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16 April 2008 | Bìbbia e pastorale, Focus on |

Esperienze di lettura della Bibbia

by Bibbiablog Team

Metodi ed esperienze 

di FIDELE MABUNDU

Fidèle Mabundu, un prete della Repubblica Democratica del Congo, insegna presso la Facoltà di teologia di Kinshasa e al seminario di Mayidi.

L’articolo apparso sulla rivista Missione oggi è tratto da una conferenza dell’autore al Colloquio “Omnes Gentes” svoltosi a Louvain-la-Neuve, Belgio. Non è stato rivisto dall’autore.

INTRODUZIONE

“Aprire la Bibbia è andare un incontro a una storia dove il sentiero di Dio cerca incessantemente di incontrarsi col sentiero degli uomini, per fare e vivere l’alleanza. Una storia portatrice di vita e libertà per gli uomini e…anche per Dio. Ma come leggere questi testi - antichi qualche volta di circa 3.000 anni - in modo che possa risuonare ancora oggi ciò che ha fatto vivere tanti credenti prima di noi? Come far leggere come buona notizia per l’oggi una parola ritenuta tale dai nostri predecessori nella fede?” (B. Wiame).

In Africa, come in altre regioni del mondo, molti sforzi sono stati compiuti nella creazione e nell’animazione delle piccole comunità cristiane o comunità ecclesiali di base (Ceb). In queste comunità, come nella pastorale in generale, la Bibbia costituisce lo strumento privilegiato, ma la sua lettura non è senza problemi. In effetti, la pastorale centrata sull’animazione delle Ceb incontra credenti non soltanto non iniziati all’interpretazione della Bibbia, ma anche, in maggioranza, analfabeti o, in ogni caso, che sanno appena leggere e scrivere. Inoltre, una delle tentazioni in cui molti cadono, soprattutto ora che diversi popoli sono disorientati da una situazione quotidiana senza prospettiva, è di voler trovare nella Bibbia soluzioni, risposte immediate ai loro problemi di vita. Nel Congo noi osserviamo un interesse crescente da parte della maggioranza dei cristiani. Questo fatto non stupisce nessuno nel nostro contesto di incertezze. Si assiste allora a una sorta di pesca all’amo dove ciascuno, secondo la situazione e gli interessi, estrae dai testi biblici ciò che può nutrire la propria fede e la propria speranza. Come aiutare queste persone a leggere la Bibbia senza cadere nella trappola del concordismo tra le esperienze dei primi credenti e il loro percorso particolare di oggi? Inoltre, è possibile accostarsi alla Bibbia in una maniera feconda senza presupporre un bagaglio culturale di tipo universitario che resta privilegio di una minoranza? Perché se la Bibbia è un riferimento per tutti quelli che hanno fede nel Dio rivelato in Gesù, questi fedeli cristiani ordinari non dovrebbero avere un contatto diretto con essa? Queste sono le difficoltà che pone l’uso della Bibbia con persone senza formazione biblica specifica.

L’esperienze della lettura della Bibbia che presentiamo sono state realizzate da persone semplici nelle comunità cristiane inserite negli ambienti popolari. L’ambiente popolare è quello delle persone formate più dalla vita ordinaria in famiglia, al lavoro, nella società che dagli studi. Il loro principale riferimento è dunque il vissuto.

Presenteremo allora qualche esperienza, estraendo il metodo e la pedagogia messi in opera, poi cercheremo di esaminare la pertinenza di queste maniere di accostarsi alla Bibbia, e infine tireremo qualche riflessione conclusiva.

1° L’esperienza del Centro studi biblici (Cebi), Brasile

In Brasile l’interpretazione popolare della Bibbia è il frutto di una convergenza di vari eventi interni ed esterni alla Chiesa. Senza soffermarci tanto sul passato, ricordiamo soltanto che a partire dalla conferenza di Medellín del 1968 le Comunità di base sono diventate la priorità della Chiesa nel Brasile, l’opzione chiave della sua pastorale. Ora ciò che ha sostenuto le Ceb è precisamente la lettura della Bibbia, grazie al modo di leggerla iniziata nel 1979 da p. Carlos Mesters con il “Centro di studi biblici” (Cebi).

Il metodo di interpretazione biblica del Cebi si articola su tre elementi o forze: la realtà del popolo, la comunità di fede e il testo.

La realtà del popolo: è quella che vivono le persone, le stesse che interpretano la Bibbia, e quindi il popolo in genere. Ingloba tutta la vita nei diversi aspetti (sociali, economici, politici o religiosi) e costituisce il punto di partenza e lo scopo dell’interpretazione. Per il Cebi, è il pre-testo che stimola l’interesse per la Bibbia e conduce a cercare nel testo il senso della vita. Questa diventa uno specchio (espelho da vida) che riflette la vita del popolo e gli permette di percepire che la Parola di Dio è qualcosa che fa parte della sua storia.

La comunità di fede: nel lavoro del Cebi, la Bibbia è letta in comunità e secondo la fede di tutta la Chiesa. È il con-testo. La Bibbia è vista come il libro di tutta la comunità credente e la sua interpretazione diventa un’attività comunitaria.

Il testo biblico: il Cebi esige che l’interpretazione della Bibbia si faccia con un grande sforzo di rispetto e fedeltà al testo perché i partecipanti non lo manipolino in funzione delle proprie preoccupazioni. Bisogna lasciare che il testo dica ciò che Dio vuole trasmettere, ciò che è la sua volontà per la vita dei credenti nella loro situazione concreta. In questa prospettiva, imparano a distinguere il senso del testo in se stesso, quello che gli ha dato l’autore e il senso per oggi, ciò che lo Spirito suggerisce per la vita attuale dei credenti. Per questo, i partecipanti interrogano il testo prima di tutto come un prodotto storico-sociale (per scoprire ciò che il testo dice in se stesso); poi, l’avvicinano come un messaggio di Dio (per discernere e comprendere ciò che può significare per loro stessi nel loro contesto); infine cercano di legare il testo alla vita. Si tratta di prendere un impegno: “Che cosa faremo come comunità e come individui per situare questo testo nella nostra vita?”. Perché lo scopo non è conoscere la Bibbia, ma di discernere la rivelazione e la presenza di Dio in modo da vivere secondo le sollecitazioni della sua Parola.

Carlos Mesters utilizza un triangolo per illustrare questo metodo e mostrare il pre-testo, il con-testo, e il testo nella loro funzione e nella loro interdipendenza.

Nessuna forza è isolata, le tre si articolano in una tensione feconda in vista dell’obiettivo comune: ascoltare Dio oggi. Senza tener conto della realtà del popolo (pre-testo) e senza fede (con-testo), il testo biblico diventa lettera morta.

Dal punto di vista pedagogico, il Cebi ha messo un certo numero di strumenti a disposizione della gente per aiutarla e stimolarla a leggere la Bibbia: la traduzione della Bibbia in linguaggio popolare, la formazione degli animatori (il lavoro è basato anche sulle loro competenze esegetiche e sulla loro capacità di camminare con gli altri credenti nelle comunità), le pubblicazioni (sottoforma di piccoli libri che il Cebi pubblica nella lingua della gente e gli studi dell’Antico e Nuovo testamento), l’induzione (vedere-giudicare-agire), la lettura comunitaria che tiene conto dell’apporto di ogni partecipante, la valorizzazione delle espressioni culturali religiose popolari nella celebrazione della Parola (canti, danze, mimo, gesti, etc.), il ricorso ai biblisti e ai teologi professionisti e all’aiuto che danno le edizioni della Bibbia (le introduzioni, le note a piè pagina, il riferimento ad altri testi biblici, le carte geografiche).

Col Cebi, Carlos Mesters ha adottato un approccio biblico che è più di una semplice tecnica. È un sentiero che vuole esprimere, trasmettere una visione della Bibbia, del Dio e dell’uomo nel contesto del Brasile. È un procedimento che vuole spingere le masse popolari ad acquisire una coscienza critica della loro situazione. In questo modo il Cebi mostra che la gente semplice non può essere soltanto l’oggetto dell’azione pastorale, ma soprattutto soggetto della trasformazione richieste dal Vangelo.

2° L’esperienza biblica d’Yves Saoût, Nord Cameroun

Yves Saoût è un prete fidei donum francese nato nel 1938. Nel 1967 viene mandato nel Camerun dove per tre anni insegna l’Antico e il Nuovo Testamento nel seminario maggiore di Yaoundè. Poi dal 1970 ottiene di andare a lavorare nel Nord Camerun. Vi ha lavorato per quattrodici anni (attualmente lavora sia in Francia sia in Bolivia, ndr). A maggioranza musulmana, questa regione è abitata dai kirdis. I cattolici sono circa il 2% della popolazione e le religioni tradizionali occupano un posto importante. Con questi uomini e queste donne che vivono principalmente della cultura del miglio e dell’allevamento, Saoût si è impegnato a leggere la Bibbia per cercare di scoprire insieme il cammino di vita che la Parola di Dio apre loro.

Concretamente, hanno esplorato due libri: il libro dell’Esodo, per percepire la sua attualità della vita degli abitanti del Nord Camerun e gli Atti degli Apostoli per verificare se gli Apostoli hanno utilizzato il loro potere, avere e sapere per sottomettere o per aiutare la gente a riscoprire la propria dignità e a mettersi in piedi. Il metodo biblico di Yves Saoût non è di esegesi scientifica né di attualizzazione precipitosa. Consiste piuttosto nell’affrontare il testo biblico per scoprire il suo messaggio e cercare la maniera di viverlo. Si sviluppa così:

Una lettura attenta e obiettiva del testo: per comprendere il testo in se stesso e scoprire il suo primo senso, e questo con l’aiuto di domande;

L’apporto di studi specializzati: si tratta di confrontare le scoperte dei partecipanti con le opinioni degli specialisti. Saoût riconosce di aver fatto ricorso agli esegeti nella linea storica critica, strutturale e semiotica per non ascoltare la Bibbia in modo distorto;

Alcune riflessioni per l’oggi: è l’ultima tappa di tutta la ricerca. Si tratta di attualizzare il messaggio biblico, di trovare un legame con l’oggi dei partecipanti, perché la Bibbia porta una parola che ogni generazione deve interpretare e assumere nel concreto della propria vita.

La preoccupazione pedagogica di Yves Saoût si vede nel fatto che dà alcune indicazioni per guidare la ricerca personale in équipe: sono domande, riferimenti ad altri passaggi biblici, suggerimenti suscettibili di chiarire i temi studiati. Inoltre, dà informazioni e istruzioni per un corretto utilizzo della Bibbia. Anche l’esperienza e il contributo dei partecipanti sono strumenti pedagogici importanti per Saoût. Infine, Yves Saoût attira l’attenzione sulla grande varietà dei generi letterari che formano la Bibbia (le parabole, i proverbi, i discorsi, i canti, le lettere, le visioni…) e li paragona a quelli dell’oralità africana.

In sintesi, Saoût non ha sepolto i kirdis con commentari scientifici. Ha scelto la ricerca personale e di équipe, il contatto diretto con il testo letto e riletto, valorizzando il senso della storia, dei generi letterari, dello sviluppo progressivo della rivelazione e il senso della fede. Ha privilegiato la ricerca del messaggio biblico e la riflessione sulla Chiesa e sulla vita alla luce di questo messaggio. Grazie a questo metodo, sostenuto da una pedagogia che faceva “appello sia all’esegesi sia alla teologia biblica e qualche volta alla riflessione e spesso all’esperienza”, Saoût ha mostrato che è possibile per la gente semplice accostarsi alla Bibbia.

3° L’esperienza biblica di Hans-Ruedi Weber, Indonesia

Pastore della Chiesa riformata della Svizzera dal 1947, Hans-Ruedi Weber si è consacrato alla ricerca biblica e all’animazione di sessioni sulla Bibbia nei diversi ambienti culturali, specialmente in mezzo agli analfabeti dell’Indonesia (dal 1952 al 1953). Là, è arrivato a leggere la Bibbia con gli illetterati, che egli chiama affettuosamente “comunicatori orali”. Weber propone un metodo di lettura in tre momenti principali:

z la scoperta del testo: si studia il contesto letterario (è un salmo, è una parabola, è una lettera?);

z la ricerca del messaggio: qual è il senso del testo per i suoi primi destinatari? E qual è il senso per noi?;

z il legame del messaggio alla vita: Dio come ci interpella? Bisogna scoprire, ma anche vivere l’attualità del messaggio biblico nella situazione odierna dei credenti. Si ricorre ad alcune domande: che cosa mi rivela il testo per quanto riguarda le mie relazioni con Dio e con gli altri? Si può anche prendere il testo per drammatizzarlo col teatro. Per questa ricerca i partecipanti si appoggiano anche sulle scoperte di certe scienze tra cui la storia, l’esegesi e la linguistica.

Dal punto di vista pedagogico, Weber ha scelto di leggere la Bibbia in gruppi, con l’aiuto delle domande, del sostegno, del contributo e della creatività dei partecipanti. In Indonesia sono gli analfabeti stessi che gli hanno indicato gli strumenti per entrare nella Bibbia, attraverso la loro maniera di comunicare: l’ascolto (testo), la vista (disegno, pittura, immagine), il mimo (teatro), il canto, la memorizzazione. Quando lavorano sui testi biblici in gruppi, i partecipanti disegnano sulla sabbia con le dita o su una lavagnetta col gesso ciò che comprendono. A questo proposito Weber confessa che lo specialista partito dall’Occidente per insegnare la Bibbia è diventato allievo, apprendista, e si è scoperto lui stesso cieco fino a rendere omaggio a questi illetterati i quali, afferma, “hanno aperto i miei occhi al fatto che la Bibbia è più che un libro”. Dice di aver compreso che bisognava liberare il messaggio biblico dalle idee astratte dei nostri catechismi e delle nostre dottrine già preconfezionate. A partire da questa esperienza, Weber ha scritto un piccolo manuale il quale riporta da una parte i disegni che riprendevano l’essenziale del messaggio biblico e dall’altra le spiegazioni scritte dal catechista. Questi disegni erano molto semplici perché gli analfabeti potessero fissarli nella memoria.

Weber parla di un “approccio socratico” per indicare questa pedagogia basata su domande e compiti il cui scopo è stimolare la ricerca e la condivisione. Pensa che ciascuno abbia un’esperienza di vita e sia capace di condividerla (1 Cor 14,26). L’idea è che lo studio della Bibbia diventa più ricco quando viene fatto in gruppo perché anche colui che pone domande “stupide” può progredire la ricerca.

In sintesi, l’esperienza indonesiana di Weber mostra che alcuni strumenti utili (disegni, immagini, recitazioni, teatro, canto…) possono permettere a gente comune di accedere ai testi biblici e di approfondirli, contando sia sull’inventività delle persone stesse sia sull’apporto dello specialista. Il fattore più importante è trovare tra gli strumenti disponibili quelli il cui uso è possibile e proficuo all’ambiente nel quale si lavora.

4° L’esperienza biblica del Centro di Formazione Cardijn, Belgio

Erede del Seminario Cardijn, “il Cefoc (Centre de Formation Cardijn) è un servizio che propone moduli di formazioni negli ambienti popolari. Lavorando sulle questioni di senso e di fede in gruppo, il Cefoc aiuta i partecipanti a entrare nella prospettiva di un cambiamento sia personale sia sociale e diventare così soggetti e attori là dove essi vivono”.

Nel Cefoc, l’iniziazione biblica costituisce un elemento importante della formazione. Per questa ragione, ha sviluppato un metodo di lettura della Bibbia in tre tappe, le cui prime due si concentrano sul testo e la terza realizza il legame con l’oggi:

z la scoperta della società ( il testo cosa ci insegna sulla società dell’epoca? Qual è l’immaginario sociale delle genti dell’epoca? Come hanno compreso la propria situazione?). Si legge il testo prima per se stesso, situandolo nelle sue radici storiche e letterarie rispettando l’autore. Gli animatori forniscono informazioni complementari a partire dalle pubblicazioni scientifiche o da altri testi biblici.

z la scoperta del messaggio (che cosa dice il testo?). Il gruppo legge il testo per comprendere ciò che ha voluto comunicare ai suoi primi destinatari. Si utilizzano per esempio le domande: Chi? Fa/dice che cosa? A chi? Perché?

z il legame con l’oggi (che cosa è simile o diverso dalla nostra situazione che il testo descrive?). È la ricerca del senso per la vita, si tratta di vedere in che cosa il testo illumina le domande e la vita di oggi. È una tappa di creatività, che è sempre da rifare perché l’esperienza umana costantemente si amplia e pone questioni nuove.

Dal punto di vista pedagogico, innanzitutto, si legge la Bibbia insieme: senza rigettare la lettura individuale, il Cefoc privilegia quella in gruppi. Poi si valorizza la congiunzione di tre attori: a) per il Cefoc, ogni partecipante è soggetto della sua propria formazione. Confida nelle capacità e nelle risorse di ogni individuo e nella ricchezza della cultura popolare; b) il gruppo è il “costruttore del sapere” attraverso la condivisione di esperienze, l’analisi, il confronto, la valutazione delle scoperte per un arricchimento reciproco; c) l’ultimo attore è il Cefoc, nella persona dell’animatore. E del ricorso a diverse scienze: psicologia, sociologia, esegesi ecc. Infine, l’induzione: l’opera del Cefoc si radica in un movimento costante di va e vieni tra la realtà e la riflessione, il concreto e l’astratto, la pratica e la teoria. La riflessione parte dal concreto vissuto e raccontato dai membri del gruppo, lo confronta con le domande di vita e di fede, si prolunga in una sintesi individuale e di gruppo prima di compiersi con una valutazione attraverso la quale ogni partecipante cerca di illuminare la propria vita personale e comunitaria.

In realtà questa maniera di leggere la Bibbia è più che la semplice comunicazione di un sapere. Ma non si trascura il sapere. Questo costituisce uno strumento il cui ruolo non è di erigere barriere, ma di aiutare a rompere quelle contro le quali ci si imbatte.

5° Il metodo biblico di Kigali, Rwanda

Questo metodo è stato progressivamente messo a punto durante gli incontri biblici e la sua redazione finale fu realizzata in una sessione nazionale di catechisti a Kigali, da cui prende il nome. È un metodo che si applica prima ai testi del Vangelo o agli Atti degli apostoli. Il metodo può anche essere utilizzato con i brani dell’Antico Testamento con piccoli adattamenti. L’applicazione seria di questo metodo su un testo biblico esige un’ora piena di lavoro in gruppo. Lo si svilupperà con elasticità e non è sempre necessario riflettere su tutte le questioni, né nell’ordine indicato. Quindi il metodo comprende cinque tappe:

Primo passo: contatto con il testo. Un membro del gruppo legge due o tre volte ad alta voce il testo scelto. La seconda lettura è seguita da un breve momento di silenzio, poi dalla condivisione di ciò che ha toccato di più il partecipante. Si tratta di dire ciò che è piaciuto e ciò che piace di meno, ciò che impressiona e ciò che risulta sgradevole.

Secondo passo: sguardo sul testo (osservare). Si accoglie il testo così com’è, bisogna rispettarlo nella sua originalità. Ecco qualche mezzo per facilitare questa osservazione: Cercare i posti menzionati, i personaggi, le loro relazioni: chi sembra essere il personaggio principale? Che cosa dice o fa? Chi è con lui? Chi è attivo? Chi è passivo? Raggruppare le parole della stessa famiglia, riscontrare i contrasti, le opposizioni se ce ne sono nel testo. Osservare lo sviluppo del brano: di che si tratta? C’è una trasformazione tra l’inizio e la fine del brano? Si condivide ciò che è stato osservato.

Terzo passo: portare informazioni esterne al testo. Gli insegnamenti dati da un esperto possono illuminare il testo: sui generi letterari; leggendo le note della Bibbia (il significato delle parole, i commenti, i riferimenti ad altri testi); e consultando se possibile un dizionario o vocabolario biblico. Si condividono le scoperte fatte.

Quarto passo: interrogare il testo per scoprirne il messaggio. Se si lavora su un testo del Nuovo Testamento si potrebbe cercare di scoprire l’evento della vita di Gesù (o dei suoi discepoli) di cui parla il testo; la fede nel Cristo risorto che si esprime e la speranza che essa suscita (in che cosa si manifesta la fede biblica nel Cristo Risorto?); la vita della Chiesa che è sottointesa (il testo che cosa  vuole comunicare ai cristiani?); le allusioni dirette o indirette ad altri testi del Nuovo o Antico testamento.

Per i brani dell’Antico Testamento si cerca di reperire la storia di Israele o l’evento sul quale questo testo si fonda; la fede nel Dio liberatore che si esprime chiaramente o in una maniera velata (come si manifesta la fede biblica nel Dio liberatore?); la vita dei credenti in Israele che è sottostante (per quali bisogni dei credenti questo testo è stato scritto?); le allusioni dirette o indirette ad altri testi dell’Antico Testamento.

Quinto passo: appropriazione o attualizzazione del messaggio. Da ciò che è stato osservato nei primi quattro momenti, bisogna ora cercare di scoprire la testimonianza di fede che emerge dal testo, la parte della “buona notizia” che vi si trova e chiedersi: come questa testimonianza può illuminare la nostra situazione e aiutarci a vivere la nostra fede? Oggi, come comunicare questo messaggio ad altri? Le impressioni iniziali sono da completare, correggere o abbandonare?

Conclusione: quale preghiera, il testo ci ispira ora? Questa preghiera o canto, nel senso del testo, concluderà la lettura biblica.

6° La lettura biblica del Centro Lumko, Sudafrica

Questo metodo fu elaborato all’Istituto Missionario di Lumko in Sudafrica per aiutare i gruppi biblici che accolgono persone che abitano vicine. In realtà, è un metodo che introduce a una meditazione intesa a favorire l’incontro con Dio e con gli altri. Il metodo vorrebbe aiutare a percepire i segni della presenza attiva di Dio nella vita di tutti i giorni. A questo metodo non interessa parlare della Bibbia, ma partire direttamente dalla Bibbia, di ciò che essa risveglia nei partecipanti, permettendo uno scambio nel gruppo e concludendo con una decisione personale e comunitaria di impegno.

L’insieme del lavoro consiste in sette tappe di cui le prime quattro aiutano i partecipanti a mettersi alla presenza di Dio in un atteggiamento di ascolto, a prendere in un certo senso parte agli eventi biblici. La quinta tappa cerca di avvicinare i partecipanti come fratelli e sorelle che osano condividere la loro esperienza di fede. Nella sesta si mette a confronto la vita concreta (povertà, violenza, disoccupazione…) con la Parola di Dio. Nell’ultima tappa ognuno è invitato a pregare secondo quello che gli detta il cuore alla luce delle scoperte fatte.

Prima tappa: invito o preparazione alla lettura. Con una preghiera o un canto, che lega col testo: “Là dove due o tre si trovano riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).

Seconda tappa: lettura del testo da parte di un membro del gruppo. L’animatore domanda a un membro del gruppo di leggere il testo scelto. La lettura è seguita da un breve momento di silenzio.

Terza tappa: soffermarsi sul testo. Si rilegge tutto il testo, poi l’animatore interroga i partecipanti sulla frase o le parole che hanno ricevuto la loro attenzione. Ciascuno condivide ciò che lo ha impressionato. Non si commenta, ma ogni partecipante riprende poi da sé ciò che viene detto. In questo modo anche le parole più ordinarie possono diventare importanti e imprimersi nello spirito di ciascuno.

Quarta tappa: tempo di silenzio. Ancora una volta si legge il testo, poi viene un momento di meditazione personale sulla parola ascoltata. Uno dei modi per utilizzzare questo tempo è di fissarsi su una parola che sembra importante nel testo.

Quinta tappa: condivisione della Parola. Ciascuno, con ciò che è, con la sua fede, condivide con gli altri ciò che ha vissuto nella meditazione, le convinzioni della sua fede, convinzioni risvegliate dal testo. E così discutere, condividere la propria esperienza di fede con altri è normale nel gruppo. Ma grazie al contesto di fiducia creato nel gruppo, ciascuno può osare di esprimersi per comunicare ciò che il testo gli rivela di importante a livello delle sue aspettative, dei suoi dubbi, delle sue delusioni, delle sue speranze nella sua vita di fede.

Sesta tappa: scelta di una parola di vita e di un’azione. Il gruppo sceglie una parola da vivere nel quotidiano fino alla prossima riunione. A partire dalle riflessioni degli uni e degli altri nella tappa precedente, i partecipanti si sforzeranno di vedere come, in pratica, possono vivere certi aspetti della fede messi in luce con la meditazione del testo biblico.

Settima tappa: la preghiera. L’animatore invita tutti i partecipanti a pregare personalmente a partire da ciò che ciascuno ha scoperto e porta nel cuore. Si conclude l’incontro con una preghiera comune conosciuta da tutti come il “Padre Nostro”, o con un canto.

Per poter funzionare, il gruppo non deve essere troppo numeroso (da 4 a 8 partecipanti). È quindi una ricerca che si fa in forma individuale e in gruppi. Il metodo esige di cominciare lo studio della Bibbia con uno spirito di apertura, di ascolto reciproco, sapendo che non bisognerà esitare a parlare della propria vita e della propria fede. L’animatore del gruppo fa coinvolgere nella ricerca come gli altri partecipanti, indica ogni tappa del metodo e fa sì che ciascuno possa esprimersi. Contribuisce anche con le informazioni di cui il gruppo ha bisogno per progredire nella ricerca e arricchire le scoperte. L’animazione del gruppo si fa a turno. E così alla fine di ogni incontro, il gruppo sceglie il prossimo animatore, il luogo dell’incontro e il testo da preparare. Questa strategia evita la monopolizzazione e favorisce l’emergere di comunità partecipative e attive.

PERTINENZA DELLE LETTURE CONTESTUALI

Abbiamo presentato alcune esperienze bibliche realizzate in posti differenti con iniziatori e partecipanti diversi. Certamente, esse non annullano tutte le difficoltà che pone la lettura della Bibbia, il rischio del concordismo, del soggettivismo o della strumentalizzazione, sempre presenti. Sono alcuni strumenti di lavoro la cui utilizzazione non può essere senza rischio, come ogni altro strumento di questo genere. L’utilizzatore deve esserne cosciente per non restare imprigionato nelle trappole sempre possibili, perché leggere la Bibbia non è facile per nessuno, ma l’interesse di queste esperienze risiede nei numerosi mutamenti che essi provocano nel modo di avvicinarsi alla Bibbia, di percepire Dio, Gesù, l’uomo, la vita, la Chiesa, il mondo, ecc.

Esse, infatti, fanno appello all’esperienza umana dei partecipanti. Ciascuno - e con gli altri - si mette davanti a un testo o debitamente situato per cogliere il significato e la direzione che indica per la vita quotidiana. Anche il gruppo gioca un ruolo fondamentale nella misura in cui i partecipanti si esprimono prendendo la parola. Il tutto è notevolmente controllato e arricchito dai risultati dei lavori scientifici. L’interpretazione della Bibbia non è più privilegio di chierici e specialisti, è diventata un’attività comunitaria alla quale partecipano anche le persone semplici mettendovi tutto ciò di cui essi dispongono: l’esperienza di vita, il cuore, l’immaginazione, la sete della Parola di Dio. Questa riguarda egualmente gli umili e i più piccoli (Mt 11,25). Lo specialista interviene come guida; non lavora al posto degli altri, ma con loro, come facilitatore della ricerca e testimone formato a svelare le espressioni di fede che essi cercano e si scambiano nei gruppi.

Infine, la Chiesa non è percepita come un’istituzione puramente esteriore. Nei gruppi biblici, i partecipanti sono Chiesa e sviluppano una visione di Chiesa come comunità. In Brasile, per esempio, si usa volentieri questo termine di comunità per parlare di Chiesa. Questo non è espressivo d’una ecclesiologia dal basso?

Infine, mi sembra che queste letture contestuali vogliono educare alla fede e alla vita. Qui, infatti, la realtà quotidiana è criterio essenziale d’interpretazione biblica. La Bibbia diventa un luogo di comprensione della vita e la vita un luogo di lettura della Parola di Dio. La fede è vissuta come qualcosa che illumina la vita e dona senso e la vita è uno spazio dove si deve verificare la verità della fede. Quindi, anche per la gente semplice, la Parola di Dio non è cercata soltanto nella Bibbia, ma anche nel campo più vasto della vita. Nelle masse popolari, questo genera una forte convinzione dell’esistenza come processo nel quale il Dio di Gesù Cristo si rivela, è presente e attivo. Quindi, dal Dio percepito come un essere lontano, impassibile davanti alla sofferenza umana, si passa a un Dio incarnato che veglia sul suo popolo, e lo accompagna nelle sue lotte per una vita piena, abbondante. Per questo l’interrogativo: “Che cosa vuol dire il testo?” non è più l’ultimo. L’ultima domanda è: “Che cosa mi rivela il testo su Dio, su Gesù Cristo, sull’uomo o sulla vita?” o ancora: “Che cosa fare per situare il messaggio di questo testo nella mia vita di oggi?”. Tutto questo suggerisce che non è sufficiente essere un teologo professionista o un eccellente biblista per annunciare il Vangelo in maniera credibile. È importante essere attenti alla realtà concreta del luogo e al percorso dei credenti ed essere solidali. Perché non si tratta del possesso di un sapere da trasmettere e basta, ma di una ricerca comune, coerente e attenta a ciò che, nel loro quotidiano, le persone pensano e dicono di Dio, di Gesù, della Chiesa, della vita e del mondo. Nelle nostre parrocchie, dove un insegnamento troppo spesso moralizzante ha marcato le generazioni dei cristiani, una lettura contestuale della Bibbia può aiutare a ricordarsi che Dio si dice e si vive nella storia.

RIFLESSIONI CONCLUSIVE

La Bibbia seduce gli uni e provoca gli altri, affascina e mette in difficoltà, rassicura e scombussola nello stesso tempo… Le esperienze che abbiamo presentato sono contestuali perché esse si svolgono in luoghi precisi, si appoggiano sul vissuto particolare di questi posti e delle persone che hanno scelto di parteciparvi. Questo vissuto è sociale, politico, economico, culturale, e costituisce la base che dirige questi modi di leggere la Bibbia.

Queste esperienze condividono la stessa preoccupazione: trovare un modo che permetta a persone comuni di entrare nella Bibbia, di discernere il messaggio e di incarnarlo nella vita. Certo ogni lettura ha la sua connotazione, ma tutte si uniscono a livello del metodo e della pedagogia che adoperano, così come delle concezioni teologiche, ecclesiologiche e pastorali soggiacenti.

Piuttosto che cadere nell’arbitrario delle interpretazioni individuali e nel ripiegamento facile su di sé, queste letture contestuali invitano ad assumere, in comunità di fede, la testimonianza biblica e a rispondere agli appelli che rivolge ai credenti nelle loro particolari situazioni umane. Per noi sono maniere semplici di avvicinarsi alla Bibbia adattate a persone comuni, perché esse non esigono alcuna erudizione previa, non utilizzano né un linguaggio specifico né strumenti tecnici particolari. Con il concorso delle persone formate, i partecipanti apprendono come scoprire i testi e a rifletterci sopra. Anche chi non ha una formazione universitaria può avere un ruolo nella comprensione dei testi. Anzi deve avere con la Bibbia un contatto diretto e non filtrato dalle interpretazioni già fabbricate dagli studiosi o dai chierici. Certo, queste esperienze non sono da copiare pedissequamente. Ciò nonostante, penso che nel contesto del mio Paese, dove le Ceb costituiscono la priorità pastorale, e in mezzo a un popolo sottomesso a sofferenze crescenti, possano realmente ispirare una ricerca teologica e pastorale capace di aprire piste per una forma più umana di Chiesa e di società.                                                                                                    FIDELE MABUNDU

Diversità di lettura della Bibbia in America latina (Ivone Gebara)

I diversi metodi di lettura popolare della Bibbia assumono prospettive ermeneutiche proprie, cioè, riferimenti, orientamenti, accenti particolari che influiscono sulla comprensione del testo. Dopo gli anni ‘80 in America latina si sono sviluppate diverse prospettive popolari per leggere la Bibbia. Non si trattava solo di leggerla a partire dalla chiave della teologia della liberazione che riprendeva l’opzione per i poveri come il centro del messaggio cristiano. All’interno stesso di questa opzione si è cercato di proporre una diversità di soggetti che hanno rappresentato essi stessi una nuova ermeneutica o una nuova forma di interpretazione dei testi biblici. Ecco un elenco per dare un’idea della diversità d’ermeneutiche esistenti, anche se non si sono sviluppate nella stessa maniera, né diffuse con la stessa intensità:

- lettura politica della Bibbia,

- lettura femminista della Bibbia,

- lettura ecologica della Bibbia,

- lettura afro latino americana della Bibbia,

- lettura india latino americana della Bibbia,

- lettura omosessuale della Bibbia.

All’interno di ogni proposta di lettura c’è una grande diversità di temi a seconda dell’interesse del gruppo e dell’autore o autrice che presenta la sua ermeneutica. La chiave di interpretazione del testo ha che vedere con la diversità degli interessi dei lettori e quindi è legata al movimento sociale rappresentato. Per esempio, le donne cercheranno di scoprire l’azione delle donne nella Bibbia e denunciarne l’occultamento nelle interpretazioni ufficiali delle Chiese come espressione di una cultura dove alle donne sono vietati ruoli pubblici permessi agli uomini. Così, le donne denunceranno la presenza della violenza simbolica contro di loro, percepibile nelle culture, nei testi biblici e nelle interpretazioni del testo.  Nello stesso modo, la lettura afro latino americana sottolineerà la dignità delle persone di origine africana così come l’occultamento e la distruzione di fronte alla loro cultura dalla cultura bianca dominante.  La lettura ecologica allargherà il rispetto, la cura e la dignità a tutta la natura creata come espressione dell’interdipendenza tra gli esseri viventi. Certi temi, come la distruzione dell’ambiente, l’acqua, l’interdipendenza sono spesso sviluppati nella prospettiva di sottolineare l’integrità del creato.

Tutte queste chiavi ermeneutiche insistono molto sull’eredità etica della Bibbia e cercano di superare l’uso dogmatico che serve a giustificare l’una o l’altra opzione della gerarchia religiosa o di quella politica. 

LA BIBBIA IN AFRICA

In teoria, 95% della popolazione mondiale può leggere la Bibbia o una sua parte nella lingua materna. Si calcola che nel 1500 le Scritture furono tradotte totalmente o parzialmente in 24 lingue; nel 1800, le traduzioni erano 71; nel 1900, 567; nel 1928, 856 e oggi 2261. Questo lavoro è stato realizzato principalmente dalle società bibliche protestanti. A Freetown, nella Sierra Leone, nel 1816, fu fondata la prima “commissione” della Società biblica sul continente africano. A quell’epoca nessuno sapeva quante lingue fossero parlate; né quante persone si esprimessero nell’una o nell’altra lingua. Il Vangelo fu stampato prima del 1850 in otto lingue, di cui cinque troppo poco usate, furono abbandonate: bullom, Sierra Leone; madinka, Gambia; grebo, Liberia; ga, Costa d’Avorio; bassa, Liberia; isubu, Camerun; douala, Camerun; fernando-po, Fernando Po. Nel Gabon, il futuro vescovo cattolico Jean-Rémi Bessieux compose nel 1847 un dizionario, un catechismo e una vita di Gesù in pongwé.  Nel Congo, la prima traduzione è quella del Vangelo di Giovanni in lingua lonkundo, compiuta dal rev. Banks dell’American Baptist Missionary Union di Bolenge (1893). Poi il numero aumenta in modo spettacolare e nel 1990 la Bibbia esisteva  in 214 lingue africane e il Nuovo Testamento in 274. Rendere le Scritture accessibili a tutti e in una lingua che tutti comprendono è alla base di ogni sforzo di traduzione e di diffusione.

La preparazione tecnica dei manoscritti viene realizzata a Nairobi, ma anche a Yaoundé, a Kinshasa e al Cairo. Oggi quasi tutti i traduttori sono africani. Grazie alla loro formazione teologica, molti sono esperti anche di greco e di ebraico.  Il problema più difficile per i traduttori resta sempre quello di tradurre le astrazioni. Perché qui ci si scontra col modo di pensare così diverso nella Bibbia e in Africa. Il fulfuldé, lingua parlata tra il Senegal e il lago Ciad, conosce venti parole diverse per “bello”; perché la bellezza del fiore è diversa da quella della montagna e quella di una donna diversa da quella di una mucca. Non la si può tradurre con la stessa parola e il concetto astratto di bellezza è estraneo al modo di pensare fulfuldé. Così anche per giustizia, amore, grazia, peccato… Ci vuole molto tempo, ricerca e discussione, qualche volta senza risultati.

LA PAROLA DI DIO NELLA CEB DI CUMANDA (ECUADOR)

Quando si riuniscono le Ceb in America latina, la Parola di Dio è letta e condivisa da tutti i partecipanti. Persone che non hanno avuto l’opportunità di avere una formazione accademica, a causa della loro povertà, rivelano subito qualità umane e cristiane. Presentiamo uno scambio molto semplice dei membri della comunità cristiana di Cumanda nell’Ecuador, dopo la lettura della visita dei magi secondo il Vangelo di Matteo (2,1-12). Uno degli aspetti più impressionanti è che, ascoltandoli, si ha il sentimento di scoprire testi che si sapeva di conoscere e intanto si rivela la qualità evangelica della vita. Improvvisamente si cambia mondo. In quello dei poveri, si trova ciò che il Cristo ha conosciuto, come l’ha conosciuto, ciò che era. È il Regno di Dio già presente e i poveri ne diventano gli annunciatori. Insomma, si comincia a leggere la Scrittura, i salmi, il Vangelo “in diretta”.

“Essendo Gesù nato a Betlemme,

ecco che alcuni magi venuti d’Oriente,

arrivarono a Gerusalemme”.

Manuel, che coordina l’incontro, si rivolge a tutti: “Che cosa pensate della visita dei magi, chi sono?”

Carlos: I magi oggi sono i missionari che vengono da lontano, che hanno lasciato le loro famiglie per venire a farci visita. Dobbiamo ringraziarli perché vengono ad aiutarci (quel giorno erano presenti un educatore francese e Conchita, una infermiera spagnola).

Conchita: Per noi missionari, le Ceb in America latina e la diocesi di Riobamba sono stati come la stella che ha guidato i magi. Abbiamo conosciuto il lavoro fatto qui e la qualità di vita evangelica delle vostre comunità e subito siamo voluti venire per incontravi e lavorare con voi. Siete stati un po’ come la stella che ci ha guidati.

“Il re Erode fu turbato”.

Jorge: Erode, a quel tempo, era un re che si credeva dio. Non voleva che qualche altro prendesse il suo posto. I capi di Stato gli assomigliano. Vogliono dominare tutto e non vorrebbero permetterci di agire. Ma grazie al lavoro della diocesi, ci riuniamo per organizzarci. Anche i ricchi non sono tranquilli di vedere che i poveri si riuniscono. Erode si sentiva il signore del mondo. I grandi capitalisti dell’Ecuador sono i signori dell’Ecuador e anche questi non sono tranquilli, perché i poveri ora si organizzano. Il contadino, prima non poteva parlare, ora sì, ma sono i ricchi ad aver paura.

“Gesù è nato a Betlemme”.

Manuel: Anche quest’anno il Bambino Gesù è nato. Ogni anno è una tappa. Che cosa pensate della nascita del Bambino?

Alberto: Noi stessi dovremmo ricominciare a nascere.

Manuel: Bene, ma come possiamo farlo? Lo domandava anche Nicodemo.

Alberto: Seguire la strada giusta. Andare d’accordo con tutti. Aiutarsi gli uni con gli altri. Essere uniti come fratelli, uniti nella gioia e nella tristezza. Essere fedeli alla sposa, agli figli, alla Chiesa. Continuare a dare il buon esempio.

Manuel: Quale sarebbe questo buon esempio?

Alberto: Seguire la Parola di Dio, le preghiere, aiutare il prossimo, avere fede e amore.

Manuel: Sarà facile amare?

Maria: Perché ci sia un amore vero tra di noi, penso che sia necessario distaccarci dalle cose del mondo. Spesso l’uomo si lascia guidare dalle cose, dai soldi e si crede diverso dagli altri. Allora non è più facile amare. Abbiamo ricevuto i sacramenti di Dio. Normalmente, non dovrebbero esserci differenze tra ricchi e poveri, tra l’indio e il bianco. Dovremmo essere eguali, perché c’è un solo battesimo. Fare l’elemosina, potrebbe servire solo per ben apparire davanti agli altri.

Jorge: Dobbiamo essere come dei figli per amarci. Ma è difficile metterlo in pratica, a causa del denaro che ci divide. La nostra pigrizia anche ci divide. Non facciamo come Gesù o mons. Romero che hanno accettato il rischio di morire per restare fedeli al loro impegno. Quando la polizia ha fatto dei prigionieri (durante un conflitto sociale) abbiamo detto che se uno di noi fosse andato in prigione, tutti ci saremmo andati. Ma non l’abbiamo fatto. Meno male che Dio ci ha dato la forza come ai magi.

“Videro il Bambino. Gli offrirono

dell’oro come dono”.

Manuel: Condivisero le loro ricchezze con Dio. Anche noi possiamo condivere?

Edith: Sì, ma non dell’oro, noi stessi. Dobbiamo seguire l’opera di Gesù. Nel Vangelo, quando la vedova ha dato del poco che aveva, Gesù disse che era meglio di ciò che il ricco aveva fatto quando donò molto. Noi altri possiamo ringraziare Dio con le nostre opere buone, che è molto meglio dell’oro. Se le non facciamo per la comunità, perdiamo solo tempo.

Anita: Per ringraziare Dio, dobbiamo condividere il poco che noi abbiamo con quello più povero di noi. Possiamo aprire la Bibbia invece di un cofanetto d’oro, aprire il cuore indurito, aprire le nostre coscienze.

Bernardo: Tener fede agl’impegni è ringraziare Dio. Quest’anno, siamo nati di nuovo. Dobbiamo vivere una vita nuova, nascere di nuovo adempiendo i nostri impegni. Siamo sinceri e fedeli alla Parola di Dio e al lavoro comunitario.

                                                                  La Comunità di base di Cumanda (Ecuador)

LA “LECTIO DIVINA”

Un’espressione latina che significa lettura dei testi sacri. È un modo di accostarsi alle Scritture che porta a studiare, riflettere, ascoltare e pregare a partire dalla Parola di Dio. Qualcuno afferma che i principi della Lectio divina (Ld) sono stati enunciati da Origene (220). In seguito la Ld è diventata il pilastro della vita religiosa. Infatti le regole monastiche di Pacomio, Agostino, Basilio e Benedetto hano fatto di questa pratica, insieme al lavoro manuale e alla liturgia, la triplice base della vita monastica. In Occidente la Lectio viene introdotta da sant’Ambrogio.

La sistemazione della Ld in quattro tappe si rifà a Guigo II Certosino (1150) che applica a una parola di Gesù sull’orazione il metodo da lui schematizzato nella Scala dei Monaci (Scala Claustralium): “Cercate nella lettura, troverete con la meditazione; bussate nella preghiera, entrerete nella contemplazione”. In Italia la Ld si è popolarizzata con le pubblicazioni di Mariano Magrassi (La Bibbia pregata), Enzo Bianchi (Pregare la Parola) e praticamente tutte le opere di Carlo Maria Martini.

Il 16 settembre 2005 Benedetto XVI la rilancia in occasione dei 40 anni della promulgazione della Costituzione dogmatica della Dei Verbum: “In questo contesto, vorrei soprattutto evocare e raccomandare l’antica tradizione della Lectio divina l’assidua lettura della Sacra Scrittura accompagnata dalla preghiera realizza quell’intimo colloquio in cui, leggendo, si ascolta Dio che parla e, pregando, Gli si risponde con fiduciosa apertura del cuore (cfr DV 25). Questa prassi, se efficacemente promossa, recherà alla Chiesa - ne sono convinto - una nuova primavera spirituale. Quale punto fermo della pastorale biblica, la Lectio divina va perciò ulteriormente incoraggiata, mediante l’utilizzo anche di metodi nuovi, attentamente ponderati, al passo con i tempi”.

Missione Oggi - dai missionari saveriani un mensile di approfondimento e opinione






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