Difesa dottorale di
IWUAMADI LAWRENCE OSCAR IHEANYICHUKWU
He called unto him the twelve, and began to send them forth: The continuation of Jesus’ mission according to the Gospel of Mark.
STOCK KLEMENS
25/06/2008
16:00 C012
Difesa dottorale di
ROMERO SANCHEZ LUIS MANUEL
La eficacia liberadora de la palabra de Jesús. La intención pragmática de Mc 5,1-20 en su contexto lingüístico y situacional.
GRILLI MASSIMO
20/06/2008
16:00 C012
Difesa dottorale di
GADENZ PABLO TURRA
Called from the Jews and from the Gentiles: Pauline Ecclesiology in Romans 9-11.
ALETTI JEAN-NOËL
18/06/2008
16:00 C012
Difesa dottorale di
MAYYATTIL JOSHY JOHN
The Motif of Shalom in the Psalms of Ascents.
BARBIERO GIANNI
03/06/2008
16:00 C012
difesa dottorale di
NEF ULLOA BORIS AGUST¡N
“…..SANTO POR EL SEÑOR SERÁ LLMADO” Estudio exegético-teológico de Lc 2,22-39
VALENTINI ALBERTO
30/05/2008
16:00 F104
Difesa dottorale di
MARTINEZ DE OLIVEIRA FLAVIO
Existência corporal cristã segundo Paulo. Um estudo teológico-bíblico em 1 Cor 6,12-20
VANNI UGO
30/05/2008
16:00 L210
difesa dottorale di
PICCIONI ANDREA
Il Dio dei profeti nella Storia Deuteronomista.
BRETON SANTIAGO
29/05/2008
16.00 L210
Difesa dottorale di
BRAVO ALVAREZ GONZALO ARTURO”No vine a llamar justos, sino pecadores” (MC 2,17).
La relación de Jesús con los pecadores en el evangelio de San Marcos. Estudio exegético-teológico de Mc 2,1-17.STOCK KLEMENS23/05/200816:00 C012
difesa dottorale di
GORANTLA JAWAHARLAL NEHRU
Riches: a source of blessing or condemnation. An Exegetical and Theological Study of Jesus’ Teaching on Wealth in Luke’s Gospel
KILGALLEN JOHN
26/05/2008
16:00 C012
Martedì, 27 maggio 2008 - h. 17.30 Difesa della dissertazione dottorale della R.Sr. Silvia So Kun AHN, O.P.:
I Salmi 146-150 come conclusione del Salterio
(Mod.: Prof. Gianni BARBIERO)
Il lavoro vuol mettere in evidenza l’unità del salterio, proponendo una lettura coerente dell’intero libro alla luce della sua conclusione. L’esegesi dei singoli salmi (parte I) è fatta allo scopo di avere un orientamento per una lettura unitaria del libro (parte II).
Nell’approccio canonico al salterio il tema della regalità gioca un ruolo fondamentale. Nei Salmi 146-150 il regno di Dio si manifesta anzitutto nell’attenzione per i poveri, ponendosi in continuità con la creazione: il Dio creatore, che domina l’ordine cosmico, è anche il garante dell’ordine sociale. Nella salvezza dei poveri si manifesta la regalità di Dio, che tutti i viventi sono chiamati a riconoscere. Il momento decisivo di tale riconoscimento viene descritto come un giudizio escatologico. Così, la meditazione sapienziale sul mondo creato sfocia nell’annunzio del regno di Dio, che salva i poveri mentre giudica i grandi della terra.
Nella composizione del libro V del salterio, salmi davidici e salmi alleluiatici si alternano. L’ultimo gruppo di salmi alleluiatici, i Salmi 146-150, appare essere opera dei redattori, che hanno lasciato la loro impronta nell’uso ricorrente di hllw-yh. I salmi davidici, invece, riprendono la figura di Davide dai libri I-III. Cioè, i redattori del libro V hanno accolto nella loro composizione, che si concludeva con i salmi alleluiatici, questa figura tradizionale. D’altro canto, la presenza di salmi reali nel libro V (Salmi 110; 132; 144) è significativa. In questi salmi si coglie infatti una dimensione escatologica e messianica, che li rende compatibili con la regalità di Dio proclamata nel libro IV. Questa dimensione si riscontra anche nei salmi reali dei libri I-III.
L’interpretazione messianica dei salmi reali nei libri I-II (Salmi 2; 72) e una nuova interpretazione del Sal 89 (alla fine del libro III) conducono a una lettura più coerente del salterio. In realtà, negli studi più recenti sul salterio frequentemente si contrappongono due parti maggiori, con due temi distinti: i libri I-III, caratterizzati da una prospettiva messianica, e i libri IV-V, caratterizzati da una prospettiva teocratica. Il libro V mostra invece che i due aspetti sono messi l’uno accanto all’altro. E, dal momento che la composizione di questo libro riflette l’intenzione della redazione finale, è logico ritrovare questa stessa caratteristica in altre parti del salterio. In conclusione, contrariamente a una diffusa opinione, il salterio si rivela essere non il testimone del fallimento della dinastia davidica e di una speranza nel regno di Dio che esclude il ruolo del messia, ma l’espressione della speranza in un regno «di Dio e del suo messia», in cui si condensa l’attesa dei poveri.