile fu acquistato 306 anni fa da Rabbi Yehuda he-Hasid (Segal), arrivato dalla Polonia con 300 dei suoi studenti. Era adiacente alla sinagoga Ramban, costruita circa 430 anni prima e chiusa dagli Ottomani nel 1589. La comunità ashkenazita della Città Vecchia contava all’epoca solo poche centinaia di persone e l’arrivo di Rabbi Yehuda he-Hasid e dei suoi studenti provocò molta agitazione. Egli morì cinque giorni dopo. I suoi seguaci cominciarono a costruire una yeshiva e una sinagoga nel cortile, ma la costruzione non fu completata. Gli ebrei tardavano a restituire agli arabi il prestito per il progetto e nel 1721 gli arabi bruciarono la sinagoga incompiuta ed i 40 libri della Torah che conteneva. Il sito rimase abbandonato per 140 anni, e acquisì il nome “hurva” (rudere). Una nuova sinagoga vi fu costruita dai discepoli del Gaon di Vilna nel 1864. La Hurva divenne poi la sinagoga più grandiosa di Israele ed ospitò importanti eventi ebraici fino agli anni ‘30. Nel 1948, due giorni dopo la conquista del quartiere ebraico, i giordani bombardarono la sinagoga e il comandante giordano riferì al quartier generale: “Per la prima volta in mille anni non rimane un solo ebreo nel quartiere ebraico. Nessun edificio è rimasto intatto e ciò rende impossibile il ritorno degli ebrei”.(Da: Ha’aretz, 28.11.06) |